Ha quasi 45 anni e l’energia di una ragazzina! Josefa Idem è la donna che nella storia dello sport italiano ha conquistato più medaglie fra Campionati del Mondo e Olimpiadi. E’ la prima e unica donna della Canoa Italiana ad aver vinto un Campionato Mondiale e un’Olimpiade.
Ma Josefa Idem non è solo una sportiva d’eccezione. E’ anche madre di due figli: Janek di 14 anni e Jonas di 6. E’ impegnata nel sociale come testimonial di A.I.S.M. (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), di Acqua è Vita e della campagna per la Donazione di Organi della Regione Emilia Romagna. Da febbraio 2007 è membro della Commissione Scientifica per la Vigilanza e il Controllo sul Doping per la tutela della Salute nelle Attività Sportive del Ministero della Salute. Nell’aprile del 2007 ha pubblicato la sua autobiografia Controcorrente per la Sperling & Kupfer. Il libro è stato preceduto dal film-documentario sulla sua vita A filo d’acqua, girato dal regista Gianenrico Bianchi e presentato durante il Venice Film Meeting nel 2006. Da febbraio 2005 collabora con La Gazzetta dello Sport. E’ stata assessore allo Sport del Comune di Ravenna per sei anni, dal 2001 al 2007.
Josefa Idem lei è la donna che nella storia dello sport italiano ha vinto di più in manifestazioni di Campionati del Mondo e Olimpiadi. Quali sono i risultati sportivi cui è più affezionata?
L’oro olimpico conquistato a Sydney in Australia nel 2000 è sicuramente il risultato sportivo più importante e gratificante. Ma sono molto affezionata anche al primo mondiale del 1990, dove – gareggiando per l’Italia – sono riuscita a salire al primo posto del podio. E poi sono affezionata ai risultati conseguiti ad appena tre mesi dai miei due parti. Nel 1995 infatti mi sono classificata ottava ai Mondiali di Duisburg in Germania; un esito che mi ha permesso di qualificarmi per l’Olimpiade di Atlanta. Mentre nel 2003 mi sono attestata quinta ai Mondiali di Atlanta, qualificandomi per le Olimpiadi di Atene. Questi ultimi, chiaramente, non sono in assoluto i risultati migliori che ho conseguito; ma sicuramente quelli più impegnativi, dato che li ho guadagnati subito dopo le gravidanze. Non è usuale salire i gradini del podio con un lattante fra le braccia!
Lei ha dichiarato: “Percorrere una lunga carriera sportiva costellata di grandi risultati, è come scalare una montagna e raggiungere la vetta; da lassù si ha una vista impareggiabile“. Come ha vissuto le numerose vittorie? Si vince più con la spinta della motivazione e della determinazione (allenamento mentale), o con i muscoli (preparazione atletica)?
Servono entrambi i requisiti per vincere! Con un atteggiamento mentale molto positivo è possibile tirar fuori il 100% delle proprie risorse; ma è certo che l’ottima condizione psico-fisica è presupposto indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi. La “vittoria”, per me come per chiunque altro, è il risultato che ci si prefigge di ottenere. E’ il riconoscimento più evidente che il progetto atletico pianificato era buono e che il lavoro preparatorio è andato a buon fine. Vincere è molto gratificante!
“Le sconfitte naturalmente bruciano, ma sono anche un’ottima opportunità per imparare a fare meglio la volta dopo“, ha dichiarato in passato. Ricorda, nella sua vita di sportiva, qualche momento difficile? Come lo ha gestito? Come è riuscita a superarlo?
Io ritengo che le sconfitte servano per tararsi. Quando vieni battuto, hai l’occasione di mettere a nudo i tuoi errori e li analizzi. E nella costruzione del progetto sportivo che precede la sfida successiva, hai la possibilità di fare tesoro degli errori fatti.
Ricordo perfettamente il momento più difficile della mia carriera sportiva! Si colloca nella finestra temporale dal 1984 al 1988, fra l’Olimpiade di Los Angeles negli Stati Uniti e quella di Seoul in Corea del Sud. Ero agli inizi della mia carriera agonistica e gareggiavo per la Germania. Non sapevo ancora che avrei intrapreso la carriera sportiva, anche se carezzavo l’idea come un sogno. Consideravo lo sport come un’ambizione legata a una passione, un talento. Non una professione.
Nell’84, appena dopo l’Olimpiade di Los Angeles dove ho conquistato il terzo posto, pensavo che avrei dovuto cercarmi un lavoro. Ho quindi seguito la scuola di formazione professionale per entrare nel corpo della Polizia di Stato in Germania e contemporaneamente mi allenavo. E’ stato un periodo molto difficile, pagato a caro prezzo. Non avevo spazio per me stessa, la mia vita privata, la socialità. E, man a mano che passava il tempo, dividendomi fra Polizia e sport perdevo il mio equilibrio psicologico. Non lo nego: sono stata sull’orlo della depressione.
