Quattro autori per tredici libri. Meglio, audiolibri. Dal “Kaizen” (l’arte giapponese del miglioramento continuo) al “Decision Making”, passando per il “Time Management”, “Le dieci regole d’oro del passaparola”, “Experience Marketing”, “Innovazione e problem solving” e molto altro ancora: è un piatto davvero ricco quello della nuova “Audiolibri Collection” realizzata da Editrice Il Campo (visita il canale Youtube) , capace – con ottime probabilità – di soddisfare qualsiasi “fame di crescita” in ambito lavorativo.
Temi classici della formazione manageriale e argomenti un po’ più inesplorati, il tutto servito in un formato (mp3) che strizza l’occhio al nuovo che avanza. Degli spunti più interessanti (e curiosi) di questa iniziativa editoriale parliamo con due degli autori degli audiolibri, due professionisti della formazione: Edoardo Cognonato e Francesco Martelli (a questo link l’intervista con gli altri due autori, Francesco Muzzarelli e Roberto Tiby).
Edoardo Cognonato è titolare della società di consulenza in marketing relazionale Profile Empowerment di Padova, specializzata in processi di Marketing Relazionale, Fidelizzazione e Leadership. È docente in Leadership, Team-working e Marketing Relazionale presso diverse università italiane. Collaboratore dell’Osservatorio di Psicologia Motivazionale e Cognitiva dell’Università di Padova, insegna presso il Centro di Dinamica Comportamentale di Ferrara. È autore del libro “Leader si nasce e si diventa” (Editrice il Campo, Bologna).
Dottor Cognonato, tra gli audiolibri di cui è autore, ce n’è uno che ci incuriosisce parecchio: “Kaizen – L’arte del miglioramento continuo”. Come potremmo riassumerne il contenuto? Cos’è il Kaizen e che risvolti può avere nella vita professionale delle persone?
Kai (cambiamento) e Zen (meglio): questa è la radice etimologica di Kaizen, l’arte giapponese del miglioramento continuo. Lo spirito di questa filosofia orientale è divertirsi e provare gioia nel fare al meglio il proprio lavoro sviluppando e/o allenando capacità immaginative e creative. Il miglioramento continuo è un’esperienza evolutiva che arricchisce in termini di immaginazione ed esperienza artistica applicata. Infatti, il leader che voglia portare all’interno dell’organizzazione questo metodo formativo in grado di stimolare il team di lavoro, dovrà comportarsi come un musicista che immagina mentalmente la propria performance, come un attore con i propri dialoghi o un pittore con la propria opera.
Per applicare questa disciplina alla vita professionale occorre lavorare sulla centratura del sé quale fondamento del benessere olistico che aiuterà ad alimentare le proprie performance. Presupposti indispensabili: lo spazio e il tempo necessari per focalizzarsi sull’obiettivo. Applicato nel modo corretto e funzionale alla propria mission, l’approccio suggerito arricchirà ogni modello di business.
Altro tema interessante è la “Leadership Motivazionale”. Il messaggio che vuole lanciare è che non esiste leadership senza capacità di motivare il team? Dal suo punto di vista, si nasce leader e poi si affina questa predisposizione naturale oppure tutti possono diventare leader, senza distinzioni?
Prendendo spunto dal titolo di una mia pubblicazione, rispondo che leader si nasce e si diventa. I componenti di un team di lavoro, come uno strumento musicale che si accorda al suono del diapason, possono essere in grado di vibrare all’unisono guidati dal leader. Per ricoprire il ruolo di “direttore d’orchestra” non basta essere competenti: è indispensabile essere ispirati, mettersi in contatto con il proprio karma e riuscire a coltivare il proprio talento attraverso le giuste tecniche e metodologie. La leadership, quindi, in sostanza, si fonda su tre pilastri: motivazione, capacità, ispirazione. Per approfondire consiglio la lettura del mio volume “Leader si nasce e si diventa”.
Francesco Martelli è consulente, formatore e autore specializzato in risorse umane. È Trainer di Programmazione Neuro-Linguistica (PNL) e si è formato direttamente con i fondatori di questa metodologia. Dal 1997 lavora professionalmente aiutando aziende e persone a eccellere. Ideatore di Intuition TrainingTM, il primo percorso formativo dedicato allo sviluppo dell’intuito, è autore di numerosi prodotti audiovisivi su questi temi.
Dottor Martelli, i suoi quattro audiolibri sono percorsi da un filo rosso comune: l’intuito. Ci spiega che declinazioni deve assumere questa “capacità” per portare al successo? In che modo può risultare determinante in ambito lavorativo? A quali altre doti va accompagnata?
L’intuito, per poter portare al successo, deve essere affinato e allenato come uno strumento sul quale poter contare. Se per un atleta è indispensabile avere fiato e resistenza, nel business e nel lavoro non possiamo pensare a una persona di successo priva di intuito. Infatti, le doti di calcolo, quelle logico-razionali e linguistiche da sole non bastano. L’intuito deve essere attivo, acuto e si dovrebbe poter contare su di esso.
L’intuito è determinante nel prendere decisioni rapidamente e correttamente, anche in mancanza di dati completi o quando si ha poco tempo. Può aiutare, inoltre, a trovare idee creative o innovative in modo rapido ed efficace, nonché a risolvere problemi in modo efficace in maniera creativa.
Naturalmente, l’ideale sarebbe che un intuito molto forte fosse accompagnato da altrettanta capacità di analisi, logica, calcolo e linguaggio. In questo modo, si raggiungerebbe un equilibrio delle diverse abilità principali per il successo, e non invece, come nella maggior parte dei casi accade, vedere uno squilibrio e un predominio a favore di alcune qualità rispetto alle altre.
Cosa ci può dire del legame tra intuito e decision making? Non pensa che prendere decisioni strategiche solo sulla base di intuizioni sia un tantino rischioso?
Come dicevo, l’intuito aiuta a prendere decisioni efficaci specialmente quando non abbiamo tempo né modo per analizzare e valutare tutti i dati disponibili, oppure quando sono insufficienti. Sono convinto che l’intuito, la logica e l’analisi debbano integrarsi in maniera equilibrata. Quindi, concordo sul fatto che decisioni strategiche prese soltanto in modo intuitivo possano rivelarsi rischiose. Tuttavia, è pur vero che, nei casi in cui non sia possibile fermarsi a riflettere, si riveli indispensabile agire d’istinto: basti pensare a un pompiere in azione durante un incendio.
Quando è possibile, cioè quando abbiamo tempo e modo per riflettere, occorre integrare razionalità e intuito. Le scienze manageriali classiche escludono l’intuito dal processo decisionale, “prescrivendo” un processo logico che linearmente conduca dalla A alla Z. In realtà, quasi mai si assiste all’applicazione concreta di tale processo all’interno della vita aziendale. La teoria prescrive che il processo decisionale dovrebbe essere il più possibile logico e razionale. Io, invece, sostengo che l’intuito dovrebbe guidare verso la scelta giusta, e che logica e razionalità dovrebbero controllare e verificare la bontà, il realismo e la fattibilità della decisione, con tutte le sue implicazioni. Quindi: prima l’intuito, poi la logica. Questo accade, tra l’altro, piuttosto spesso nella vita aziendale e nel business, anche se quasi sempre si sostiene che le decisioni siano state prese in modo del tutto razionale. Allenare l’intuito è molto utile per supportare adeguatamente l’analisi, il calcolo e la ragione.




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