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	<title>Profumo di Carriera &#187; RUOLI AZIENDALI</title>
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	<description>Il magazine online per chi non vuole fermarsi nel lavoro</description>
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		<title>Direttore Scientifico &#124; Federico Simonetti</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 13:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[IN PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[RUOLI AZIENDALI]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno scienziato in azienda. No, non si tratta del titolo di un nuovo libro o di un film in uscita al cinema. Ma della definizione che Federico Simonetti dà del suo ruolo di Direttore Scientifico in 9PROOF, la software house nata nel 2009 dall&#8217;aggregazione di tre poli informatici – magiaro, ucraino ed italiano – che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/simonetti_federico_9proof_post.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-left alignleft" src="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/simonetti_federico_9proof_post.jpg" alt="simonetti_federico_9proof_post" width="256" height="319" /></a>Uno scienziato in azienda. No, non si tratta del titolo di un nuovo libro o di un film in uscita al cinema. Ma della definizione che <strong>Federico Simonetti</strong> dà del suo ruolo di <strong>Direttore Scientifico</strong> in <strong>9PROOF</strong>, la software house nata nel 2009 dall&#8217;aggregazione di tre poli informatici – magiaro, ucraino ed italiano – che fornisce servizi e produce soluzioni innovative per la protezione della privacy nelle comunicazioni mobili, per la cifratura dei dati sensibili e per la cancellazione selettiva e definitiva dei dati. Un progetto che ha visto Simonetti tra i suoi fondatori e che poi l&#8217;ha coinvolto con un ruolo aziendale forse non noto ai più. Quello, appunto, di Direttore Scientifico: «Questa qualifica credo differenzi e spieghi in modo semplice la figura del ricercatore, a differenza di una anonima sigla anglofona come CIO, CTO, CSO, che confonde i non addetti ai lavori e non qualifica fino in fondo la persona in causa – spiega lo stesso Simonetti – Oggi la parola “scienziato” è assai desueta, ma a me piace considerarmi tale perché credo che la conoscenza debba restare un eterno obiettivo, mai un traguardo che ci si illude di aver raggiunto».</p>
<p><strong>Dottor Simonetti, parliamo subito di 9PROOF, la software house che ha contribuito a fondare nel 2009, in cui attualmente ricopre il ruolo di Direttore Scientifico. Si tratta di un progetto internazionale, giusto? Che genere di servizi fornite ai clienti?</strong><br />9PROOF è un progetto internazionale nato con lo scopo di creare una software house nel senso più autentico del termine: i software non vengono sviluppati per conto terzi, ma progettati e realizzati internamente e vengono poi proposti sui canali della grande, media e piccola impresa attraverso una strategia di partnership con i migliori <em>system integrator</em>. Tra i nostri prodotti di punta ci sono BladeBox (nella versione Professional ed Enterprise), software per la protezione sicura e flessibile dei dati aziendali che adotta i migliori standard crittografici oggi esistenti; Wiperaser, software per la cancellazione sicura e definitiva dei dati al termine della loro “vita” (oggi requisito di legge anche in Italia); Scrambit, software per smartphone che rende le telefonate sicure e impossibili da intercettare. Per quanto riguarda i numeri di 9PROOF, è prematuro definirne con precisione. Abbiamo dedicato questi mesi a costruire l’azienda, il team di sviluppo, le nuove versioni dei nostri programmi e siamo sul mercato da poco tempo per fare delle valutazioni. se non di tendenza in positivo o negativo del mercato. Ciò che stiamo vedendo è, però, incoraggiante: abbiamo innanzitutto ottenuto due importanti certificazioni dal Security Consortium americano che ci permettono di offrire questa “eccellenza” in un mercato molto competitivo come quello USA. E in Italia possiamo vantare clienti sia in ambito finanziario che medicale, oltre ad avere in corso importanti trattative con alcuni tra i principali istituti di credito e con diverse aziende di dimensioni medie e medio grandi.</p>
<p><strong>Come ha già anticipato, poche settimana fa siete sbarcati ufficialmente negli Stati Uniti, aprendo una sede nella mitica Silicon Valley. Che valore ha questo passo per l&#8217;azienda? Il mercato americano quali opportunità di crescita vi offre?</strong><br />Per un’azienda come la nostra, la presenza con una sede nella Silicon Valley è stato un passo fondamentale, che oltre ad offrire maggiore credibilità all’azienda stessa ci ha offerto una posizione strategica per l’espansione in questo continente, senza trascurare il fatto che il mercato USA dei software è in forte ripresa. L’America e soprattutto gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato mondiale per soluzioni informatiche in ambito software e 9PROOF, per essere all’altezza dell’evoluzione e dello sviluppo tecnologico in cui investe, non poteva tralasciare la possibilità di una presenza proprio in questo luogo.</p>
<p><strong>Come detto, lei è Direttore Scientifico di 9PROOF. Vuole spiegare ai nostri lettori di che cosa si occupa precisamente? Quali sono le sue mansioni in azienda?</strong><br />Direttore Scientifico è una qualifica di un mio ex professore dell’Università che ho sempre guardato con stima ed interesse, ormai quasi vent’anni or sono. Da allora me ne sono “innamorato” perché credo differenzi e spieghi in modo semplice la figura del ricercatore, a differenza di una anonima sigla anglofona come CIO, CTO, CSO, che spesso e volentieri confonde i non addetti ai lavori e non qualifica fino in fondo la persona in causa. Essere oggi il Direttore Scientifico della mia azienda è per me una componente straordinaria perché mi permette di seguire e dirigere ogni aspetto scientifico e di sviluppo tecnologico di 9PROOF. Oggi la parola “scienziato” è assai desueta, ma a me piace considerarmi tale perché credo che la conoscenza debba restare un eterno obiettivo, mai un traguardo che ci si illude di aver raggiunto. Comunque, per dirla in modo brutalmente pratico, ciò che faccio è concepire l’idea dei nuovi prodotti e delle loro funzionalità, passare dall’idea al progetto e poi coordinare il team che lo svilupperà senza tralasciare la mia personale partecipazione come programmatore alla scrittura del codice.</p>
<p><strong>Le competenze e le doti che ritiene necessarie per ricoprire al meglio il suo ruolo?<br /></strong>La dote che reputo più importante è il sapersi fare costantemente nuovi domande. Mettere in dubbio se stessi e le proprie certezze, ciò che crediamo di sapere e ciò che abbiamo sempre ritenuto vero, è una grande fonte di crescita. Da non trascurare, inoltre, l’amore per la ricerca e una grande tenacia nel raggiungere i risultati che spesso non arrivano se non dopo innumerevoli tentativi. Considerazioni filosofiche a parte, però, devo anche ammettere che buone capacità logiche e di correlazione aiutano molto.</p>
