Cosa è un team? Come si costruisce? Quali oneri e onori competono a chi ha la leadership? E ancora: Quali strategie adottare per motivare la propria squadra?
Sono domande fondamentali nel mondo dello sport, come in quello aziendale. Va ponendosele sia il campione sportivo che gareggia in equipaggio, sia il manager che deve dirigere la propria squadra. Ecco perchè alcune esperienze di campioni dell’agonismo possono diventare dei jolly spendibili anche in azienda.
Rossano Galtarossa, a quasi tutte le Olimpiadi cui ha preso parte lei ha gareggiato nel “quattro di coppia”. Cosa è un team, per lei? E cosa significa lavorare in team?
Un team è una squadra, nel mio caso un equipaggio, che condivide tempi, spazi e fatiche, puntando al raggiungimento di un comune obiettivo. Lavorare in team significa affidarsi alle persone che compongono la propria squadra. E’ quindi assolutamente necessario che alla base di tutto ci sia una fiducia reciproca fra i componenti. Quanto più il traguardo è ambizioso, tanto più è facile che nascano invidie. Generate anche da episodi banali, come un’intervista rilasciata ai giornalisti. E’ importante saperle contenere, citando magari sempre i compagni di squadra.
Non è facile legare assieme, amalgamandoli, caratteri e abilità di ciascuno. Specie se si lavora in ambienti e spazi ristretti, con ritmi serrati. Ma se si riesce a instaurare un feeling, allora ci si potrà dare aiuto reciproco nei momenti di difficoltà. Puntuali come la morte, crisi, periodi di sconforto, appannamenti motivazionali si fanno sentire per tutti! Io non credo al mito del superuomo! Non importa se per arrivare a creare un feeling si deve passare attraverso incazzature e strigliate. Se chiarite, anche le liti sono utili e non lasciano strascichi. Di contro, la bambagia non aiuta!
In un team emerge sempre un leader. Che cosa è la leadership?
Il gruppo riconosce sempre un proprio leader al suo interno: per anzianità ed esperienza, per il carattere e l’autorità che dimostra, o per il suo self-control e la capacità di illuminare e guidare il gruppo al raggiungimento dell’obiettivo. Il leader è colui che sa toccare le corde emotive di ciascun componente della squadra. A lui compete il compito di attivare il processo di team building, deve creare affiatamento nel gruppo in vista del comune obiettivo. Il leader deve lavorare più degli altri, per poter pretendere il massimo da loro; deve trasmettere serenità e tranquillità anche nei momenti di maggiore stress.
All’Olimpiade di Pechino, i suoi compagni l’hanno unanimemente riconosciuta come leader indiscusso del suo equipaggio. Ci racconta questa esperienza?
E’ vero. A Pechino la mia squadra mi ha indicato come leader del gruppo, probabilmente per via del fatto che era la quinta Olimpiade cui partecipavo! E’ stata una esperienza intensa e importante per me, anche se ovviamente mi ha comportato un aggravio di responsabilità e stress.
A Pechino mi sono trovato a dover trasmettere fiducia e tranquillità ai compagni di squadra. Nel briefing che precede la gara, ho dedicato una frase a ciascuno di loro. Un pensiero studiato su misura, che potesse motivare, infondere fiducia e forza. Di ogni compagno infatti, avevo imparato a conoscere carattere e punti deboli.
Durante gli allenamenti bisogna dare il massimo, riducendo i tempi morti. Ma se si diventa troppo oppressivi, si rischia di ottenere l’effetto contrario. Quindi, se qualcuno non lavora con la determinazione necessaria, bisogna valutare se sia più utile una strigliata, ricordando a tutti che è necessario stringere i denti in vista di un risultato gratificante; o piuttosto non sia meglio dare all’intera squadra un giorno di tregua e stacco, per riprendere poi con maggiore vigore e grinta. E’ chiaro che i giorni liberi vanno dati con il contagocce, verificando comunque sempre che dall’altra parte ci siano atleti davvero esausti e provati, non persone che battano la fiacca e vogliano semplicemente approfittarsene.
Mi pare di capire che, tra i compiti del leader, rientri la “motivazione” della propria squadra. E’ così?
Direi di sì. In vista dell’Olimpiade di Pechino nella mia squadra sono entrati due ragazzi nuovi, che non conoscevo bene. Lo sforzo iniziale è stato quello di indagare se avessero la stessa motivazione mia e dell’altro “componente anziano” dell’equipaggio. Il problema non era comprendere se condividessero lo stesso obiettivo, perché era chiaro che fosse così! Ma dovevo capire se ci tenevano davvero ad affrontare il percorso che li avrebbe attesi. E per pretendere da loro il 100% dell’impegno, sapevo che io avrei dovuto dare molto più di loro.
Vi voglio raccontare un episodio che mi è capitato. Recentemente alcuni dirigenti di una azienda mi hanno chiamato in visita da loro. Al termine del giro dello stabilimento, mi hanno posto un quesito: “Noi oggi siamo leader nel nostro settore. Come possiamo fare per mantenere questo primato?” Con la testa ho ripercorso per un attimo a ritroso il ciclo produttivo e i volti degli operai che avevo appena visto. E ho risposto loro: “Per ottenere i massimi risultati, è necessario coinvolgere il team. Anche l’ultimo anello della catena deve sentirsi parte del gruppo e deve essere galvanizzato”. A mente fredda e a distanza di tempo, continuo a credere che questo sia sempre un ottimo consiglio!
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