Portare avanti le proprie iniziative nonostante i pareri negativi, gli ostacoli e le derisioni non è facile. Eppure non bisogna desistere, non si può rinunciare in partenza. Nel passato vi sono state idee che sono andate contro il “comune buonsenso”, si sono scontrate con la tradizione, sono state prese per idiozie, e solo alla fine si sono rivelate delle intuizioni straordinarie che in alcuni casi hanno cambiato la storia dell’umanità. Nella sua ultima fatica editoriale “Idiozie Geniali. Come trovare la forza per portare avanti le proprie idee”, Lorenzo Ait insegna a riconoscere fra le tante idee le “idiozie di valore”, a sostenere e a contrastare le pressioni di un ambiente ostile, e a realizzare compiutamente le proprie idee geniali.
Lorenzo Ait si è laureato in scienze della comunicazione con Maurizio Costanzo e Mario Morcellini all’università La Sapienza di Roma e successivamente ha conseguito un master in Programmazione Neurolinguistica. Come ricercatore si è occupato di controllo mentale, coercizione, gruppi di pensiero e loro influenza nella società. Attualmente svolge attività di formatore e personal-coach, tiene seminari e conferenze in ambito universitario e aziendale.
Lorenzo Ait ci spiega che cosa è una “idiozia geniale”?
E’ quella cosa che va contro ogni logica e crea una nuova logica. E’ l’eccezione alla regola che diventa la regola dell’eccezionalità. E’ quella cosa che fatta da chiunque altro sarebbe un errore. E’ un colpo di genio in grado di cambiare il mondo. Ma è soprattutto quella cosa che mentre ti dai da fare per realizzarla tutti ti chiamano “idiota”, perché non capiscono cosa tu stia facendo. Poi, quando lo comprendono, tutti ti considerano un genio.
Come è nata l’idea del libro?
E’ nata grazie al mio lavoro di formatore e personal-coach. Io giro tante aziende e vedo diverse “vite sprecate”, persone che non realizzano ciò che hanno in mente. Il mondo è pieno di “idioti geniali” che vorrebbero coltivare le loro “idiozie geniali”. Eppure spesso capita di avere davanti dei “diamanti grezzi” e non riuscire a vederli.
La storia è piena di esempi. Eccone alcuni: “Mai e poi mai l’uomo volerà per mezzo di una macchina”, disse il padre ai fratelli Wright. “Non puoi chiamare ‘Uomo Ragno’ un eroe: la gente odia i ragni!”, dichiarò un esperto di psicologia delle masse a Stan Lee. “Tu non farai strada, figliolo. Dammi retta: torna a fare il camionista”, affermò un impresario teatrale a Elvis Presley. “Nessun dirigente vorrà mai tenere sulla propria scrivania un affare chiamato ‘topo’”, disse un accorto dirigente nel ramo dei software che regalò ad Apple e Microsoft la nuova invenzione del suo team. A volte siamo come sotto ipnosi: crediamo tutti alle stesse cose e spesso ci lasciamo condizionare dalle opinioni degli altri. E così finiamo per essere noi stessi i primi denigratori delle nostre “idiozie geniali” e non tentiamo nemmeno di metterle in atto.
Come possiamo fare per distinguere le “idiozie geniali” dalle idee balzane e difficilmente realizzabili?
L’unico modo per sapere se un’idea è una “idiozia geniale” è quello di metterla in atto. Di solito quando pensiamo un’idiozia geniale – chissà poi perché – non tentiamo mai di realizzarla subito. Ma stiamo ad aspettare, cercando certezze all’esterno. Ma questo tipo di sicurezze non arrivano mai e così, più di qualche volta, finiamo per rinunciare. Se uno provasse, per sei mesi, a mettere in atto la propria idea geniale e alla fine non riuscisse, dovrebbe ammettere d’aver perso sei mesi. Nulla più. Se invece la racconta a un amico che gli dice di lasciar perdere, per non andare incontro a delusioni, finirebbe col perdere tutto! Anche la propria autorealizzazione.
E lei, utilizzando un linguaggio ironico, pungente e anticonformista, nel suo libro questo concetto lo spiega molto bene. Scrive: «Agire fa paura, spaventa, ci espone a critiche e costa fatica. Attendere e pianificare senza agire mai è la via più lenta e più sicura per diventare un soprammobile nel tuo soggiorno in questa vita! Agire è faticoso e si rischia il fallimento. Non agire è la via più lunga, più riposante e più sicura per raggiungere il fallimento. La domanda non è se fallirai, ma come. Se fallisci perché non hai mai veramente agito, nessuno (tranne te) ci farà caso! Se fallisci quando hai agito fino in fondo, tutti (tranne te) faranno caso al tuo fallimento!»