<p><strong>E qual è, invece, l&#8217;aspetto che le piace di più del suo lavoro? <br /></strong>Sicuramente la soddisfazione che si prova quando si vede “venire alla luce” un nuovo prodotto che si è seguito fin dalla nascita: dopo mesi di progettazione, di sviluppo, di correzione degli errori, di impegno, finalmente si può rilasciare alla distribuzione un nuovo software 9PROOF.</p>
<p><strong>Prima di 9PROOF, lei ha fondato numerose aziende, alcune delle quali sono diventate leader del proprio settore. Ci può raccontare un po&#8217; più nel dettaglio il suo passato da imprenditore? <br /></strong>Come imprenditore ho avuto modo di fare diverse esperienze e probabilmente quella a cui sono più legato è un’altra software house che ho costituito tanti anni fa negli Stati Uniti con un socio americano e con la quale siamo riusciti a vendere i nostri prodotti ad aziende ed enti prestigiosi come Delta Airlines, American Airlines, il Governo e l’Esercito USA, persino la NASA. Credo che questi ottimi risultati ottenuti siano da attribuire non solo alle tante energie impiegate nella scelta e nella costituzione di un team tecnico altamente motivato e qualificato, ma anche alla forte valorizzazione delle diverse competenze dei membri del team, in un contesto che oggi può ricordare quello di Google. Non mancavano, infatti, aree relax e svago – per rilassare la mente tra una riunione ed una fase di scrittura – che invece di distrarre massimizzavano il rendimento di ogni singola persona. E poi il rispetto dell’individuo era sopra ogni cosa.</p>
<p><strong>Facendo due conti, nel suo bagaglio professionale ci sono più di 15 anni di esperienza nel mercato IT internazionale. Ma questa “esperienza” che cosa le ha insegnato? </strong><br />Credo che l’esperienza abbia un valore enorme nel lavoro così come nella vita. Gli errori sono fondamentali, possono essere degli stimoli fortissimi al miglioramento e permettono a chiunque di noi di fare dei piccoli, grandi passi verso un futuro che ci auguriamo sia positivo e di grande successo.</p>
<p><strong>Dopo gli Stati Uniti, qual è la nuova frontiera per lei e per 9PROOF?</strong><br />Gli USA sono un mercato dove è “impossibile” non essere presenti se si vuole un profilo di alto livello per la propria azienda, ma per certi versi è più semplice rispetto ad altri contesti. Dopo gli Stati Uniti, vorremmo provare con il più ostico Brasile, con l’India ed il Giappone, mercati sui quali stiamo già cominciando a muovere i primi passi. Quelli appena menzionati sono mercati con esigenze specifiche, diverse da quelli affrontati sino ad oggi, con potenziali acquirenti che sappiamo ci richiederanno modifiche e forti adattamenti dei prodotti rispetto ad esigenze specifiche. Sfide che affronteremo con grande entusiasmo e con la positività e la competenza che da sempre ci contraddistingue come azienda.</p>

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		<title>Organizzazione e Sistemi informativi &#124; Flavio Radice</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 14:10:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[INFORMATION TECHNOLOGY]]></category>
		<category><![CDATA[RUOLI AZIENDALI]]></category>

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		<description><![CDATA[Se oggi il Gruppo ILLVA Saronno – con i suoi 1000 dipendenti diretti e gli oltre 250 milioni di euro di fatturato – può essere considerato un esempio di successo italiano nel mondo, probabilmente molto lo deve al fatto di aver messo Organizzazione e Sistemi informativi al centro di tutte le strategie aziendali. Una sfida [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/radice_flavio_post.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-right alignright" src="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/radice_flavio_post.jpg" alt="radice_flavio_post" width="272" height="356" /></a>Se oggi il <strong>Gruppo ILLVA Saronno</strong> – con i suoi 1000 dipendenti diretti e gli oltre 250 milioni di euro di fatturato – può essere considerato un esempio di successo italiano nel mondo, probabilmente molto lo deve al fatto di aver messo <strong>Organizzazione e Sistemi informativi</strong> al centro di tutte le strategie aziendali. Una sfida raccolta dalla società lombarda in anticipo sui tempi, quasi dieci anni fa, quando ha deciso di affidare la responsabilità di questa funzione a <strong>Flavio Radice</strong>. I risultati fin qui hanno premiato la scelta, eppure una storia di innovazione e di successo come questa non può essere considerata un tipico caso italiano. IT e Organizzazione faticano ancora a fare breccia nel “cuore” delle aziende nostrane: «Ne sono consapevole – commenta Radice – e a volte non mi capacito di come molti imprenditori, così illuminati dal punto di vista del business, non comprendano poi come portare all&#8217;eccellenza le loro aziende ottimizzando i processi, ma soprattutto riducendo significativamente i costi e rendendo “trasparente” la gestione».</p>
<p><strong>Dottor Radice, lei è laureato in Ingegneria informatica. Quanto è stata importante la sua formazione universitaria per lo sviluppo della sua carriera lavorativa?</strong><br />La laurea ha sicuramente contribuito a darmi una una formazione tecnica di base molto importante per poter entrare con rapidità nelle logiche industriali, ma ritengo più decisiva la curiosità nel comprendere i processi delle aziende in ogni campo – da quello produttivo a quello amministrativo, commerciale, logistico, gestionale – e la passione per l’innovazione, che è come una dote: non tutti ce l’hanno e non è ugualmente forte in ogni persona.</p>
<p><strong>Nel 2001 è approdato al Gruppo ILLVA Saronno, ma prima cosa c&#8217;è stato nella sua vita professionale?</strong><br />Ho attraversato quasi tutti gli stadi del mondo del lavoro, dalla consulenza alla proprietà di una software house (da 15 dipendenti), e questo mi permette di vedere gli stessi fenomeni da molte angolazioni. Una visione esterna quale può essere quella del consulente, ma magari molto specifica. Poi una visione a 360 gradi tipica dell&#8217;imprenditore, anche se poco approfondita. Infine, nel mio ruolo attuale, la visione del manager che ha una responsabilità precisa e diretta, seppur vissuta con gli stimoli di un consulente – poiché sono chiamato a muovermi trasversalmente tra realtà aziendali molto diversificate – e soprattutto forte di una passata mentalità imprenditoriale. È proprio questa componente a far sì che la coscienza critica entri in ogni mia scelta di progetto, in ogni decisione, che deve essere presa come se il denaro utilizzato fosse il mio.</p>
