Nella vita, in ambito sportivo come in quello aziendale, sopraggiungono difficoltà e momenti di crisi. Come affrontarli e superarli? E ancora: Che cosa è la vittoria? Chi è il vincitore, colui che vince davvero? Anche in questi ambiti, la similitudine che è possibile costruire fra il mondo dello sport e quello aziendale è forte e illuminante.
Rossano Galtarossa, nella sua carriera agonistica le sarà sicuramente capitato di incontrare ostacoli e difficoltà. Come è riuscito a superarli? Quali strategie ha adottato?
Di difficoltà ce ne sono sempre tante per tutti. Io le supero sforzandomi di non perdere di vista l’obiettivo sul quale sto lavorando. Nel mio caso la gara, mentre per un manager l’obiettivo può essere un determinato risultato aziendale. Più importante è la meta che ci si pone, prima deve iniziare la preparazione. Pertanto, più ambizioso è l’obiettivo da raggiungere, più è lontano nel tempo. Questa lontananza è un fattore pericoloso e fuorviante. Nella preparazione di un atleta infatti, l’allenamento registra fasi altalenanti, con picchi negativi a fronte di periodi difficili e stressanti, specie quando non si ottengono i riscontri che ci si aspetterebbe. In questi casi è bene mantenere la lucidità, avendo sempre ben chiara la meta, e al contempo fissare obiettivi intermedi (test e gare più vicine). E’ chiaro che non è possibile ottenere nella fase iniziale della preparazione risultati simili a quelli riscontrabili a preparazione ultimata. Altrimenti risulterebbe chiara l’inefficacia degli allenamenti e la loro erronea pianificazione.
Infine, per superare i momenti di difficoltà serve avere una buona autostima e fiducia in sé stessi. Se queste vengono minate, è indispensabile trovare – all’interno del proprio team – una persona di cui si ha considerazione, che possa smontare timori e ansie. Un coach o un compagno di squadra con cui ci si possa confidare e confrontare, per farsi dare qualche consiglio.
Lei ha vinto la medaglia d’oro alle olimpiadi di Sidney nel 2000 e l’argento a Pechino nel 2008. Ci vuole spiegare che cosa è la vittoria per lei?
E’ l’obiettivo in funzione del quale l’atleta programma il proprio lavoro fisico e mentale. Io vado al blocco di partenza per salire sul podio. Ma ovviamente il risultato non dipende unicamente da me, dalla mia preparazione, ma anche dall’impegno profuso dai miei avversari e dalle loro prestazioni. Pertanto, io devo gestire la prova dando il meglio di me, ben sapendo che potrei anche non raggiungere il risultato sperato.
Alla luce di ciò, è necessario imparare ad apprezzare anche risultati inferiori alle aspettative, quando si è dato il massimo e guardandosi indietro non si hanno rimpianti. E’ un processo mentale difficile da ottenere, anche perché la società in cui viviamo e i mass media tendono a osannare solo chi sale al primo posto del podio. Invece bisogna imparare ad apprezzare anche risultati leggermente inferiori, senza per questo sentirsi sminuiti. E senza, d’altro canto, appiattirsi su questi risultati, ma strizzando sempre l’occhio al primo gradino del podio.
Quindi, se non ho capito male, “vincente” non è chi vince, chi conquista il primo posto. Ma chi durante la partita gioca al meglio le sue carte, senza rimpianti. E, pur essendosi aggiudicato un secondo o terzo posto, alla sfida successiva ambisce sempre e comunque al primo. Ci può portare un esempio traendolo dalla sua attività agonistica?
Alle Olimpiadi di Pechino la mia squadra è arrivata seconda e si è guadagnata l’argento. Questo risultato può essere riletto anche come una sconfitta, dato che abbiamo perso la medaglia d’oro. Ma siamo arrivati alla gara molto preparati, abbiamo dato il massimo e non abbiamo rimpianti. Quindi la nostra è stata sicuramente una vittoria, che ci ha regalato una gratificazione incredibile dal punto di vista personale e professionale. La realizzazione di un sogno nel cassetto che ha anestetizzato la fatica. Per me poi, l’argento di Pechino è una vittoria molto speciale. L’ho infatti conquistata dopo due anni di fermo dall’attività agonistica, quando avevo già 36 anni! Mi ha gratificato enormemente anche l’apporto che, in occasione di questa gara, sono riuscito a dare ai compagni dal punto di vista umano e mentale.
Credo che imparare ad apprezzare anche risultati leggermente inferiori alle aspettative – senza per questo smettere di puntare ai livelli più alti – sia una buona pratica, spendibile anche dal manager che guida il suo team in azienda!
Affronta con Rossano Galtarossa:




Rossano dice una cosa molto importante, determinante per ottenere delle visioni migliorative dall’esperienza. Le sconfitte sono da preventivare, è importante metabolizzarle positivamente, ad esempio nel metodo try&learn da ogni errore si impara un modo nuovo di NON fare le cose.
Mauro