In questo difficile scenario economico, i tagli aziendali facilmente vanno a colpire la formazione. Fatte salve alcune encomiabili eccezioni (Multinazionali o aziende di respiro internazionale), in Italia Imprese e Società medio piccole investono da sempre in maniera minima nella formazione di manager e collaboratori. E in questo difficile momento storico, il budget delle aziende per la formazione si è ulteriormente assottigliato. Eppure, la formazione e l’aggiornamento continuo sono strategici per rimanere competitivi nel mercato del lavoro. Quindi è fondamentale trovare delle soluzioni, per non smettere di investire sulle persone.
Ma su quali temi è bene focalizzare la formazione? Quale è il giusto approccio formativo? E ancora: Quali sono gli strumenti di aggiornamento più utili?
Dai risultati del sondaggio che abbiamo voluto lanciare nel nostro sito, proprio su questo tema, si comprende che per tenersi aggiornato il 32% dei votanti partecipa a convegni e conferenze sui temi aziendali che più lo interessano. Mentre il resto si divide equamente fra: corsi di formazione e aggiornamento organizzati dall’azienda per cui lavora (23% dei voti); internet, che considera una vera e propria enciclopedia del sapere (23% dei voti); incontri e confronti con persone che svolgono la stessa funzione, nella logica del benchmarking (23% dei voti).
«Oggi – interviene Andrea Di Lenna, direttore di Performando, società di consulenza e formazione manageriale – le risorse che le aziende possono investire nella formazione sono davvero poche. Il periodo non aiuta e ogni professionista deve arrangiarsi come può. Funzionano bene, a mio avviso, i corsi di aggiornamento di poche ore su aspetti tecnici e operativi, organizzati solitamente dalle Associazioni di Categoria. A questi possiamo aggiungere qualche buon libro, la lettura di riviste specializzate e l’utilizzo di internet».
Ma su quali temi è bene focalizzare la formazione? Quale è il giusto approccio formativo? A questa domanda risponde Patrizia Farinelli, responsabile Organizzazione e Sviluppo in Ikea: «La formazione – dichiara – deve essere strettamente connessa al business, deve mirare a sostenerlo e a svilupparlo. Se vuole avere un futuro, la formazione deve far crescere il business, offrendo risultati tangibili e concreti. Nasce pertanto l’esigenza che i consulenti esterni e in generale tutti i formatori siano in grado di misurare i processi».
I corsi di formazione però sono molteplici e variegati. E allora, come fare per distinguere quelli più interessanti da quelli meno utili? Elisabetta Rigoni, responsabile Risorse Umane in Bisazza, non ha dubbi: «Quanto alle Società di Consulenza e ai formatori – sostiene – personalmente mi fido di quelli che hanno un nome e una fama da salvaguardare. I corsi di formazione inoltre, devono essere in grado di generare interesse in chi li frequenta. Stessa cosa vale per convegni e conferenze, che trovo essere strumenti molto utili». La dottoressa Rigoni mette poi in guardia da internet e dalla rete: «Internet – afferma – è una risorsa inestinguibile e una grande ricchezza. Ma nella rete le informazioni sono appiattite, sembrano avere tutte lo stesso valore. E invece non è così! Internet è quindi un grande calderone, ma per usarlo al meglio bisogna essere in grado di distinguere il valore delle informazioni che vi si trovano». Quanto al benchmarking spende invece una parola più che positiva: «Trovo molto interessanti – conclude – le Case History. Sono occasioni per condividere esperienze e tematiche con colleghi che svolgono la stessa funzione in aziende diverse dalla propria. Durante questi incontri ci si può scambiare opinioni su novità procedurali e problematiche sulle quali magari ancora non esistono corsi di formazione o aggiornamento».
Non è l’unica a pensarla così. Anche il direttore Risorse Umane di Geox, Stefano Rossi, elogia il benchmarking. «Per quel che concerne la formazione – illustra – farei una distinzione fra profili alti e ruoli di staff. La formazione dei profili più alti, secondo me, deve poggiare sulla convegnistica e sul benchmarking, con persone che esercitano le stesse funzioni aziendali e con collaboratori che operano nelle Società di Consulenza. La formazione delle figure di staff invece, deve prevedere corsi di aggiornamento nell’ambito in cui opera il collaboratore. Anche per le figure si staff è, a mio avviso, importante il benchmarking che nasce magari in occasione di tavole rotonde dove ci si confronta su temi specifici. Per tutti internet è uno strumento sempre molto utile. Ma va a integrare – e non a sostituire – il confronto diretto con le persone».