<p><strong><a href="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/illvasaronno_radice_flavio_post.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-left alignleft" src="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/illvasaronno_radice_flavio_post.jpg" alt="illvasaronno_radice_flavio_post" width="282" height="188" /></a>Il Gruppo in cui opera attualmente è noto al grande pubblico per il Disaronno, il liquore al gusto di amaretto, ma in realtà commercializza diversi brand del settore food &amp; beverage e non solo. Vuole tracciare un quadro complessivo della società?<br /></strong>Il Gruppo ILLVA Saronno è un esempio di multinazionale italiana in cui la capacità imprenditoriale di innovazione – di prodotto, di mercato, tecnologica, di investimento – è stata premiata negli ultimi dieci anni dai risultati. Basti pensare che i nostri prodotti sono distribuiti in 150 paesi al mondo, che abbiamo un fatturato consolidato di oltre 250 milioni di euro e circa 1000 dipendenti controllati direttamente, senza considerare la partecipazione (circa il 30%) nel capitale della più grande azienda cinese di produzioni di vini, in cui lavorano oltre 5000 persone. In questo senso, fregio della società è riuscire a gestire un conto economico per ogni paese per analizzare revenue e marginalità.</p>
<p><strong>Parliamo del suo ruolo attuale. Di che cosa si occupa un Direttore Organizzazione &amp; Sistemi informativi? Quali mansioni e quali responsabilità le competono? Il suo team di collaboratori di quante persone è composto?</strong><br />La responsabilità dei Sistemi informativi già di per se non è banale, considerato che bisogna non solo garantire il buon funzionamento della parte infrastrutturale – oggi sempre più complessa ed articolata, connessioni geografiche incluse –, ma soprattutto gestire il sistema ERP ed una pletora di sistemi <em>legacy</em> o dipartimentali. Ad esempio, i sistemi di <em>order entry &amp; order management </em>per la gestione del <em>pricing</em> in GDO, i sistemi di gestione provvigionale per il calcolo delle svariate regole di liquidazioni per gli oltre 500 agenti, i sistemi di magazzino avanzato in radio frequenza per ottimizzare <em>picking</em> e tracciabilità del lotto (obbligatoria nel mondo food &amp; beverage), i sistemi di raccolta degli ordini a mezzo palmari per garantire un <em>time-to-market</em> estremamente rapido tra la richiesta del cliente ed il <em>delivery</em>, il sistema documentale enterprise, etc. E fino a qui è la parte “facile”&#8230; Perché la responsabilità dell’Organizzazione aziendale in verità non è un lavoro, ma una missione! Significa curiosare in tutti i processi di tutte le società del Gruppo per comprendere come questi vengano gestiti e capire dove siano possibili ottimizzazioni. Da un lato incidendo su una diversa operatività, dall&#8217;altro introducendo nuovi sistemi (a volte di mercato, a volte da inventare) o magari anche semplicemente chiedendo l’attivazione di nuove funzionalità che il sistema ERP offre, ma che a nessuno era venuto in mente di richiedere o di sfruttare. <br />La mia struttura, per scelta personale, è molto leggera e garantisce la massima competenza sui sistemi <em>core</em>, sulla conoscenza delle persone e dei processi aziendali. I servizi <em>non core</em>, invece, sono in <em>outsourcing </em>(ad esempio, le oltre 600 postazioni di lavoro distribuite in Italia ed in alcuni Paesi europei, oltre la metà mobile, sono gestite da una società specializzata con un altissimo livello di standardizzazione ed una tempestività elevata nell’intervento e nel supporto sia “onsite” che attraverso la tele-assistenza). Come detto, comunque, a Saronno lavorano dieci persone che rappresentano la dorsale del servizio, ripartite tra funzionali per il sistema ERP, project management, BI, internet, sistemi infrastrutturali, quali ad esempio portale e posta elettronica.</p>
<p><strong><a href="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/illvasaronno_radice_flavio_post1.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-right alignright" src="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/illvasaronno_radice_flavio_post1.jpg" alt="illvasaronno_radice_flavio_post1" width="300" height="207" /></a>I risultati più significativi che ha ottenuto nei suoi 9 anni all&#8217;interno del Gruppo ILLVA Saronno?<br /></strong>Ritengo che l’obiettivo più importante realizzato in questi anni sia l’aver raggiunto un altissimo livello di standardizzazione, che ha visto l’apice nella creazione di uno Share Service Operativo, alla base del quale c’è stato un lavoro di razionalizzazione operativo, funzionale, organizzativo ed ovviamente sui sistemi informativi comuni a tutte le società del Gruppo ILLVA Saronno. In secondo luogo, penso – con un minimo di presunzione – di aver introdotto in molte funzioni aziendali la voglia di cambiamento, di innovazione, pur se con modalità di ricezione diverse in relazione alle singole persone e ai ruoli svolti.</p>
<p><strong>In moltissime imprese italiane la sua funzione aziendale non è ancora considerata “centrale”. Come si spiega questo ritardo, secondo lei? <br /></strong>Ne sono consapevole e a volte non mi capacito di come molti imprenditori, così illuminati dal punto di vista del business, non comprendano poi come portare all&#8217;eccellenza le loro aziende ottimizzando i processi, ma soprattutto riducendo significativamente i costi e rendendo “trasparente” la gestione, anche come strumento di benchmark interno tra le varie direzioni. Penso sia un problema legato alla grande conoscenza che gli imprenditori hanno delle proprie aziende, che li spinge a pensare di dominarle in tutte le loro componenti. Trovo anche un pizzico di egoismo in questo, perché non consente un semplice passaggio generazionale a chi un domani dovrà prenderne le redini.</p>
<p><strong>La sfida più avvincente che il Gruppo ILLVA Saronno ha davanti a se nei prossimi anni?<br /></strong>Quella più importante è già in corso ed è stata crescere in questi ultimi due anni di contrazione internazionale dei mercati e di forte difficoltà finanziaria. La sfida, dunque, è stata acquisire altri brand (ad esempio Tiamaria dal gruppo Pernod lo scorso anno) ed è, oggi, ipotizzare nuove acquisizioni, anche in mercati in cui siamo già presenti (evidentemente la riservatezza in questo caso è d’obbligo!) per acquisire intere fette di mercato e quindi allargare il perimetro distributivo.</p>
<p><strong>Un consiglio a chi volesse intraprendere un percorso professionale simile al suo?<br /></strong>Sono due le <em>key practices</em>. Innanzitutto, imparare il linguaggio dell’imprenditore per dimostrare, con molta umiltà e concretezza, le proprie capacità e le proprie idee con fatti tangibili. E poi mettere passione nel lavoro. Una passione che sicuramente poi verrà profusa nell’azienda a tutti i livelli e ci aiuterà a confinare gradualmente la classica curva di resistenza al cambiamento, a favore di un positivismo importante anche nei momenti di stress. In questo senso è fondamentale saper dosare la condivisione delle scelte con la fermezza e la determinazione supportata dalla convinzione.</p>

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		<title>Country Sales Manager &#124; Andrea Schmeidler</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 13:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[COMMERCIALE VENDITE]]></category>
		<category><![CDATA[RUOLI AZIENDALI]]></category>