Sono uscita da questo momento difficile, licenziandomi. E, poco dopo nel 1990, ho seguito mio marito Gugliemo Guerrini – che è anche il mio allenatore – in Italia. Nel 1992 ho preso la cittadinanza italiana. E’ proprio in Italia che ho interpretato lo sport in modo differente: come una carriera e non più solo come una passione.
Lei ha affermato: “Motivazione: è cercare e riuscire ad abbattere le barriere mentali, indagare e sconfiggere i propri limiti, lavorare per raggiungere la capacità di esprimersi al meglio“. Ci vuole spiegare questa affermazione? Che consigli si sentirebbe di dare a un manager che cercasse il modo più opportuno per motivare il proprio team?
Ciò che motiva me è l’orgoglio di far bene il mio lavoro! Sono sicura di ottenere un risultato, se non ottimale, almeno discreto. Quando ci sono le competenze e l’autenticità, il risultato è programmabile. In Italia ho trovato una Federazione che mi supporta con un ottimo progetto sportivo e vengo preparata molto bene.
Quanto alla motivazione in ambito aziendale, direi che l’essenziale per un manager è escogitare una strategia che permetta ai lavoratori di identificarsi con gli obiettivi e i risultati dell’Azienda. E’ importante che il manager utilizzi anche un “linguaggio coinvolgente”, che rimarchi l’esistenza e l’importanza strategica del gruppo. Ad esempio egli dovrà dire: noi abbiamo fatto; il team ha realizzato; e non: io ho ottenuto. Questo non significa che egli dovrà mettere da parte la propria leadership. Tutt’altro! La leadership è importantissima: tutti dovranno “pedalare” come il manager stabilirà; nessuno membro della squadra potrà prendersi libertà gratuite, perché l’anarchia non giova al gruppo. Anzi, ne mina l’esistenza.
Per quel che concerne l’allenamento, lei ha detto: “Allenarsi è non perdere tempo e rendere al massimo; è lì dove si preparano le prestazioni“. Che cosa è per lei l’allenamento, la preparazione atletica e mentale? E come vive queste fasi?
L’allenamento è un lavoro sia fisico che psichico. Chiaramente un atleta non va da nessuna parte senza un’adeguata preparazione fisica. Ma l’allenamento mentale non può rimanere marginale, perché aiuta a superare le difficoltà e i limiti. Spinge lo sportivo a tirar fuori tutte le risorse di cui dispone, in vista del risultato.
Io faccio così: per “spingere sull’acceleratore” e dare il massimo, mi concentro sull’obiettivo che voglio raggiungere.
Oltre all’impegno sportivo, lei è madre di 2 figli. E’ impegnata nel sociale. E’ membro della Commissione Scientifica per la Vigilanza e il Controllo sul Doping per la tutela della Salute nelle Attività Sportive del Ministero della Salute. Collabora con La Gazzetta dello Sport. Ha pubblicato la sua autobiografia, preceduta dalla realizzazione di un film-documentario sulla propria vita. E si è assunta l’impegno politico per 6 anni.
Dove trova le energie? Come riesce a destreggiarsi fra i suoi numerosi impegni? Come fa ad organizzare il suo tempo?
Il segreto è non prendersi gli impegni tutti nello stesso momento – sorride –. Nel 2007 mi sono dimessa dalla carica di Assessore allo Sport del Comune di Ravenna (dopo sei anni di lavoro) perché volevo prepararmi bene in vista delle Olimpiadi di Pechino. I due impegni erano inconciliabili. Semplicemente, nei periodi in cui la mia carriera di sportiva mi lascia più tempo libero, cerco e trovo altri interessi, passioni e incarichi che mi appagano.
Per quel che riguarda l’impegno nel sociale, per me è un modo per ricambiare e restituire ad altri parte della mia fortuna. E mi permette anche di rimanere con i piedi per terra. Al mondo ci sono sei miliardi e mezzo di persone; dovremmo tutti imparare a “non prenderci troppo sul serio!
Progetti futuri? Quando ha vinto l’argento a Pechino, ha dichiarato di voler proseguire l’attività agonistica, almeno fino all’Olimpiade di Londra nel 2012, anno in cui sfiorerà i 48 …
E’ così infatti. La mia Società Sportiva, il Circolo Canottieri Aniene, e i miei sponsor (Ferrero, Chiquita, Adidas, CNA Ravenna), mi supportano nel progetto quadriennale che mi porterà all’Olimpiade di Londra. E’ solo grazie a loro se posso continuare la carriera agonistica. Prossimamente – dal 12 al 16 agosto – parteciperò ai Campionati Mondiali a Dartmauth in Canada; mentre ho appena disputato i Giochi del Mediterraneo e i Campionati Europei. In questo momento sto anche scrivendo un libro di interviste ad ex-campioni dello sport, che dovrebbe uscire quest’autunno.




josefa sei un mito… imparate calciatori, imparate….