18 maggio 2012

“Se solo potessi…”

formisano_sesolopotessi_postIl coraggio di uscire dalle abitudini, dalla “zona di comfort” in cui viviamo (e lavoriamo) per crescere e raggiungere gli obiettivi che ognuno di noi ha. Il coraggio di liberarsi dalle scuse e dagli alibi che troppo spesso ci bloccano davanti ai problemi, invece di spingerci al miglioramento. Il coraggio di “tornare bambini” e di prendersi meno sul serio, nonostante le pressioni e lo stress a cui siamo sottoposti. Il libro di Max Formisano “Se solo potessi… 9 domande che cambieranno la tua vita” (edito da Franco Angeli) è soprattutto una guida per cambiare il nostro atteggiamento mentale: «La stra-grande maggioranza di noi – spiega l’autore – ha degli obiettivi, dei desideri ma non ha i mezzi o le capacità per realizzarli. Le persone non sono disposte a pagare il prezzo dei propri sogni. Per raggiungere dei risultati bisogna avere il coraggio di guardare in faccia alla realtà e mettersi totalmente in gioco, in maniera aperta». Un cambiamento interiore che possiamo affrontare attraverso 9 domande fondamentali, che coinvolgono la nostra vita personale e professionale.

Max Formisano, laureato in giurisprudenza ed iscritto all’Ordine dei giornalisti pubblicisti, ha frequentato diversi corsi e master, specializzandosi nel settore della formazione: Programmazione Neuro Linguistica (Pnl), autostima, motivazione, comunicazione avanzata, public speaking. Dopo aver lavorato per 8 anni come free-lance, ha fondato la Max Formisano Training Coaching & Consulting.

Dottor Formisano, cerchiamo di capire innanzitutto a chi si rivolge il suo libro. Dal titolo, parrebbe a persone che “vorrebbero ma non possono”… È così?
Esattamente. La stra-grande maggioranza di noi ha degli obiettivi, dei desideri ma non ha i mezzi o le capacità per realizzarli. Le persone non sono disposte a pagare il prezzo dei propri sogni e questo è uno dei temi fondamentali di “Se solo potessi…”. Il libro, infatti, si propone non solo di fornire le skills, le capacità necessarie per centrare i nostri obiettivi, ma soprattutto di insegnare l’atteggiamento mentale giusto: è come se quest’ultimo rappresentasse le radici solide di un albero su cui poi possiamo far crescere le foglie e i frutti, ovvero quelle capacità di cui parlavamo.

Come emerge anche dalla prefazione di Stephen M. R. Covey, una delle parole chiave del testo è “coraggio”: ci vuole spiegare?
La maggior parte della gente rimane chiusa nella propria “zona di comfort”, nelle proprie abitudini, sia a livello di pensiero che di comportamenti. Ma per raggiungere degli obiettivi bisogna avere il coraggio di guardare in faccia alla realtà e mettersi totalmente in gioco, in maniera aperta. Se in una scala da 1 a 100 so di trovarmi a 30 o 40 e vorrei arrivare più in alto, devo preparare un piano di crescita per arrivare al mio obiettivo. Molte persone, invece, si adeguano alla situazione: per esempio, continuano a fare un lavoro che non amano, magari a contatto con capi e colleghi che non stimano per niente. Insomma, si adeguano alla “zona di comfort”. Ci vuole molto coraggio per uscirne.

Veniamo al dunque: quali sono le famose “9 domande” che possono cambiare la nostra vita?
Ogni capitolo del libro corrisponde a una domanda: 1. Se solo tu potessi avere una salda autostima, come cambierebbero le tue azioni nel quotidiano? 2. Se solo tu potessi vivere di più nel presente, quanto si arricchirebbe la tua vita? 3. Se solo tu potessi liberarti da alibi, scuse e lamentele, che risultati raggiungeresti? 4. Se solo tu potessi smetterla di accumulare teoria e applicassi ciò che sai, a quali traguardi arriveresti? 5. Se solo tu potessi (davvero) capire gli altri, quanto si arricchirebbe la tua esistenza? 6. Se solo tu potessi scegliere le convinzioni più utili da usare, che salto farebbe la tua vita? 7. Se solo tu potessi (davvero) imparare dagli errori, quanti ne eviteresti in futuro? 8. Se solo tu potessi migliorare ciò che fai allenandoti mentalmente, dove arriveresti? 9. Se solo tu potessi crescere velocemente, ergendoti sulle spalle dei giganti, che cosa saresti disposto a fare?
Come si può capire, sono tutte domande che riguardano la nostra capacità di metterci in gioco per raggiungere un alto livello di autostima, che è necessario anche per raggiungere dei buoni risultati dal punto di vista professionale. Ecco perché quando le aziende ci chiamano per realizzare dei corsi di formazione, la prima cosa che cerchiamo di fare è proprio lavorare sull’autostima delle persone che abbiamo davanti.