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		<description><![CDATA[Un&#8217;esperienza di 27 anni nel mondo del tessile e dell’off retail da mettere al servizio di un&#8217;azienda emergente nel mercato italiano (ma già affermata a livello europeo). Andrea Schmeidler si affaccia con queste credenziali al suo nuovo ruolo di Country Sales Manager Italia di vente-privee.com, società francese leader nel settore delle vendite-evento online. Da febbraio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/schmeidler_andrea_post.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-left alignleft" src="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/schmeidler_andrea_post.jpg" alt="schmeidler_andrea_post" width="252" height="393" /></a>Un&#8217;esperienza di 27 anni nel mondo del tessile e dell’off retail da mettere al servizio di un&#8217;azienda emergente nel mercato italiano (ma già affermata a livello europeo). <strong>Andrea Schmeidler</strong> si affaccia con queste credenziali al suo nuovo ruolo di <strong>Country Sales Manager Italia</strong> di <a href="http://www.vente-privee.com" target="_blank"><strong>vente-privee.com</strong></a>, società francese leader nel settore delle vendite-evento online. Da febbraio è entrato in azienda con l’obiettivo di reclutare nel nostro Paese un team di figure commerciali e marketing: in tutto 15 persone che – sotto la sua guida  – saranno chiamate ad accrescere il numero di brand italiani che collaborano con vente-privee.com, ampliando così l&#8217;offerta per i clienti. Una sfida appassionante per cui Schmeidler sembra aver già pronte le carte vincenti: «Arrivo in questa azienda con un bagaglio di esperienze e di conoscenze che mi permette di affrontare il settore dell’e-commerce con grande consapevolezza e strategia».</p>
<p><strong>Dottor Schmeidler, la sua storia professionale inizia nel 1983, quando rileva l’azienda tessile di famiglia. Ci vuole raccontare un po&#8217; più nel dettaglio i suoi esordi e i successivi sviluppi della sua carriera ?</strong><br />Ho iniziato la mia carriera lavorativa giovanissimo, dopo gli studi scientifici, rilevando la A.TE.R s.r.l. di Legnano, azienda di famiglia nel campo del tessile, leader nella produzione di capi di abbigliamento donna e bambino per la grande distribuzione estera ed italiana, con produzioni dirette per <em>private label</em>. Durante gli anni in A.TE.R ho gestito le acquisizioni di marchi prestigiosi in esclusiva per il mercato europeo portando l’azienda a fatturare 16-17 milioni di euro con una produzione di oltre 2,5 milioni di capi l’anno in Italia e di 3 milioni di capi all’estero.<br />Nonostante la mia giovanissima età, ho subito guardato al commercio internazionale concentrandomi specialmente su Germania, Francia, Spagna e Regno Unito. Così, in breve tempo la A.TE.R è diventata un’azienda europea di riferimento per molti player internazionali sulla base del concetto “pronto modista” legato alla distribuzione off retail. Il target di riferimento dell’azienda è sempre stato la distribuzione off retail, privilegiando canali come la vendita per corrispondenza e successivamente le televendite. <br />Il concetto predominante della A.TE.R è stata la produzione verticale europea di prodotti fashion da abbinare ai basic destinati a produzioni orientali. La produzione è arrivata anche a 220mila pezzi al mese, in particolare di prodotti <em>young fashion</em> e <em>private label</em>. L’azienda si è sempre occupata di creazione e sviluppo di nuovi prodotti, partendo dai tessuti per arrivare ai capi finiti.<br />A fine anni ‘90, la A.TE.R diventò licenziataria europea di marchi da bambino come Walt Disney, Warner Bros, Pokemon, Harry Potter. Grazie a queste acquisizioni, ho iniziato una gestione innovativa e moderna dei brand grazie anche alla nascita e diffusione di discounter internazionali (tra cui Aldi, Lidl), e il mondo promozionale. Nel 2003 il mio interesse per la rete era diventato tale da portarmi a sviluppare il primo portale online di acquisti diretti, creando così una forma di distribuzione alternativa.</p>
<p><strong><a href="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/schmeidler_andrea_post1.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-right alignright" src="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/schmeidler_andrea_post1.jpg" alt="schmeidler_andrea_post1" width="302" height="203" /></a>Nel 2008 ha fondato Canalecorto.com. Che genere di esperienza è stata? In che modo ha arricchito la sua competenza e conoscenza del mercato?</strong><br />Dopo 25 anni, mi sono buttato in una nuova grande sfida fondando Canalecorto.com, una società di attività, consulenza commerciale e marketing strategico, dedicata allo sviluppo di canali alternativi di distribuzione che con la mia precedente azienda ha in comune la propensione verso il mercato estero e l’off retail. Canalecorto si rivolge principalmente alle aziende italiane, privilegiando in maniera assoluta il mercato estero. Questa attività nasce da un mio desiderio di provare a colmare una mancanza strutturale tipica di molte aziende italiane, non ancora interessate, o incapaci di identificare, seguire e sviluppare, canali off retail già sviluppati, ma fino ad allora mai approcciati dalle diverse realtà. Canalecorto ha, quindi, offerto alle aziende il suo know how per creare un’immagine moderna e un nuovo posizionamento sul mercato, rispettando le politiche commerciali di ogni singola realtà e dando, allo stesso tempo, la possibilità di identificare nuovi mondi per valorizzare i propri prodotti sviluppando un canale di vendita nuovo e alternativo. <br />Questa esperienza e quella in A.TE.R mi hanno dato la possibilità di specializzarmi in un settore totalmente nuovo, come le vendite per corrispondenza, permettendomi ora di entrare in vente-privee.com con un bagaglio di esperienze e di conoscenze che mi permette di affrontare il settore dell’e-commerce con grande consapevolezza e strategia.</p>
<p><strong>Da pochi mesi è approdato in vente-privee.com. Innanzitutto, può tracciare un profilo della realtà in cui opera? <br /></strong>La storia di vente-privee.com inizia a Parigi nel 2001 dalla mente di Jacques-Antoine Granjon, attuale Presidente e Direttore Generale, e dei suoi 7 associati tuttora attivi all’interno della società, che operavano nel mondo del destockaggio. Lo scopo era quello di creare un club privato online con l’obiettivo di rispondere in modo rapido e qualitativo alla necessità delle marche di smaltire i propri stock di prodotto, arrivando direttamente al consumatore, ma al tempo stesso proteggendo il valore e l’immagine del brand, oltre che la rete di distribuzione tradizionale. In breve tempo, vente-privee.com è diventato leader europeo nel settore delle vendite-evento online. L’iscrizione al sito è gratuita e senza alcun obbligo di acquisto: due giorni prima di una vendita, ogni membro riceve una e-mail di invito accompagnata da un trailer che anticipa alcuni prodotti oggetto della vendita unitamente agli orari di apertura e chiusura. Ogni vendita inizia alle 7 del mattino in settimana e alle 9 nel weekend e dura circa 2-4 giorni. I membri possono accedervi e scoprire tutti gli articoli disponibili e fare acquisti in un solo click beneficiando di sconti che arrivano fino al 70%.<br />Oggi vente-privee.com conta circa 1.250 dipendenti e più di 10 milioni di membri, di cui 4,6 milioni di clienti. Nel 2009 ha prodotto 2.500 vendite in collaborazione con più di 1.200 marche partner raggiungendo un fatturato complessivo di 10 milioni di euro in Italia e di 680 milioni di euro in Europa. Per il 2010 vente-privee.com prevede un fatturato di 800 milioni di euro e 3.300 vendite; solo in Italia, l’obiettivo per il 2010 è di realizzare un fatturato di 24 milioni di euro (+140% rispetto al 2009). <br />La diversità è al centro della filosofia di vente-privee.com che valorizza la formazione e il successo dei propri collaboratori in un’atmosfera stimolante e creativa, all’interno di una vera e propria “digital factory”. L&#8217;azienda gestisce completamente in interno l’organizzazione di ciascuna vendita, dallo shooting fotografico al web design, dalla produzione alla logistica, facendo convivere in un’unica realtà numerose figure professionali e ruoli. Ogni giorno più di 30 divisioni specializzate sono al servizio delle marche partner e dei membri di vente-privee.com.</p>
