giovedì 09 settembre, 2010

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Alex Schwazer

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schwazer_alex_postCome un’azienda che cammina – anzi, che marcia – verso l’obiettivo. Non è una sorpresa che Alex Schwazer, uno dei talenti più fulgidi dello sport italiano, senta di avere molto in comune con il mondo delle imprese. Il perché lo apprendiamo direttamente dalle parole del campione di Vitipeno, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Pechino nella 50 chilometri di marcia: «Le tematiche sportive sono simili a quelle aziendali, perché anche le imprese vogliono il successo e lavorano ogni giorno per questo. Come nello sport c’è l’atleta e intorno a lui delle persone che lavorano per farlo andare forte, così nelle aziende ci sono i dirigenti e altre figure che collaborano per raggiungere un risultato. Mi piace molto quest’idea del lavorare insieme per arrivare al successo». E c’è soprattutto un insegnamento che un marciatore conosce e può trasmettere anche a chi opera in azienda: «Il valore della continuità negli allenamenti, nel lavoro quotidiano» spiega Schwazer. Un valore che significa soprattutto fatica e impegno costante, ma su cui si può costruire un obiettivo, una carriera, nello sport come in azienda.

Alex Schwazer, di recente ha fatto alcune esperienze come coach d’azienda. Ci racconta com’è andata? Che sensazioni le ha lasciato il contatto con il mondo del lavoro?
Ho partecipato a due convention, una per la Società Edison a Milano ed una con la Società Monier a Bolzano. Per me è stata una bella opportunità, mi piace raccontare le mie esperienze davanti alla gente. Trovo poi che le tematiche sportive siano molto simili a quelle aziendali, perché anche le imprese vogliono il successo e lavorano ogni giorno per questo. Sia io che i dirigenti presenti a questi incontri, quindi, abbiamo gli stessi obiettivi. Come nello sport c’è l’atleta e intorno a lui delle persone che lavorano per farlo andare forte, così nelle aziende ci sono i dirigenti e altre figure che collaborano per raggiungere un risultato. Mi piace molto quest’idea del lavorare insieme per arrivare al successo. Se mi vedo un giorno in azienda? Per adesso faticherei ad avere un capo, ma magari tra 10 anni non sarà così…

schwazer_alex_post3Un campione olimpico come lei quali messaggi è in grado di trasmettere a chi opera nel mondo del lavoro?
Il valore della continuità negli allenamenti, nel lavoro quotidiano. Le Olimpiadi sono ogni quattro anni, ma per arrivare al top a quell’appuntamento devi lavorare duramente ogni giorno. Lo stesso  avviene in azienda. Parlando invece di mentalità vincente, di solito gli atleti quando vanno bene si sentono meglio, più sicuri. Credo sia lo stesso nel lavoro: se un dirigente vede che le cose funzionano, questo gli dà uno stimolo per andare avanti su quella strada, cercando di migliorarsi sempre.

Il suo programma di lavoro quotidiano è molto intenso e rigido. Ci può descrivere una sua giornata tipo? Immaginiamo sia “allenamento, allenamento, allenamento”…
Dipende dai periodi, alcuni sono di carico, altri dedicati al recupero. Quando devo caricare, la mia giornata è fatta di due allenamenti al giorno, uno la mattina e uno al pomeriggio. All’incirca sono 5-6 ore al giorno di lavoro fisico e finito l’allenamento ti riposi perché proprio non riesci a fare altro… Sono periodi molto delicati, in cui si vede se hai la motivazione al 100%, perché altrimenti molleresti. C’è molto da faticare, quindi devi sempre avere in mente l’obiettivo del successo.

Ma cosa significa per lei “realizzarsi nella fatica”?
Mi piace l’idea che per ottenere un risultato bisogna dare tutto. Alle Olimpiadi, arrivato agli ultimi chilometri, pensavo “posso vincere”: è una sensazione per cui ho lavorato tanti anni. Nella mia disciplina il successo arriva solo con tanto impegno, per cui quando vinco e salgo sul podio sento di essermelo meritato al 100%.

La marcia richiede una grande preparazione mentale, oltre che fisica. Su quali aspetti della “testa” bisogna lavorare maggiormente per avere delle buone perfomance?
È un tema molto difficile. Credo che quando si tratta di un’Olimpiade o di un Mondiale, chi vince non è superiore fisicamente, anzi, sono convinto che i primi dieci della classifica siano tutti allo stesso livello da quel punto di vista. In questi casi, quindi, decide molto la testa, la motivazione che uno ha dentro. Se arrivo ai 40 chilometri e inizio a fare fatica ma sento di poter gareggiare ancora per la vittoria, ho un vantaggio rispetto ad un avversario stanco quanto me che però non sente le stesse cose. È quello il momento in cui ti devi superare.

I giorni prima di una gara importante: come si gestisce l’ansia, la tensione di quei momenti?
Devo dire che sono i giorni che mi piacciono di meno, si fanno solo allenamenti leggeri per andare in gara freschi e questo non mi fa sentire molto bene. La cosa più importante, comunque, è capire se tutto è andato bene nella preparazione oppure no. Se so di aver lavorato al meglio, non sono nervoso. Se invece ho avuto problemi nella preparazione o ci sono delle aspettative troppo grandi, lì diventa difficile. A Pechino stavo bene, mi sembrava di partecipare ad una gara di paese… È quello il segreto: bisogna mettersi in testa che è una gara come tutte le altre, se no uno impazzisce.

schwazer_alex_post1Tocchiamo un tasto dolente. I Mondiali di Berlino dello scorso agosto devono essere stati una grande delusione per lei. Come si riesce a rialzare la testa dopo una botta simile? Non ha avuto la sensazione di aver buttato al vento mesi e mesi di duro lavoro?
No, non ho avuto questa sensazione. Nello sport uno cerca sempre di vincere, ma nella sconfitta s’impara moltissimo. A Berlino è stata durissima però è stata anche un’esperienza che mi ha insegnato delle cose. Per rialzarsi in questi casi bisogna dire “ok, sono andato male, ora devo solo capire cosa non fare per non andare male di nuovo”, se no ti arrendi. D’altronde, se uno lavora al massimo non è detto che in gara arrivi al massimo. Bisogna mettere in preventivo degli imprevisti.

La spaventa di più deludere gli altri o deludere se stesso?
Quando non vinco sono più dispiaciuto per chi mi è stato vicino, per esempio il mio allenatore Sandro Damilano e la mia manager Giulia Mancini. Però alla fine la pensi così solo per un momento, perché poi parli con loro e ti accorgi che capiscono che sono cose che succedono nello sport.

Sul suo sito ufficiale c’è scritto “Alex sembra avere nel suo destino la missione di fare avanzare i limiti umani”. È questo il segreto dei suoi successi? Cercare di andare sempre “oltre”?
Questo è l’obiettivo di tutti gli sportivi che hanno potenzialità per fare bene. Io dopo le Olimpiadi non ho pensato “ora mi basta confermarmi”. Ho cercato di allenarmi meglio, di fare un tempo migliore. Per uno sportivo si fa dura quando sa di aver raggiunto il suo limite, ma io per ora sento che il mio fisico mi permette di andare ancora oltre.

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