Ne sono convinto: dobbiamo sempre cercare di realizzare le nostre idee! Siamo noi a decidere se le nostre idee sono geniali, grazie a testardaggine, perseveranza e determinazione. Senza, ovviamente, arrivare al paradosso di mettere la testa sotto la sabbia, davanti a risultati deludenti.
Dobbiamo però imparare a distinguere le nostre idee e i nostri desideri da quelli degli altri. In questa società abbiamo sogni prestati, per questo io consiglio sempre alle persone che incontro di “smetterla di essere originali a tutti i costi. Piuttosto cercate di essere autentici!”
Come fare per portare avanti le proprie idee geniali, contro il parere negativo e le derisioni, o davanti ad avvisaglie di esito negativo? Che consigli darebbe a chi volesse imparare a fare spallucce, a fregarsene?
Noi dobbiamo essere i primi a credere nelle nostre idee. All’inizio è meglio non dare in pasto al mondo la propria “idiozia geniale”, ma tenerla per sé, coccolarla e farla crescere. Bisogna prima avere una spinta che parte da dentro. In quel caso si riesce a fregarsene di derisioni e pareri negativi. Schopenhauer diceva che “una verità attraversa sempre tre fasi: prima viene ridicolizzata, poi viene combattuta, infine viene accettata come ovvia!” Le idiozie geniali seguono il medesimo percorso …
Nel suo libro, lei sostiene che è bene, anzi è necessario, trasformare in business le proprie “idiozie geniali”. Perché?
E’ fondamentale ragionare in maniera più imprenditoriale! Trasformare la propria idiozia geniale in business non significa vendere i propri sogni, scendere a compromessi che non si è disposti ad accettare, o diventare disonesti! Tutt’altro. Significa: innamorarsi di un’idea, ma ragionare sui numeri; sognare con i piedi per terra e tenere duro fino in fondo. Trasformare la propria idiozia geniale in un business conviene a sé, ma anche al mondo intero.
Vi porto un esempio. Il dottor Ryke Geerd Hamer ha individuato la cura per il cancro. Forse. Purtroppo la sua proposta sostiene anche la dannosità e la relativa inutilità della chemioterapia. Non ci crederete: è stato radiato dall’albo alla velocità della luce! E non riesce a trovare finanziatori per divulgare le sue scoperte! E’ accusato di ciarlataneria … Ma non sapremo mai se è così.
Al mondo esistono una miriade di ciarlatani, ma anche moltissime idiozie geniali che funzionano: sono testate e potrebbero essere realizzate anche subito. Eppure non vedranno mai la luce soltanto perché i loro padri non hanno la minima idea di quanto importante sia renderle un business! E purtroppo molte idiozie geniali sono innovative, il che vuol dire che rischiano di minare business già esistenti!
Come riuscire a realizzare compiutamente le proprie idee, trasformandole in business?
Come dimostra anche il caso che citavo prima, oggi il problema non è avere una idea che funziona, una idiozia geniale, ma trovare persone disposte a investire su quell’idea! Eppure bisogna escogitare una soluzione per realizzarla e trasformarla in un business. Anche a costo di stringere accordi con i concorrenti di coloro che ne ostacolano la realizzazione! Nel caso sopracitato, Hamer avrebbe potuto stringere accordi di partnership e ottenere finanziamenti da qualche Multinazionale del Tabacco, visto che i suoi studi dimostrano che il fumo di sigaretta non rientra fra le cause responsabili del tumore.
Una curiosità di carattere stilistico. Il suo libro, così come il sito internet www.lorenzoait.it, utilizzano un linguaggio molto particolare che sembra voler costruire un rapporto paritetico e interattivo con il lettore. Talvolta è ironico e distruttivo, altre volte scherzoso e amichevole. E nel testo include anche vignette e schemi che il lettore è chiamato a completare. Perché utilizza questo modo di porsi?
La serietà va bene, la seriosità no. Sono convinto che nella vita se riesci a ridere di una cosa, puoi anche cambiarla. Spesso le nostre scelte sono accompagnate dalla paura. Dobbiamo alleggerire un po’. Per quel che riguarda il mio linguaggio, la “amicalità” – se così vogliamo dire – dipende dal fatto che nella mia esperienza mi sono reso conto che i formalismi spesso impediscono di arrivare a toccare le persone fin dentro. Se dai del tu alle persone, riesci ad entrare in contatto più facilmente con loro. Un sorriso apre tutte le porte. E io trovo che sia più facile fissare i concetti, associandoli al sorriso strappato grazie a una battuta ironica. Un libro che annoia può anche contenere le più grandi verità, ma ha senz’altro difficoltà a comunicarle.


