Lo stress da lavoro colpisce il 28% delle persone. E’ un fattore di rischio cardio-vascolare. Causa almeno il 50% delle assenze in ufficio e costa all’Unione Europea 20 miliardi di euro l’anno. Alla luce di questi dati, “il lavoro è ancora un mezzo, o sta diventando la nostra fine?” si chiede provocatoriamente Daniela Lucini. Oggi è possibile quantificare lo stress secondo parametri scientifici, isolarne i sintomi e curarlo. In “Super Stress” l’autrice spiega come. E fa riflettere sul fatto che, se si superano sconforto e delusione, proprio gli ostacoli e le situazioni stressanti possono diventare lo stimolo che spinge a rimettersi in gioco, consentendo di portare alla luce risorse che nemmeno si pensava d’avere. Nel libro, per spiegare in maniera chiara e facilmente fruibile come uscire dallo stress e ripristinare la propria serenità, l’autrice entra nelle vite di alcuni impiegati che lavorano in Elyan, una azienda in fase di “ristrutturazione”. Chiara investe tutto sulla carriera ed è colta da intensi attacchi di panico. Gigliola, dopo una vita spesa a barcamenarsi tra lavoro e famiglia, rischia di farsi travolgere dai problemi con la figlia e la pressione in ufficio. Sergio, dopo quarant’anni di onorato servizio, teme di essere scavalcato dal primo giovanotto di passaggio. Grazie a Lorenzo, Chiara, Gigliola, Maurizio e Sergio, al racconto del loro modo di reagire davanti ai problemi, dei loro sintomi e del lavoro fatto su sé stessi per riprendere il controllo della situazione, l’autrice Daniela Lucini riesce a spiegare come valutare lo stato di stress e correre ai ripari, evitando che la crisi inghiotta la vita di chi ne è colpito.
Daniela Lucini, medico e psicoterapeuta specialista in psicologia clinica e internista, è professore associato alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università di Milano, dove svolge attività clinica, didattica e ricerca, occupandosi di gestione dello stress e modificazioni degli stili di vita, all’ospedale “L. Sacco”. Essenziale per la sua professione è stata l’esperienza maturata negli Usa e la continua attività di consulente per programmi di promozione della salute e gestione dello stress in aziende.
Dottoressa che cosa è lo stress?
«E’ uno squilibrio tra i nostri desideri più profondi e le risorse concrete che abbiamo per realizzarli. Il rapporto tra stress e salute è chiaro. Se il soggetto ha abbastanza risorse per far fronte alle performance richieste, il risultato non potrà che essere gratificante. In questi casi, lo stress è positivo perché induce una serie di modificazioni a carico dell’organismo, necessarie per vincere. Quando però le risorse non bastano, le persone accusano una serie di sintomi fastidiosi. E se non si corre ai ripari in tempi utili, si rischia di non riuscire più a superare la condizione stressante».
Quale è la sintomatologia da stress?
«Le persone stressate accusano perlopiù stanchezza; disturbi gastroenterici; un generale aumento dei battiti cardiaci, accompagnato talvolta dalla sensazione che il cuore si fermi per qualche istante; difficoltà a dormire e a concentrarsi; mal di testa».
Si tratta di una condizione psico-fisica misurabile secondo parametri scientifici?
«La misurazione più oggettiva che possiamo ottenere riguarda le modificazioni dei sistemi di controllo dell’organismo indotte dallo stress. E’ possibile per esempio misurare nel sangue o nella saliva la quantità di cortisolo, o ormone dello stress, che proviene dalla ghiandola surrenale in seguito a un ordine proveniente dall’ipotalamo, uno dei centri di controllo posti nel cervello. Sempre nel sangue e nella saliva, si possono rilevare le variazioni di alcune citochine, cioè le sostanze prodotte dai nostri globuli bianchi. In condizioni di stress cronico, si riduce una particolare citochina deputata alle difese endocellulari. Infine, un esame molto semplice, che somiglia a un normale elettrocardiogramma, consente di registrare le modificazioni che lo stress causa al sistema neurovegetativo».
Come mai lo stress scatena una sintomatologia diversa e ingenera comportamenti differenti da un individuo all’altro? Nel suo libro, Sergio manifesta il suo disagio nel cattivo rapporto che ha con il cibo, Chiara invece è soggetta a forti attacchi di panico, Gigliola annienta la propria personalità e i desideri per gestire famiglia e lavoro. Eppure l’origine dello stress è per tutti i personaggi del libro la medesima, ovvero la “ristrutturazione” in atto.