<p><strong><a href="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/schmeidler_andrea_post2.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-left alignleft" src="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/schmeidler_andrea_post2.jpg" alt="schmeidler_andrea_post2" width="173" height="240" /></a>Il suo ruolo in vente-privee.com è di Country Sales Manager Italia. In realtà, però, la sua avventura non è ancora cominciata. Esattamente di che cosa si sta occupando in questo momento? È già pronto il suo team di commerciali?</strong><br />Sono arrivato in azienda a febbraio di quest’anno con l’obiettivo innanzitutto di reclutare un team dedicato che, entro la fine dell’anno, conti 15 persone che lavoreranno quotidianamente nella nuova sede milanese che stiamo ultimando in queste settimane. A Milano si concentreranno figure commerciali e marketing: dovranno essere figure senior, con una spiccata indole commerciale e una buona esperienza B2B, capaci di gestire un mercato attraente e strategico come quello italiano. <br />La decisione dell’azienda di aprire in Italia deriva sicuramente dalla necessità di seguire in modo più diretto e vicino le marche, primi clienti di vente-privee.com, e di continuare ad accrescere il numero di brand italiani con cui collaboriamo ogni giorno per garantire la miglior offerta possibile ai nostri membri.</p>
<p><strong>Andrea Schmeidler in che modo è in grado di arricchire la squadra di vente-privee.com? Insomma, quali sono i suoi punti di forza?<br /></strong>Sicuramente l’esperienza di 27 anni nel mondo del tessile e dell’off retail, nonché il fatto di aver conosciuto vente-privee.com quando ancora ero in Canalecorto, perché così ho potuto conoscere la realtà francese da un altro punto di vista, diciamo dalla parte del mercato. Mi ritrovo molto nei valori dell’azienda, quindi l’inserimento in una realtà così giovane e fortemente proiettata ad una crescita futura, è stato davvero naturale e semplice. Ho solo dovuto cambiare, almeno per ora, la sede di lavoro, da Milano a Parigi.</p>
<p><strong>Per chi lavora nel commerciale qual è l&#8217;errore da non commettere mai?</strong><br />Guardare solo “in casa propria”. È necessario avere una visione globale e cooperativa per saper cogliere le opportunità che il mercato offre.</p>
<p><strong>Un film che ha cambiato la sua vita professionale?</strong><br />Non ce n’è uno in particolare, ma il film <em>“Alla ricerca della felicità”</em> mi ha particolarmente colpito e commosso. In questa pellicola ho ritrovato una parte del mio passato, gli alti e bassi che, seguendo l’andamento del mercato, ho dovuto affrontare e risolvere per arrivare dove sono oggi. Quella che oggi posso dire essere la mia esperienza, mi ha permesso di prendermi carico della realtà vente-privee.com che in Italia è solo agli inizi e che, sulle orme degli altri Paesi, ha ancora molta strada da percorrere.</p>
<p><strong>Scongiuri a parte, dove si aspetta di essere da qui a due anni?</strong> <br />Due anni in vente-privee.com corrispondono a dieci anni in un’azienda normale, considerato il ritmo di crescita sia in termini di fatturato che di dimensioni. Per il momento vente-privee.com ha toccato solo il 15% del mercato, quindi il potenziale di crescita è ancora enorme. Ora è arrivato il momento di sviluppare il mercato italiano e di aprire la sede locale. Il mio obiettivo è quello di vincere la sfida in Italia e di replicare il successo che l’azienda ha avuto e continua ad avere nel resto d&#8217;Europa.</p>

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		<title>Direttore Risorse Umane &#124; Cristiana Milanesi</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 13:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[RISORSE UMANE ORGANIZZAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[RUOLI AZIENDALI]]></category>

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		<description><![CDATA[Essere ai primissimi posti della classifica “Great place to work” – la graduatoria dei migliori ambienti lavorativi in Italia – non è soltanto un lustrino da appendere all&#8217;abito in bella mostra. Per chi si occupa di Risorse Umane è un risultato che testimonia la bontà di quanto fatto in azienda, che significa davvero – al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/milanesi_cristiana_post.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-right alignright" src="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/milanesi_cristiana_post.jpg" alt="milanesi_cristiana_post" width="281" height="387" /></a>Essere ai primissimi posti della classifica <em>“Great place to work”</em> – la graduatoria dei migliori ambienti lavorativi in Italia – non è soltanto un lustrino da appendere all&#8217;abito in bella mostra. Per chi si occupa di Risorse Umane è un risultato che testimonia la bontà di quanto fatto in azienda, che significa davvero – al di là della retorica – aver costruito un “posto migliore” in cui lavorare. Ecco perché <strong>Cristiana Milanesi</strong>, <strong>Direttore HR</strong> di <strong>Mars Italia</strong> (gruppo che commercializza, tra gli altri, alcuni celebri brand del petcare come Whiskas e Kitekat e dello snackfood come Mars e M&amp;M&#8217;s) può essere orgogliosa del primo posto di Mars tra le aziende del largo consumo (secondo in assoluto) nella classifica “Great place to work 2010”. Perché essere lì in alto vuol dire aver centrato un obiettivo: «Questo  eccezionale posizionamento – afferma la Milanesi – premia il valore del credo aziendale che Mars  ha sempre sostenuto: la consapevolezza che una chiara visione  strategica unita a motivazione, formazione, comunicazione interna e  spirito di squadra siano il volano necessario per raggiungere  l’eccellenza».</p>
<p><strong>Dottoressa Milanesi, può tracciare un suo breve profilo per i nostri lettori? </strong><br />Sono laureata in Scienze Politiche. Ho iniziato a lavorare in ambito HR in Leroy Merlin e nel 2001 sono passata nel gruppo Mars. Nel 2005 mi sono trasferita presso la consociata olandese del gruppo Mars in qualità di Talent Development Manager e due anni più tardi sono stata nominata Direttore Risorse Umane della filiale italiana.</p>
