Mai carta d’identità fu più bugiarda. Tania Cagnotto deve ancora compiere 25 anni (è nata il 15 maggio 1985), eppure il curriculum (5 medaglie d’oro agli Europei, 1 argento e 2 bronzi ai Mondiali) e la “testa” della tuffatrice bolzanina ci raccontano una storia diversa. La storia di un’atleta giù matura, di una persona perfettamente conscia delle proprie potenzialità e dei propri limiti, che lavora tutti i giorni per raggiungere la “perfezione”, obiettivo fisso per chi deve salire sul trampolino o in pedana. Vincente ma con i piedi ben piantati a terra («Le vittorie e le medaglie hanno aumentato la mia autostima, però non mi sento arrivata»), umile ma mai doma («A livello mondiale la concorrenza è tanta e le cinesi sono dei fenomeni “quasi” imbattibili, ma se loro commettono un errore bisogna essere pronti per approfittarne»), la Cagnotto è un talento che è riuscito a sbocciare. Raggiungere la vetta, però, non è stato facile: «Senza fatica non si va da nessuna parte – spiega la ragazza di Bolzano – Niente è regalato e se vuoi arrivare in alto devi essere pronto a fare delle rinunce. Ma soprattutto devi amare quello che fai ed esserne convinto al cento per cento. Solo così puoi diventare un campione».
Tania Cagnotto, a soli 24 anni ha già conquistato 5 ori ai Campionati Europei ed è stata anche la prima tuffatrice italiana ad andare a medaglia ad un Mondiale. Nel suo palmares, però, manca ancora il metallo più prezioso ai Mondiali e alle Olimpiadi… Quanta voglia ha di salire sul gradino più alto del podio? Si sente pronta per il definitivo salto di qualità?
Salire sul gradino più alto del podio in una manifestazione importante come Mondiali ed Olimpiadi è il sogno di ogni atleta. Io ho sempre lavorato tanto per poter arrivare in gara e dare il massimo, e continuerò a farlo. A livello mondiale, però, la concorrenza è tanta e le cinesi sono dei fenomeni “quasi” imbattibili. Ma se loro commettono un errore bisogna essere pronti per approfittarne e quindi devo sempre tenere alta la concentrazione.
L’allenamento che valore ha per lei? Al di là dell’aspetto fisico e tecnico, come lavora sulla testa in vista delle gare?
Nei periodi in cui non ci sono gare allenarsi con la massima concentrazione e la massima intensità non è così facile perché è fisiologico rilassarsi un po’, ma è sufficiente che ripensi ai traguardi raggiunti finora e alla felicità che dà un risultato importante e la voglia di andare al massimo ritorna subito. In prossimità delle gare, invece, l’intensità e la concentrazione vengono da sole. Più che altro bisogna essere bravi a gestire la tensione che aumenta progressivamente. Per questo aspetto, come molti atleti, mi avvalgo comunque dell’aiuto di uno psicologo dello sport, che contribuisce a farmi arrivare con la testa giusta alla gara.
La ricerca della perfezione può diventare una vera ossessione per le persone, nello sport come nel lavoro. A lei la parola “perfezione” che pensieri evoca?
È una parola che vale molto nel mondo dei tuffi e ci si allena tanto proprio con l’obiettivo di avvicinarsi il più possibile a questo risultato. Certo se diventa ossessione non va bene, io preferisco viverla come una continua sfida con me stessa. Poi quando arriva un 10 in gara tutti gli sforzi sono ben ripagati, significa che in quel momento hai raggiunto la perfezione.
Prende mai qualcosa “in prestito” dalle sue avversarie? Che insegnamenti si possono trarre dal confronto con la “concorrenza”?
Certo, c’è sempre da imparare. Se si vuole crescere è doveroso un continuo confronto, bisogna studiare i punti di forza delle avversarie e le loro tecniche di esecuzione. A questo proposito guardo molti filmati della “concorrenza” assieme al mio allenatore/papà (Giorgio Cagnotto, ndr) e poi ci lavoriamo sopra.
Tra le medaglie più importanti della sua carriera, c’è sicuramente l’argento ai Mondiali di Roma 2009, conquistato nel sincro con Francesca Dallapè. Come cambia il suo approccio all’allenamento e alle gare quando si trova a lavorare in un team, seppur di sole due persone?
È solo da un anno che facciamo sincro insieme, ma abbiamo un ottimo feeling, ci capiamo al volo e basta uno sguardo. E poi ci lega un ottimo rapporto di amicizia, aspetto molto importante. Francesca è più emotiva di me quindi cerco di tranquillizzarla in gara, ma non sempre è facile. Nel sincro sono un po’ più tranquilla…non mi sento cosi sola come nella gara individuale!
Sia sincera: lei si sente una vincente?
Sicuramente le vittorie e le medaglie conquistate aumentano la mia autostima e questo mi fa sentire una vincente, anche perché mi conosco e so di essere in grado di tirar fuori le unghie quando serve. Allo stesso tempo però sono consapevole che ho ancora molto da imparare e migliorarsi è sempre possibile. Sicuramente non mi sento arrivata.
Nella sua carriera avrà commesso anche degli errori. Quando sbaglia un tuffo qual è il suo primo pensiero? Come riesce a superare i momenti difficili, le delusioni?
Purtroppo nelle gare importanti non puoi permetterti di sbagliare nemmeno un tuffo altrimenti comprometti tutto il lavoro fatto e sei fuori dal podio di sicuro. Quindi, quando sbaglio è difficile continuare a crederci, ma cerco sempre di pensare tuffo per tuffo fino alla fine. Le delusioni servono a mantenere i piedi per terra e a spronarti ad allenarsi ancora di più. Dalle delusioni si deve trovare la forza e la determinazione per crescere.
I suoi successi dimostrano che intorno ha avuto delle persone che l’hanno aiutata a crescere. Secondo lei, qual è il segreto per far sbocciare un talento? I giovani di che “spinta” hanno bisogno?
Hanno bisogno di sapere che senza la fatica non si va da nessuna parte. Niente è regalato e se vuoi arrivare in alto devi essere pronto a fare delle rinunce. Ma soprattutto devi amare quello che fai ed esserne convinto al cento per cento. Solo così puoi diventare un campione.


