E’ importante condividere i valori dell’azienda nella quale si lavora? Che cosa significa “carriera”? Si può crescere di livello in azienda, senza “fare le scarpe” a qualcuno? Come coniugare la vita aziendale e quella affettiva e familiare, senza dicotomie e contraddizioni?
Elisabetta Pezzotta, psicologa-psicoterapeuta e Human Resources Manager della divisione Lovable in Branded Apparel Italia, ci racconta la sua esperienza personale.
Dottoressa Pezzotta, lei attualmente riveste il ruolo di Human Resources Manager della divisione Lovable in Branded Apparel Italia. Può spiegarci, nel dettaglio, di cosa si occupa?
In qualità di Human Resources Manager ho la piena responsabilità di una delle divisioni del Gruppo – la divisione Lovable, appunto – e riporto al Direttore Generale. La divisione di mia competenza conta 500 dipendenti e vanta 100 milioni di euro di fatturato. E’ la casa madre per i marchi Lovable e Fila (intimo e mare – marchio in licenza) che commercializza in tutto il mondo dalla sede di Grassobbio, in provincia di Bergamo. La divisione ha una struttura centrale, una rete commerciale Italia, una rete indiretta all’estero e tre filiali commerciali in Spagna, Germania e Benelux. Nel mio ruolo assicuro la copertura completa della funzione con particolare attenzione alle seguenti aree: gestione, sindacale, payroll, selezione, formazione, organizzazione e sviluppo, compensation, comunicazione interna, gestione dei rapporti con la casa madre e con le filiali. Da marzo 2007 inoltre, ho assunto la responsabilità del Servizio Prevenzione e Protezione, gestendo il team dedicato. La mia squadra conta 6 persone: l’HR Commerciale, un jr che si occupa di selezione e formazione, tre addette all’amministrazione del personale. Mi riporta inoltre la Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione e servizi generali. Infine coordino funzionalmente la responsabile selezione e formazione dell’area Retail.
Per lei questa azienda è un po’ speciale. Vuole raccontarci i motivi che l’hanno spinta ad “innamorarsi” della filosofia aziendale?
Lavorare nell’ambito delle Risorse Umane, con le persone, è molto gratificante. Ma talvolta ci si trova a svolgere mansioni poco piacevoli. E pur tuttavia inevitabili e ineludibili, per la salute dell’azienda. In Lovable è in atto un piano di ristrutturazione. Per chi si trova a perdere il lavoro è un momento difficile, ma io lavoro in una Società che trova soluzioni, alternative per i lavoratori. Non si limita a chiudere un settore e a mettere i dipendenti in mobilità. Quella dove lavoro è una azienda a responsabilità sociale. E questo, per me, fa la differenza. Nell’ambiente di lavoro si trascorre tantissimo tempo, a mio avviso è quindi indispensabile condividere i valori aziendali di base. Altrimenti la vita è difficile, perché una persona non è divisa a compartimenti stagni: al lavoro così, in famiglia colà. Io ho cercato di sposare la carriera, coniugandola con i miei valori di persona. Questo mio atteggiamento mi ha portato a rinunciare ad alcune ottime opportunità lavorative, pur di non finire in un ambiente di persone scaltre e spregiudicate nel raggiungimento dei loro obiettivi. E’ gratificante riuscire a stringere relazioni interpersonali in un clima di fiducia. Sono convinta che nelle aziende si possa crescere senza “fare le scarpe” a qualcuno, basta avere il coraggio di rompere certi meccanismi.
Lei è una donna sposata e, assieme a suo marito, ha adottato un figlio. Decisione importante e ammirevole. Come riesce, in un lavoro così impegnativo, a ritagliarsi spazi per la propria vita privata?
Mi sono sposata nel 95 e nell’agosto 2006, con mio marito, abbiamo maturato la scelta dell’adozione. Come faccio a coniugare lavoro e famiglia? Ho la fortuna di avere un marito che si è reso disponibile ad organizzare i propri impegni professionali per condividere la gestione della famiglia. E poi posso contare su una rete di familiari e amici. Certo qualche rinuncia sul piano professionale è inevitabile. Fino a qualche anno fa ero spesso a Roma, ma da quando c’è mio figlio ho chiesto di non svolgere più queste attività trasversali fuori Bergamo, città nella quale vivo e lavoro. Questa scelta, devo dire, non ha danneggiato la mia carriera. L’azienda non mi ha penalizzata! Anzi, la promozione a Responsabile del personale del mio brand, è arrivata dopo l’adozione.
