7 febbraio 2012

Bisazza | Elisabetta Rigoni

«La nostra mission è vestire le case degli italiani con il gusto del lusso e dell’eleganza, come gli stilisti vestono le persone più glamour. La nostra azienda si è molto evoluta negli ultimi sette otto anni; prima vendevamo un prodotto, oggi uno stile. Il nostro prodotto infatti, si abbina a uno stile, e per questo è vicino al mondo del design. Noi veicoliamo e commercializziamo anche il brand. Siamo conosciuti a livello internazionale e comunichiamo la nostra immagine nelle più diffuse e prestigiose riviste di design e moda. A parlare è Elisabetta Rigoni, responsabile risorse umane in Bisazza, uno dei brand di lusso più autorevoli nell’ambito del design, leader mondiale nella produzione del mosaico di vetro per la decorazione di interni ed esterni.

Fondata nel 1956 ad Alte in provincia di Vicenza, oggi Bisazza è un’impresa all’avanguardia caratterizzata da un dinamismo imprenditoriale, utilizzo di moderne tecnologie e attenzione alle evoluzioni del mercato. Da giugno 2005, l’azienda fa parte di Altagamma, fra i nomi d’eccellenza delle imprese italiane e nel 2007 uno studio di Pambianco Strategie d’Impresa l’ha segnalata al secondo posto fra le 250 aziende più dinamiche del design e dell’arredamento italiano. A partire dal 2000, Bisazza ha spostato decisamente il suo focus. I risultati societari in continua crescita, premiano la strategia focalizzata sul rafforzamento del marchio, l’ampliamento della distribuzione e la qualità del prodotto, riuscendo così a posizionarsi come azienda di lusso su tutti i mercati internazionali.

Potrebbe darci un rapido quadro sui numeri aziendali?L’azienda di Vicenza ha 280 dipendenti, di cui la metà sono impiegati. Il Gruppo Bisazza conta 16 filiali all’estero, con circa 800 dipendenti, Il fatturato della Corporate nel 2007 è stato di 133.600.000 euro, di cui 45.420.000 ricavati in Italia. Si tratta di un’azienda molto dinamica: è l’ideale per le persone che amano correre dal mattino alla sera. Diversamente, non è l’azienda giusta! Di giorno in giorno mutano infatti le sue strategie.

Come attrae i talenti la vostra azienda? Quali sviluppi e opportunità di crescita offrite ai vostri lavoratori? In pratica, perché una persona dovrebbe venire a lavorare da voi?Da noi i talenti trovano terreno fertile per imparare a lavorare e crescere professionalmente. Bisazza non è una azienda “arrivata”; “sta correndo per arrivare”. E’ un’impresa molto bella, innovativa nella sua immagine, dato che ha a che fare anche con l’arte. I progetti dei designer altro non sono che arte contemporanea, realizzata grazie alla tecnica del mosaico.

Quanto investite nella formazione del personale? Quali corsi attivate in azienda?In Bisazza non abbiamo una scuola interna. Non ci sono percorsi di carriera strutturati ad oggi. Bisogna rimboccarsi le maniche per arrivare a ricoprire posizioni importanti; dimostrare di avere energia e voglia di fare. La nostra è una azienda che cerca di assecondare i desideri di cambiamento del candidato. Personalmente cerco sempre di aiutare chi si rivolge a me, perché stanco del ruolo che ricopre. Compatibilmente con le esigenze dell’azienda, cerco di trovare alle persone spazi di collocazione in ambiti diversi, che mettano a frutto le competenze del candidato. In fondo va anche a vantaggio di Bisazza non perdere i collaboratori che già conoscono bene l’azienda nella quale lavorano. E i dipendenti devono trovare soddisfazione in quel che fanno.

Quali sono i requisiti personali e professionali necessari per trovare lavoro in Bisazza?Tutti i profili sono interessanti per certi aspetti e possono ricoprire posizioni in azienda. I laureati in materie umanistiche possono essere impiegati in ambito commerciale, nelle risorse umane, nella formazione e nelle relazioni esterne. Chi ha in tasca una laurea scientifica invece (in economia ad esempio), può occuparsi di controllo gestione, marketing e degli aspetti commerciali e può inoltre programmare la produzione. Ogni reparto ha bisogno di persone che dimostrino d’avere specifici requisiti ma anche di poliedricità e flessibilità quindi di caratteristiche sicuramente più soft ma non meno importanti. Ma in generale possiamo dire che la conoscenza dell’inglese e di SAP sono interessanti in azienda. Anche il magazziniere da noi deve sapere un po’ d’inglese, visto che Bisazza si sta posizionando nel mercato internazionale. Ed è fondamentale una alfabetizzazione a SAP, che è il software gestionale che utilizziamo in azienda. Tra i requisiti personali infine, direi che sono indispensabili l’energia, la passione e l’intraprendenza.

Attivate corsi di formazione in azienda? Se sì, quali?Molto gettonato è il “corso di addestramento alla posa” che organizziamo in Bisazza. Il mosaico infatti è finito quando è posato. L’azienda si deve affidare a vettori che si occupino della posa. E per garantirsi un ottimo risultato non lascia niente al caso, ma studia e mette a calendario seminari di posa a più livelli: nazionale e internazionale. I posatori che formiamo sono addestrati per posare al meglio il nostro prodotto. Oltre a questo corso, pianifichiamo quelli ordinari di lingue e i corsi ad personam. I manager frequentano spesso invece gli incontri e le sessioni formative organizzati dal Cuoa, su temi quali la gestione del tempo e dei conflitti, il project management, ecc.

bisazza_post.jpgIn Bisazza si pianificano anche iniziative di team-building, attività in- e out-door finalizzate a creare e sviluppare il senso di appartenenza alla squadra?Prima in Bisazza si organizzavano gite aziendali per rinfocolare lo spirito di squadra. Oggi l’azienda è in fase di riorganizzazione interna e ricorre agli ammortizzatori sociali. Io, in qualità di responsabile delle risorse umane, sono un po’ l’arbitro di questa partita. In questo difficile compito, mi guidano i principi dell’equilibrio, della giustizia e l’attaccamento che provo per l’azienda, che vivo come fosse mia.

Può raccontarci un aneddoto, un fatto che le è capitato in Bisazza che l’ha portata a maturare questo attaccamento, questa fedeltà e stima per l’azienda dove lavora?«Non ho dubbi sull’aneddoto che voglio raccontare», afferma decisa. «Io ho ricevuto l’offerta di ricoprire il ruolo di responsabile delle Risorse Umane, mentre non ero nemmeno presente in azienda. Era settembre, ed ero in maternità da febbraio. In quel periodo ho ricevuto una telefonata dell’amministratore delegato, che mi chiese quando pensavo di rientrare in azienda. Gli dissi che intendevo stare a casa con mia figlia, tutti i mesi di maternità previsti. Mi rispose che mi avrebbe aspettata comunque, per propormi il ruolo di “responsabile”, nonostante non avessi esperienza nel settore. Ero in Bisazza da tre anni, mi occupavo di selezione e rispondevo al direttore del personale. Nel gennaio 2006 sono rientrata in azienda con un ruolo e un percorso disegnati per me. Oggi sono Responsabile delle Risorse Umane Corporate, a me rispondono la Selezione e l’Amministrazione del personale. Tuttora, mi piace e continuo ad occuparmi di selezione, anche internazionale, per inserire in azienda le figure chiave.