«Quando inizi a vincere non rimani fermo dove sei, la tua vita si complica sempre di più. Ci sono più impegni, più gare, più occasioni che devi cercare di sfruttare. Io trovo la motivazione proprio in questo percorso di crescita e trasformazione continua, nelle nuove sfide che devo affrontare». Il successo come motore del cambiamento e, di riflesso, il cambiamento come spinta all’eccellenza. La parola “accontentarsi” non fa proprio parte del vocabolario di Alessandra Sensini, la velista più medagliata nella storia delle Olimpiadi. A 39 anni l’atleta grossetana non vuole smettere di sperimentare, scoprire, crescere: pensa al dopo vela («Mi piace molto la parte manageriale dello sport. Alla mia età non posso dimenticarmi del futuro»), ma intanto lavora in acqua per le Olimpiadi del 2012 («L’obiettivo è quello di sempre: puntare ad una medaglia»). Cambiare e trasformarsi per continuare a vincere, per continuare a stupire, per andare oltre se stessi.
Alessandra Sensini, nella sua carriera ha già conquistato quattro medaglie olimpiche (compreso un oro, a Sidney) e un’infinità di titoli mondiali, europei ed italiani. La domanda è scontata: dopo tutti questi successi, non corre il rischio di sentirsi appagata? Dove trova la motivazione per andare avanti?
Ogni volta che raggiungi un risultato importante, la tua vita si trasforma sotto molti aspetti. Per esempio, prima di Pechino 2008 mi sono trovata a dover riorganizzare daccapo la mia preparazione, la programmazione degli allenamenti, i materiali da utilizzare, lo stesso staff di lavoro. Insomma, tanti cambiamenti che hanno fatto sì che mi dovessi rimettere alla prova. La motivazione, dunque, la trovo in un percorso di costante crescita e trasformazione, nelle nuove sfide che devo affrontare. Perché quando inizi a vincere non rimani fermo dove sei, la tua vita si complica sempre di più. Ci sono più impegni, più gare, più occasioni che devi cercare di sfruttare, magari anche per ottenere nuove sponsorizzazioni e contratti migliori. Da poco, per esempio, ho girato il mio primo spot televisivo, un’esperienza nuova e per me bellissima. Non è solo una questione economica, semplicemente a 39 anni non posso dimenticarmi del futuro, mettendo da parte la mia vita. Devo riuscire a integrare la passione per lo sport con qualcosa d’altro.
Qual è, secondo lei, l’aspetto più importante nell’approccio all’allenamento, al lavoro quotidiano?
Sicuramente l’organizzazione e la programmazione: per me è importante arrivare all’allenamento con il massimo della concentrazione possibile, quindi devo darmi degli orari e stabilire delle priorità. È un aspetto decisivo specialmente in uno sport singolo come il mio, in cui la capacità di autogestirsi assume un ruolo fondamentale.
Alla vigilia di una regata importante, invece, quale deve essere lo stato mentale? C’è un segreto per non essere sopraffatti dall’ansia?
Nei giorni che precedono un grande appuntamento bisogna riuscire a scaricare. Con l’esperienza, ho anche imparato a capire esattamente quanto tempo mi serve per arrivare al giorno decisivo nelle migliori condizioni mentali. Mi piace, comunque, sentire la pressione, l’importanza dell’evento, perché a volte questo ti permette di trovare risorse impensate. Non ritengo positivo, al contrario, l’atteggiamento di chi arriva alle gare troppo rilassato e tranquillo: secondo me, è un approccio che ti impedisce di trovare la giusta concentrazione, di focalizzare l’obiettivo.
Veniamo alla gara: in acqua, da sola, senza un allenatore che le dia dei consigli o la sproni. Come riesce a mantenere la concentrazione al massimo per così tanto tempo?
Faccio qualcosa che mi piace molto e quindi credo sia più facile per me… Comunque, le gare a cui partecipo si sviluppano su undici prove e, anche se tu cerchi di mantenere sempre alto il livello di concentrazione, qualche errore può capitare. Ciò che fa la differenza è come reagisci dopo, come ne esci. Non bisogna fossilizzarsi sullo sbaglio, ma pensare subito alla mossa successiva.
La vittoria che cos’è per lei? Solo un traguardo o una vera e propria ossessione?
Non la definirei un’ossessione, però è l’obiettivo che hai sempre in testa e che devi riuscire a raggiungere. Come atleta spesso si ha paura di non farcela, ma è qualcosa che bisogna superare, altrimenti perdi comunque.
Parliamo dei momenti difficili. Dopo aver mancato l’oro ad Atene (2004), aveva deciso di smettere. Ci spiega dove ha trovato la forza per superare quel momento e rimettersi sulla tavola?
Quella di Atene è stata una grande delusione, anche se stiamo parlando di un bronzo alle Olimpiadi. Entrai in acqua per la finale con il primo posto in classifica e una medaglia già assicurata, ma psicologicamente non ero al top, non mi sentivo pronta e così finii terza. Era da più di 20 anni che non mi fermavo mai, ho sentito il bisogno di staccare per un lungo periodo, in modo da poter analizzare la situazione, capire come avevo potuto buttare via con le mie stesse mani quel titolo olimpico. Dopo un anno e mezzo ho deciso di tornare alle gare: mi spinsero da un lato la voglia di riscatto, dall’altro il desiderio di riorganizzare tutta la mia preparazione, compreso il mio staff. Non mi ero resa conto fin lì che la mia vita era cambiata senza che io avessi adeguato il mio metodo di lavoro. Un metodo che evidentemente non funzionava più. Mi sono rimessa alla prova proprio per dimostrare che avevo avuto ragione nel voler cambiare tutto.
Se dovesse portare in azienda un valore o una lezione dal mondo dello sport?
Lo sport ti insegna a sviluppare un metodo di lavoro per affrontare le situazioni e gestire i momenti difficili. Penso che, con i dovuti aggiustamenti, questo tipo di approccio potrebbe funzionare anche in un altro contesto. Del resto, il fatto di fissarsi obiettivi sempre più importanti, di avere delle prove intermedie sulla base delle quali ricalibrare il proprio lavoro, avvicina molto la realtà dell’atleta a quella aziendale.
Famiglia, amicizie, hobby, passioni: lei quanti sacrifici ha dovuto fare per diventare la velista più medagliata della storia?
Parecchi. Ho messo molto da parte la mia vita privata per potermi dedicare allo sport. Ci sono diverse atlete di successo in Italia che sono riuscite comunque a farsi una famiglia, ad avere dei figli, e devo dire che le guardo con grande ammirazione. Rimpianti? No, se ho fatto certi sacrifici è perché per me erano necessari. Soprattutto all’inizio della mia carriera, viaggiavo moltissimo e avevo anche bisogno di molta concentrazione. Ovviamente tutto dipende da come sei predisposto a livello mentale.
Ha scritto sul suo sito internet: “Sto studiando cosa fare da grande”. Come si sta preparando al dopo vela? Cosa vede nel suo futuro?
Mi piace molto la parte manageriale dello sport e, a questo proposito, ho anche frequentato un corso di management organizzato dal Coni. In questo momento sto seguendo il team Azzurra che a novembre parteciperà alla Louis Vuitton Cup di Nizza. Con loro rivestirò il ruolo di team manager, un’occasione davvero importante per me. Non è facile trovare persone che ti permettono di fare un’esperienza simile.
Londra 2012: l’obiettivo di Alessandra Sensini è…
Quello di tutte le altre Olimpiadi: arrivarci al massimo e puntare ad un’altra medaglia.