«Gli eventi non hanno una valenza oggettiva, ma acquisiscono uno specifico valore in base a tre variabili soggettive: come il soggetto li percepisce; le caratteristiche individuali (caratteriali, esperienziali, psico-fisiologiche); il comportamento che si assume per reagire all’evento (chi diventa nervoso, chi fuma molto, chi si butta nel cibo). Proprio da questa nostra diversa capacità di percepire e rileggere gli eventi, mettere in campo risorse individuali e far scaturire azioni, dipendono sintomatologie e comportamenti differenti davanti a uno stesso evento stressante».
Per placare l’ansia e le reazioni del corpo che non controlliamo e che sono guidate dal sistema nervoso autonomo (come l’aumento dei battiti cardiaci), lei propone il controllo della respirazione. Quali altri consigli pratici si sentirebbe di dare?
«Non esiste una ricetta che vada bene per tutti, anche se una strategia comune c’è e si può metterla in atto. Quando ci troviamo davanti a un evento stressante, dobbiamo innanzitutto riuscire a capire bene quello che sta succedendo dentro di noi. Da una prima fase emotiva, nella quale sentiamo impotenza, rabbia e delusione, dobbiamo passare a un’analisi razionale del fatto e delle risorse che abbiamo in noi stessi per venirne fuori e raggiungere i nostri obiettivi. Accediamo così alla terza fase di questo processo, che prevede l’azione. Quando non è possibile agire sulla causa stressante, come nel caso di una ristrutturazione aziendale, non bisogna stare ad aspettare che la spada di Damocle ci cada sulla testa. Dobbiamo subito reagire, chiedendoci cosa possiamo fare per venire fuori da questa situazione. Anche se sono azioni che ci sembrano piccole e danno esisti non-percepibili, non importa! L’importante è iniziare ad agire.
Dobbiamo studiare la nuova realtà che c’è attorno a noi e considerare le alternative che abbiamo, a seconda delle nostre risorse e capacità. Da una fase emotiva in cui ci sentiamo in balia degli eventi, incapaci di reagire, dobbiamo tornare ad avere il controllo della situazione. Altrimenti, se ci lasciamo andare al malessere, paghiamo lo scotto due volte! Lo stress è infatti un processo che si auto-alimenta».
Le ristrutturazioni aziendali e i conseguenti licenziamenti o il ricorso allo strumento della cassa integrazione sono estremamente attuali oggigiorno, conseguenza diretta della crisi economica che stiamo vivendo. Ma non tutte le aziende, per far fronte al malessere che serpeggia negli uffici, si servono della consulenza di un medico-psicoterapeuta che aiuti e accompagni le persone stressate nella fase di transizione.
A chi se la deve sbrigare da solo, che consiglio darebbe?
«Purtroppo ha perfettamente ragione: sono pochissime le aziende che ricorrono al consulente medico-psicoterapeuta o allo psicologo clinico! Ma questo libro si rivolge anche a chi si trova da solo a fronteggiare lo stress. E il consiglio che voglio dare è quello di non aspettare di avere problemi seri per cercare di capire cosa sta capitando dentro di noi! Anche perché, con uno stato d’animo negativo, magari corriamo il rischio di perdere ottime occasioni e opportunità, senza nemmeno accorgercene! Pur nella consapevolezza di non manifestare disagi psicopatologici – questo libro infatti si rivolge a persone normali che attraversano una fase di stress acuto, e non a depressi, maniaci, fobici, ossessivi e borderline – ricorrere ad un confronto con un esperto può aiutare in soggetto a venir fuori dall’empasse. Non occorre un grande lavoro di auto-analisi, può bastare qualche incontro per “mettere i puntini sulle i” e capire che direzione si vuole prendere».
Il lavoro che in “Super Stress” lei ha fatto con i suoi pazienti in Elyan, a suo parere, può essere portato avanti solo da un medico-psicoterapeuta e da uno psicologo clinico, o anche da altre figure professionali?«A mio giudizio, tutti i consulenti possono dare una mano ed essere utili, purché rimangano nella loro sfera di competenza. Se l’aiuto che si vuole dare è di tipo medico-clinico, ovvio che il consulente debba essere un medico o uno psicologo clinico. L’importante è che le aziende stiano attente a non finire nelle mani di “presunti esperti” che possono causare, pur senza volerlo, danni enormi alle persone (siano essi medici, psicoterapeuti, psicologi o altro genere di consulenti)».