Né io né mio marito abbiamo annullato la nostra vita professionale. Se non facessi il mio lavoro non sarei soddisfatta di me stessa e non mi sentirei completa. Invece quando torno a casa la sera sono felice e ho voglia di stare con mio figlio. Tanto che, spesso, ceno solo dopo averlo messo a letto. Prima, mi piace giocare e chiacchierare con lui. Sono convinta che è la qualità del tempo che si dedica a una persona a contare veramente, non necessariamente la quantità.
Che cosa è la “carriera” per lei?
La carriera, secondo me, non è il raggiungimento di un puri obiettivo di evoluzione “verticale”. Ma è legata alla crescita e all’apprendimento. Direi che la carriera è un processo di acquisizione di esperienze e conoscenze, che porta una persona a indossare ruoli via via crescenti nell’azienda nella quale lavora. Lungo questo percorso è strategico incontrare buoni maestri e avere sempre l’umiltà di imparare da tutti e la voglia di crescere. Nell’ambito delle Risorse Umane infatti, non si ha mai finito di conoscere e aggiornarsi. La nostra non è una carriera veloce serve tanta pazienza. Per questo motivo, mi sentirei di sconsigliarla a quei giovanotti rampanti che vogliono crescere rapidamente.
Quali requisiti sono indispensabili per indossare i panni del Direttore Risorse Umane?
E’ sicuramente essenziale nutrire un reale interesse per le persone, avere sempre tanta curiosità e pazienza. In questo lavoro, ogni giorno ci si sperimenta, ci si mette in gioco come persona. E’ una funzione che richiede una costellazione infinita di competenze, perché ha una miriade di sfaccettature diverse. E per questo serve sempre tanto entusiasmo! Io lavoro da 15 anni nell’ambito delle Risorse Umane e devo dire che ogni mattina mi sveglio contenta d’andare al lavoro.
Con che formazione è approdata al mondo delle Risorse Umane?
Mi sono laureata in psicologia a Padova nel 92, con una tesi sperimentale sul comportamento assertivo. E nel 96 ho preso il Diploma di specializzazione quadriennale all’ITC “Istituto di Terapia Cognitiva e Comportamentale” di Padova. Fino ad alcuni anni fa, mentre svolgevo la mia attività di consulente aziendale nell’ambito delle Risorse Umane, contemporaneamente riuscivo a ritagliarmi degli spazi per esercitare la professione di psicoterapeuta. Coniugare l’attività clinica con la psicologia del lavoro, percorrere questo doppio cammino, mi ha dato tanto! Credo sia uno strumento in più, che mi agevola nel leggere e interpretare il comportamento delle persone e le dinamiche dei gruppi.
Perché non ha proseguito con la psicoterapia?
Ho sempre considerato la psicoterapia più una passione che un lavoro. Il mondo delle organizzazioni mi ha sempre affascinato molto. Credo nella squadra e amo il lavoro di gruppo. Non era nella mia natura, rinchiudermi in uno studio a fare attività clinica con i pazienti.
Quale è stato il suo percorso di carriera nell’ambito delle Risorse Umane?
E’ cominciato un po’ per caso nel 93, quando ho svolto l’anno di praticantato in psicologia, in parte all’ospedale psichiatrico di Treviso e in parte all’IRET di Verona, che si occupava anche di psicologia del lavoro. L’ambito mi piaceva molto e così, dal 94 al 2000, ho lavorato in Società di Consulenza come psicologa del lavoro e consulente delle organizzazioni, prestando servizio in imprese ed enti pubblici. Nel 2001 sono entrata nel Gruppo Danone di Milano, dove sono rimasta fino a febbraio 2003. Inizialmente svolgevo il compito di formatore, poi quello di responsabile della formazione, infine il ruolo di responsabile di selezione, formazione e sviluppo organizzativo della Corporate (che contava circa 5.000 persone). La Corporate era una società di servizi che studiava e metteva in piedi progetti per il Gruppo Danone (formato dalle aziende: Danone, Saiwa, Galbani e Italaquae). E’ stata un’esperienza bellissima. A me piacciono molto le sfide, mi da soddisfazione contribuire a costruire qualcosa di nuovo. Sono entrata in Branded Apparel Italia con l’incarico di seguire la divisione Lovable, quando nel 2003 mi è giunta all’orecchio la notizia che il Gruppo Danone avrebbe venduto alcuni marchi e pertanto il progetto della Corporate perdeva di spessore. Nel frattempo in me era cresciuta anche la voglia di misurarmi anche con la parte gestionale del mondo delle Risorse Umane, quella per intenderci delle Relazioni Sindacali e di lavorare a stretto contatto con il business. In Lovable il desiderio di occuparmi di Risorse Umane, a tutto tondo, è completamente soddisfatto.