<p><strong>Mars è arrivata seconda nella classifica “Great place to work 2010”, prima tra le aziende del largo consumo. Che ruolo ha avuto la funzione HR in questo risultato? </strong><strong>Nella quotidianità come aiutate le persone a “stare bene” e a  lavorare meglio?</strong><br />Siamo molto orgogliosi di essere nelle prime posizioni di questa classifica. Mars è un’azienda unica, con una cultura esclusiva basata su 5 principi: qualità, efficienza, reciprocità, responsabilità e libertà. Noi di Mars viviamo e operiamo nel rispetto di questi valori. Questo eccezionale posizionamento premia il valore del credo aziendale che Mars ha sempre sostenuto: la consapevolezza che una chiara visione strategica unita a motivazione, formazione, comunicazione interna e spirito di squadra siano il volano necessario per raggiungere l’eccellenza. L&#8217;elemento essenziale che “ha fatto la differenza” nella misurazione della situazione organizzativa di Mars è stata proprio la relazione di fiducia tra l&#8217;individuo e l&#8217;azienda. Il ruolo delle Risorse Umane in Mars è quello di “Business Partner” ossia contribuire al raggiungimento degli obiettivi di business attraverso la valorizzazione delle potenzialità delle persone che vi lavorano e nel rispetto della nostra cultura aziendale. I dipendenti sono chiamati associati proprio perché riteniamo che i singoli individui siano direttamente responsabili del successo dell&#8217;azienda indipendentemente dalla posizione gerarchica.</p>
<p><strong>A livello personale, che doti “speciali” si riconosce? Quali sono i suoi punti di forza?</strong><br />Le doti più importanti che mi riconosco sono la determinazione, il focus sui risultati, il pragmatismo, il coraggio, la capacità di facilitare lo sviluppo delle persone nonché l’etica professionale.</p>
<p><strong>Debolezze ne ha? Come cerca di migliorarsi? <br /></strong>Il mio pragmatismo associato al focus sui risultati mi porta a essere impaziente. Presupposto fondamentale per migliorarsi è la consapevolezza e l’umiltà nel mettersi continuamente in discussione e imparare. Socrate diceva: “Io so di non sapere”. Io cerco di seguire questa filosofia.</p>
<p><strong>Secondo lei, la crisi ha reso più difficile il ruolo delle Risorse Umane? In che modo?<br /></strong>La crisi offre un’incredibile opportunità alla funzione Risorse Umane nel suo ruolo di Business Patner. Le HR, nei momenti difficili, aiutano l’organizzazione a ripensare, migliorando la produttività, il modo di lavorare per conseguire risultati di business. Mars quest’anno ha mantenuto un approccio equilibrato, da buon padre di famiglia, che prevede una attenta gestione dei costi e i relativi attacchi agli sprechi, senza smettere di investire sulle persone. Inoltre, grazie all’engagement e alla motivazione delle persone i momenti di difficoltà si trasformano in opportunità. Compito dell’azienda e in primis delle Risorse Umane è quello di “far emergere” e valorizzare i talenti personali, perché il contributo di ognuno conduca al conseguimento degli obiettivi aziendali.</p>
<p><strong>Ha dichiarato: «Compito dell’azienda e in primis delle Risorse Umane è quello di &#8216;far emergere&#8217; e valorizzare i talenti personali». Esiste un segreto, una ricetta per riuscire in questo obiettivo? Mars che strumenti di crescita offre alle persone ad alto potenziale?<br /></strong>Tutti siamo talentuosi, possiediamo però talenti diversi da persona a persona. Credo che il “talento” debba essere al centro di qualunque realtà di sviluppo aziendale. Da ciò nasce l’idea di una <em>School of Management</em> interna atta a creare, attraverso il trasferimento di un <em>know how</em> specifico di gestione del personale, Line Manager che siano, all’interno dei propri team, anche degli HR manager. L’azienda garantisce ai propri associati un ambiente di lavoro gratificante in cui crescere, prendere parte ai processi decisionali, assumersi responsabilità sempre maggiori, essere premiati per il contribuito al successo di progetti innovativi. Mars investe costantemente per migliorare l’ambiente di lavoro al fine di trattenere i talenti e attrarre nuove risorse dall’esterno.</p>
<p><strong>Rimanendo in tema, può dirci quali sono le competenze professionali e gli aspetti caratteriali che prediligete per assumere un candidato? Il modo migliore e più efficace per segnalare il proprio profilo all&#8217;azienda?</strong><br />Mars cerca persone che sappiano essere imprenditori nel proprio ambito di lavoro. Questo vuol dire pro-attività nel ricercare opportunità di business, focus sui risultati e forte spirito di squadra.<br />Il modo migliore e forse anche il più rapido per chi vuole segnalare il proprio profilo all’azienda è quello di consultare la sezione “Lavora con noi” sul sito italiano <a href="http://www.mars.it" target="_blank"><strong>www.mars.it</strong></a> e mandare il proprio curriculum all’indirizzo di riferimento (mars.selezione@eu.effem.com).</p>
<p><strong>Come detto, fin dagli inizi della sua carriera lavora nelle Risorse Umane. Che consiglio si sente di dare a chi vuole intraprendere un percorso professionale simile al suo?<br /></strong>Chi lavora in questa funzione ha la responsabilità di aiutare l’organizzazione a conseguire risultati di business capitalizzando sulle persone e diffondendo una cultura di impresa nella quale le persone si possano identificare. È pertanto fondamentale che chi lavora nelle HR conosca il business e il mercato per poter proporre azioni concrete a supporto del business.</p>

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		<title>Rockwool &#124; Paolo Migliavacca</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 12:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[MARKETING COMUNICAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[RUOLI AZIENDALI]]></category>

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		<description><![CDATA[Fa un po&#8217; effetto parlare di un&#8217;azienda leader nel proprio settore e dire che ha incontrato delle difficoltà ad imporsi nel nostro Paese. Ma la realtà – come ci racconta Paolo Migliavacca, Marketing Manager di Rockwool – è che «in Italia la cultura dell’isolamento termico e del risparmio energetico ha una storia relativamente recente. Solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/aziende/rockwool_migliavacca_paolo_post.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-left alignleft" src="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/aziende/rockwool_migliavacca_paolo_post.jpg" alt="rockwool_migliavacca_paolo_post" width="216" height="311" /></a>Fa un po&#8217; effetto parlare di un&#8217;azienda leader nel proprio settore e dire che ha incontrato delle difficoltà ad imporsi nel nostro Paese. Ma la realtà – come ci racconta <strong>Paolo Migliavacca</strong>, <strong>Marketing Manager</strong> di <strong>Rockwool</strong> – è che «in Italia la cultura dell’isolamento termico e del risparmio energetico ha una storia relativamente recente. Solo a partire dal 2005, grazie all’emanazione dei decreti 192/05 e 311/06 riguardanti il rendimento energetico in edilizia, si è cominciato a prendere coscienza dell’importanza della coibentazione per ottenere edifici efficienti e abbattere i consumi energetici. Le maggiori difficoltà sono state comunicare e “fare cultura” su un argomento sconosciuto a gran parte degli attori operanti nell’edilizia». Oggi, comunque, la missione di Rockwool – il più grande produttore mondiale di lana di roccia, materiale eco-compatibile utilizzato per l’isolamento termo-acustico e la protezione incendio – può considerarsi portata a termine: nel 2009, infatti, l&#8217;azienda ha fatturato 42 milioni di euro solo nel mercato italiano. La dimostrazione che anche nel nostro Paese l&#8217;attenzione al “benessere” della casa è diventato un valore sempre più importante.</p>
