Vivere l’azienda sulla pelle, perché «fare marketing in maniera asettica, sforzandosi, riesce male». Una regola tanto semplice quanto basilare per Matteo Cantieri, Responsabile Marketing di Polar (www.polaritalia.it), azienda leader nello sviluppo di cardiofrequenzimetri e dispositivi tecnologici a servizio degli appassionati di sport. 33 anni, una laurea in Scienze Politiche e un Master in Comunicazione e Marketing della Burston-Marsteller come bagaglio scolastico, Cantieri affronta ogni giornata di lavoro con la curiosità del vero appassionato: «È una dote che non può mancare a chi si occupa di marketing – spiega – Per esempio, io faccio triathlon e questo mi permette di capire meglio il nostro prodotto, di coglierne l’utilità, ma anche di vivere i “bisogni” dei nostri consumatori». Un vantaggio strategico non indifferente, soprattutto per chi fa marketing in un’azienda di medio-piccole dimensioni: «Le grandi società – conclude Cantieri – si prodigano soprattutto per carpire le informazioni “nascoste” che riguardano il consumatore, le sue abitudini, i suoi vizi. Si preoccupano troppo del cliente e troppo poco del prodotto che vendono. Credo, invece, che oggi sia sempre più importante l’attenzione per il dettaglio, conoscere bene il prodotto che si vende è un’arma assolutamente vincente».
Dottor Cantieri, può tracciare un suo profilo per i nostri lettori?
Oggi ho 33 anni . Per quanto riguarda il mio curriculum scolastico, ho fatto Ragioneria alle Superiori, poi mi sono laureato in Scienze Politiche a Bologna e, infine, ho fatto un Master in Comunicazione e Marketing della Burston-Marsteller a Milano. Contestualmente ho iniziato a lavorare per un’agenzia di comunicazione e pubbliche relazioni: sono stato fortunato perché ho potuto fare teoria e pratica insieme. Dopo un periodo lavorativo a Milano, sono tornato a Bologna, dove sono entrato come Project Manager in un’azienda di servizi finanziari, legata in particolare ad un servizio di fidelizzazione per la vendita al piccolo dettaglio nei centri storici. In sostanza, mi sono occupato di marketing del territorio in città come Bologna, Cremona e Monza. Ho lavorato lì per tre anni, poi sono entrato in Polar.
L’approdo in Polar come è avvenuto? Quali sono le sue mansioni come Responsabile Marketing?
Cinque anni fa ho letto un annuncio su un giornale, questo tipo di ruolo mi era sempre interessato e così – dopo tre colloqui – sono stato assunto come Responsabile Marketing, anche grazie all’empatia che si è creata immediatamente con l’Amministratore Delegato di Polar. Le mie mansioni toccano tutte le leve del marketing mix, ho una competenza a 360 gradi, perché la nostra è un’azienda di medio-piccole dimensioni. Mi occupo, quindi, della comunicazione sul punto vendita, delle pubbliche relazioni, anche dei rapporti con i giornalisti, che spesso curo direttamente visto che il nostro è un prodotto molto tecnico. Oltre a questo, c’è tutta la parte di sponsorizzazione di atleti e team legati a sport di endurance, gli eventi e le fiere di settore. Negli ultimi anni, abbiamo sviluppato anche il canale promozionale B2B, un settore molto importante per noi. Inoltre, abbiamo lavorato parecchio sul nostro sito internet, che è una fonte di informazioni preziosa per i nostri clienti: chi compra prodotti tecnologici solitamente è internet oriented, nel senso che confronta i prodotti tra di loro, vuole sapere tutte le specifiche degli oggetti che compra, etc.
Ci dice tre cose che le piacciono del suo lavoro?
La trasversalità, nel senso che non è mai un lavoro monotono. Poi ho a che fare con moltissime persone, il mio è un ruolo di contatto e questo è un altro aspetto che mi piace molto. Infine, apprezzo il fatto che questo lavoro ti “costringe” a tenerti informato un po’ su tutto, sullo sport, sul wellness, sugli eventi, sul mondo della televisione e così via.
La sfida più difficile che ha dovuto affrontare in questi anni?
La nascita di un competitor. Quando sono entrato in Polar, eravamo dei monopolisti: affrontare un concorrente che ha investito tanto è stata una sfida difficile ma allo stesso tempo coinvolgente. Abbiamo reagito dando spazio alla fantasia, alla ricerca di nuove strade per promuovere il nostro marchio, su internet come nei punti vendita. Insomma, la concorrenza ci ha reso più interattivi.
Lei in che cosa si sente “forte” dal punto di vista lavorativo? Qual è la sua dote migliore?
Forse sono due… Innanzitutto, la precisione. Spesso si immagina che il marketing sia tutto brainstorming e fantasia al potere, ma in realtà è importante lavorare con metodo, senza lasciare nulla al caso. E poi sono curioso e mi “immedesimo” molto nel nostro prodotto: è una dote che non può mancare a chi si occupa di marketing. Per esempio, io faccio triathlon e questo mi permette di capire meglio il nostro prodotto, di coglierne l’utilità, ma anche di vivere i “bisogni” dei nostri consumatori.
Ci sono libri o film che considera delle pietre miliari per la sua professione e per se stesso?
Probabilmente sono molto scontato… Quanto ai libri, direi sicuramente “Il piccolo principe”, perché è un’esplorazione continua, un testo molto istruttivo, che ti fa capire quanto sia importante la conoscenza per capire come va il mondo. Come film, invece, scelgo “L’attimo fuggente”. Carpe diem è un messaggio molto significativo, un monito a fare le cose al momento giusto, credendo in quello che fai. Non necessariamente per arrivare al top, ma per vivere sempre come fosse l’ultimo giorno.
Secondo lei, oggi chi lavora nel Marketing a quale aspetto deve prestare sempre più attenzione? Insomma, in che direzione si sta evolvendo questa funzione aziendale?
È sempre più importante l’attenzione per il dettaglio, conoscere il proprio prodotto a fondo. Oggi le grandi aziende si prodigano soprattutto per carpire le informazioni “nascoste” che riguardano il consumatore, le sue abitudini, i suoi vizi. Insomma, si preoccupano troppo del cliente e troppo poco del prodotto che vendono, l’offerta è troppo variegata e troppo poco spiegata. Anche se è un discorso che vale soprattutto per le aziende medio-piccole, credo che in questo momento conoscere bene il prodotto che si vende sia un’arma assolutamente vincente.
Un consiglio per chi volesse intraprendere un percorso professionale simile al suo?
A parte il classico “credere in se stessi” e le varie filosofie american style – che comunque hanno un loro valore – penso sia fondamentale avere passione: ti deve piacere il tuo lavoro. Fare marketing in maniera asettica, sforzandosi, riesce male. Io stesso non potrei lavorare in questa funzione in un’altra azienda. Anche perché se sei appassionato si vede, traspare in tutto quello che fai.