Pensando allo sviluppo professionale, alla carriera, c’è una domanda che ritiene più importante, più significativa delle altre?
La numero tre: “Se solo tu potessi liberarti da alibi, scuse e lamentele, che risultati raggiungeresti?”. In azienda c’è sempre qualcuno che non riesce a fare qualcosa per qualche motivo. E invece di portare risultati, porta delle scuse. Spesso poi ti capita di parlare con persone che si vantano dei loro anni di esperienza, ma quello che conta veramente non sono gli anni di militanza, bensì la capacità di imparare qualcosa dall’esperienza. È importante non fermarsi davanti ai problemi che incontriamo, ma piuttosto cercare di risolverli. La domanda che ci dobbiamo fare è: “cosa posso fare per superare questa difficoltà?”. Molte persone, invece, si fermano al “cosa ci posso fare se il cliente è ostico, se c’è la crisi, se il mio capo non mi capisce, etc”. Un atteggiamento totalmente sbagliato.

Nel libro si fa spesso riferimento a due leve fondamentali per il cambiamento e il miglioramento di noi stessi: il piacere e il dolore. Ovvero?
Tutto quello che facciamo è finalizzato a inseguire il piacere oppure a sfuggire al dolore. In azienda, per esempio, da una parte c’è chi è stimolato dalla prospettiva di crescere, di guadagnare di più, di fare carriera; dall’altra, invece, ci sono persone non sono affatto interessate a questi aspetti, che si sentono motivate a lavorare di più e meglio solo quando rischiano di perdere il posto. È un po’ la vecchia logica del bastone e della carota. Bisogna essere bravi a capire chi siamo noi e chi abbiamo di fronte per muovere le giuste leve della motivazione.

“Tornare bambini” in che modo ci può aiutare a migliorarci, nella vita personale come in quella professionale?
È un discorso molto interessante, i bambini hanno diversi vantaggi rispetto agli adulti. Pensiamo ad una persona che deve parlare in pubblico per la prima volta, senza avere gli strumenti adeguati, senza aver fatto corsi. Se fallisce, è molto probabile che non ci voglia più riprovare. Al contrario, quando un bambino sta imparando a camminare, le prime volte cade, magari piange, ma poi si rialza e ci riprova. E ancora, molti adulti si prendono troppo sul serio in contesto professionale, perdono il gusto del divertimento. Il bambino, invece, si diverte sempre. E poi i bambini non hanno pregiudizi, a differenza dei “grandi”. A questo proposito mi piace citare una frase di Paolo Coelho: “Un bambino può insegnare sempre tre cose a un adulto: a essere contento senza motivo, a essere sempre occupato con qualche cosa e a prendere con ogni sua forza quello che desidera”.

Abbiamo già toccato l’argomento, l’invito a non prenderci troppo sul serio. In un contesto di lavoro, però, non è facile assumere questo tipo di atteggiamento con tutti i problemi, le tensioni, lo stress… È d’accordo?
Sono parzialmente d’accordo. È dimostrato da diversi studi e ricerche che quando siamo più stressati, quando siamo sommersi dai problemi, sorridere e – perché no – ridere ci fa molto bene. Ci aiuta ad allentare le tensioni, a migliorare il nostro stato fisico e mentale. Bisogna avere la capacità di ricontestualizzare il tutto, vedendo quali sono i veri problemi della vita. È vero, comunque, che alcune persone si trovano in contesti lavorativi troppo formali, per questo consiglio loro di cercarne uno meno formale… Passiamo più della metà della nostra vita al lavoro, non possiamo fare qualcosa che non ci piace. A dir la verità, però, in questo momento molte persone non hanno un lavoro. E allora il mio consiglio è di diversificarsi, di specializzarsi in qualcosa e di imparare a farlo al meglio. È l’unica soluzione, perché oggi come oggi la concorrenza è tanta in tutti i settori.

Comments

  1. Silvia Zanotto says:

    Egregio Sig. Formisano. Ho letto l’intervista e penso che appena possibile acquisterò il suo libro. Mi incuriosisce, stimola e penso che mi possa servire anche per il mio lavoro di formatore.
    Vorrei, aggiungere alla sua “schematizzazione” sul bambino che il bambino è anche curioso e pronto ad apprendere. Cosa che gli adulti, che si prendono troppo sul serio, non “possono e sanno” fare più. A presto. Silvia Zanotto

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