<p><strong>Dottor Migliavacca, può tracciare per i nostri lettori un profilo della realtà in cui opera? Quando inizia la storia italiana di Rockwool?</strong><br />Il Gruppo Rockwool, fondato nel 1937, è il più grande produttore mondiale di lana di roccia, materiale eco-compatibile utilizzato per l’isolamento termo-acustico e la protezione incendio. Con sede centrale in Danimarca (vicino a Copenhagen), conta ad oggi circa 8.000 dipendenti in oltre 30 Paesi e stabilimenti produttivi dislocati tra Europa, Nord America e Asia. Il Gruppo è presente da oltre 10 anni nel mercato dell’isolamento termico e acustico in Italia, dove ha raggiunto nel 2009 un fatturato di circa 42 milioni di euro. La mission del gruppo consiste nel fornire soluzioni esclusive e convenienti ai propri clienti, mettendo a disposizione l’esperienza maturata in oltre 70 anni di attività, per aiutarli a migliorare l’efficienza energetica, la sicurezza antincendio, l’acustica e il clima interno degli edifici.</p>
<p><strong>Secondo lei, il mercato in cui vi trovate a competere che difficoltà peculiari presenta rispetto ad altri settori? <br /></strong>In Italia la cultura dell’isolamento termico e del risparmio energetico ha una storia relativamente recente. Solo a partire dal 2005, grazie all’emanazione dei decreti 192/05 e 311/06 riguardanti il rendimento energetico in edilizia, si è cominciato a prendere coscienza dell’importanza della coibentazione per ottenere edifici efficienti e abbattere i consumi energetici. Le maggiori difficoltà sono state comunicare e “fare cultura” su un argomento sconosciuto a gran parte degli attori operanti nell’edilizia.</p>
<p><strong><a href="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/aziende/rockwool_post.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-right alignright" src="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/aziende/rockwool_post.jpg" alt="rockwool_post" width="270" height="261" /></a>La vostra comunicazione è ricca di manuali tecnici e pubblicazioni realizzate in collaborazione con i principali atenei italiani. A cosa è dovuta questa scelta?</strong><br />Storicamente il nostro principale target di riferimento è rappresentato da tecnici (architetti, ingegnerei, geometri), a cui abbiamo sempre voluto offrire un supporto nel loro lavoro quotidiano. Per questo motivo non ci siamo limitati a realizzare cataloghi commerciali, ma abbiamo allacciato numerosi rapporti con università specializzate nei diversi ambiti che riguardano le caratteristiche principali dei nostri prodotti (acustica, termica e protezione incendio).</p>
<p><strong>Nel vostro sito internet (<a href="http://www.rockwool.it/" target="_blank">www.rockwool.it</a>) c&#8217;è una sezione interamente dedicata al fai da te, questo significa che la vostra clientela è molto “interattiva”. Immaginiamo sia anche molto esigente&#8230;<br /></strong>In questi ultimi anni anche l’utente finale ha iniziato ad interessarsi a problematiche legate al risparmio energetico, al comfort acustico e, più in generale, al benessere abitativo. Per questo motivo abbiamo intravisto un bisogno di informazione non solo da parte degli addetti ai lavori, come progettisti ed imprese, ma anche da parte dei privati che si sono dimostrati entusiasti della nostra forma di comunicazione semplice, accattivante e allo stesso tempo esaustiva.</p>
<p><strong>Parliamo un po&#8217; di lei. È laureato in Ingegneria, però attualmente si occupa di Marketing e Comunicazione. Scusi ma i conti non tornano&#8230; Come si spiega questo “salto”?<br /></strong>Sono ingegnere gestionale e sin dal corso di laurea ho sempre avuto una predilezione sia per materie molto tecniche che per la comunicazione e il marketing. Nel settore in cui opero ritengo sia necessaria una forte base tecnica, poiché i prodotti vengono scelti in base alle prestazioni e non per le caratteristiche estetiche. Il vantaggio di una facoltà come Ingegneria Gestionale è la possibilità di poter “saltare” senza troppi problemi da mansioni o settori molto diversi tra loro. La competenza specifica la si costruisce poi sul posto di lavoro.</p>
<p><strong><a href="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/aziende/rockwool_post1.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-left alignleft" src="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/aziende/rockwool_post1.jpg" alt="rockwool_post1" width="270" height="175" /></a>Ricopre il ruolo di Marketing Manager di Rockwool Italia dal febbraio 2007: la prova più difficile che ha dovuto superare in questi tre anni?<br /></strong>Il mercato e l’azienda hanno avuto in questi anni scenari in continua evoluzione e mutamento. La difficoltà, e al contempo lo stimolo più grande, è la necessità di far fronte velocemente alle diverse situazioni. Grazie anche all’aiuto del team giovane e dinamico con cui lavoro quotidianamente è stato possibile superare gli ostacoli e raggiungere importanti traguardi.</p>
<p><strong>E qual è, invece, la sfida più accattivante che l&#8217;azienda si prepara ad affrontare da qui ai prossimi 10 anni?<br /></strong>L’obiettivo di Rockwool è stato quello di consolidare la percezione del marchio come punto di riferimento per qualità e affidabilità per i propri clienti. Ora che questo obiettivo è stato raggiunto, il prossimo passo sarà quello di adattarsi maggiormente alle condizioni sempre più mutevoli e alle esigenze di mercato.</p>
<p><strong>Lei è molto giovane come quasi tutto il personale di Rockwool. Quali sono le ragioni di queste politica aziendale? Perché consiglierebbe a una persona di talento di entrare in Rockwool?</strong><br />La politica di Rockwool, a livello internazionale, è stata sempre quella di far crescere le proprie risorse all’interno di un percorso formativo fortemente caratterizzato da valori ben precisi. Si è sempre creduto in giovani laureati motivati e orientati al cambiamento. Il settore del risparmio energetico è molto interessante e un team internazionale e giovane come quello di Rockwool consente di creare molti stimoli sia a livello professionale che a livello umano.</p>

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		<title>Responsabile Comunicazione &#124; Luca Miraglia</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 13:10:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[MARKETING COMUNICAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[RUOLI AZIENDALI]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla comunicazione alla comunicazione, passando per una miriade di esperienze professionali diverse. È una sorta di canone inverso il percorso che ha portato Luca Miraglia dagli esordi come giornalista free lance al suo ruolo attuale di Responsabile della Comunicazione di Canon Italia. In mezzo ci sono un passaggio in Kodak, dove ha iniziato come Product [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/miraglia_luca_post1.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-left alignleft" src="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/miraglia_luca_post1.jpg" alt="miraglia_luca_post1" width="226" height="344" /></a>Dalla comunicazione alla comunicazione, passando per una miriade di esperienze professionali diverse. È una sorta di canone inverso il percorso che ha portato <strong>Luca Miraglia</strong> dagli esordi come giornalista free lance al suo ruolo attuale di <strong>Responsabile della Comunicazione di Canon Italia</strong>. In mezzo ci sono un passaggio in Kodak, dove ha iniziato come Product Manager, e tutta la trafila nel marketing di Canon fino alla direzione di una Business Unit. Ma avere un background così “misto” rappresenta davvero un vantaggio per chi vuole occuparsi di comunicazione? Miraglia non ha dubbi: «Vivere esperienze lavorative diversificate ti permette di saper cogliere appieno gli obiettivi e le finalità ultime della comunicazione che, in azienda, non è mai fine a se stessa. L’esperienza acquisita nelle varie discipline economiche permette da un lato di saper cogliere tutti i segnali provenienti dal mercato e dagli interlocutori, e dall’altro di puntare verso una comunicazione incisiva, mai banale, ma sempre comunque orientata al massimo risultato».</p>
<p><strong>Dottor Miraglia, c&#8217;è molto da raccontare a proposito della sua storia professionale. Ci vuole fare lei un riassunto?<br /></strong>Mi sono sempre piaciute le materie scientifiche, come la matematica e la fisica. Questa inclinazione mi ha portato prima a frequentare il Liceo Scientifico a Genova e poi la facoltà di Informatica a Milano. Dopo la tesi sviluppata presso i laboratori IBM di Vimercate ho iniziato a lavorare come giornalista per una nota casa editrice di riviste d’informatica, tra cui “Chip” e “Applicando”. La multimedialità allora era un argomento caldissimo e ci sforzavamo di rendere comprensibili le tecnologie e le applicazioni che avrebbero poi fatto la storia del <em>digital imaging</em>: foto, video e web. Un’esperienza davvero emozionante e creativa che a volte rimpiango ancora ora! Poi è venuto per me il tempo del cambiamento: Kodak è stata la mia prima multinazionale, dove ho iniziato ricoprendo il ruolo di Product Manager. Inseguito sono entrato a far parte del mondo Canon, dove ho percorso tutta la carriera Marketing fino alla direzione di una Business Unit. Questa esperienza è stata arricchita anche da una parentesi internazionale, presso la sede londinese dell’azienda.</p>
<p><strong>Come detto, nel 2001 è approdato all&#8217;headquarter europeo di Canon Europe a Londra come Marketing Manager per la regione EMEA e qui si è fermato per tre anni. Che ricordo le è rimasto di quel periodo? Lavorare all&#8217;estero in che modo ha cambiato la sua <em>forma mentis</em>?</strong><br />L’esperienza londinese è per me un ricordo magnifico. Londra è sempre stata la mia città estera preferita, dove ero già stato molte volte durante gli anni del Liceo, per approfondire la conoscenza della lingua inglese, visto che fino a quel momento avevo studiato lo spagnolo. Me ne sono innamorato all’istante e quando ci sono tornato, vent’anni dopo, mi sono sentito subito a casa. Dal punto di vista lavorativo è stata un’esperienza entusiasmante. Dapprima mi sono occupato di Marketing Strategico, lavorando a stretto contatto con i colleghi di Tokyo per la definizione dei nuovi prodotti, poi della strategia commerciale nella regione EMEA. Ho dovuto imparare a confrontarmi con una moltitudine di interlocutori diversi, diciamo da Capo Nord a quello di Buona Speranza. Quando si lavora presso l’headquarter, occorre imparare a considerare attentamente ogni diversità per riuscire a trovare l’unità. Credo che da un lato, sotto questo profilo, noi italiani siamo un po’ avvantaggiati, probabilmente perché abbiamo sviluppato una flessibilità che oserei definire “genetica”, ma d’altro canto occorre anche lavorare tantissimo per liberare il campo dalla montagna di pregiudizi che ci portiamo dietro: occorre dimostrare leadership, serietà e competenza. Tutto il periodo trascorso a Londra è stato per me molto piacevole e formativo.</p>
<p><strong>Da qualche mese è a capo della Comunicazione di Canon Italia. Precisamente quali sono le responsabilità legate alla sua posizione in azienda? </strong><br />Ripercorrendo la mia carriera, è stato un po’ come un ritorno alle origini, una sorta di canone inverso. Solo che adesso mi ritrovo dall’altra parte della barricata ed è un’occasione fantastica per occuparmi della comunicazione azienda a tutto tondo. Per quanto riguarda le mie mansioni, le responsabilità della divisione Corporate &amp; Marketing Communications spaziano dalla comunicazione interna a quella esterna, le sponsorizzazioni, gli eventi e le relazioni pubbliche, oltre allo sviluppo di campagne pubblicitarie <em>above e below the line</em>. Infine, non possiamo tralasciare la gestione della presenza sul web e delle sue evoluzioni nell’era 2.0. Il team lavora per aree di specialità, ma è molto affiatato, elemento assolutamente indispensabile, perché oggi qualsiasi iniziativa di comunicazione deve essere interpretata in chiave integrata, sfruttando sinergicamente media e contenuti a supporto del business. Tutte le aree della comunicazione sono molto affascinanti, ma oggi i confini tra le varie discipline sono sempre più labili. Parliamo di cross media e di marketing esperienziale. Credo che il vero comune denominatore sia rappresentato dal fatto che la creatività è entrate nel dominio digitale, e in questo spazio si comporta come un’entità liquida, capace di assumere sempre nuove forme.</p>
<p><strong>La sfida più difficile che ha dovuto affrontare in questi primi mesi di “rodaggio”?<br /></strong>Il cambiamento porta sempre con sé elementi di rottura con il passato, ma anche di continuità. Certo, si cambiano ruoli, collaboratori, contesto, ed il processo di apprendimento è spesso faticoso, ma l’esperienza acquisita aiuta molto a gestire questo tipo di situazioni. Si può trovare un metodo per superare positivamente le trasformazioni, facendo leva sul proprio vissuto, sui punti di forza, sulla pianificazione, ma soprattutto sulla consapevolezza che non ci può essere innovazione senza cambiamento. La parte più difficile è essere riconosciuti e apprezzati come leader, non tanto perché si ricopre un ruolo nell’organigramma, ma per quel che si sa dare, e anche ricevere, dal proprio team. Se questo accade si possono raggiungere traguardi importanti, persino inattesi. La forza che può esprimere un gruppo è sempre di molto superiore alla somma dei singoli talenti individuali, ma ogni gruppo per poter esprimere il suo pieno potenziale ha bisogno di un suo capitano.</p>
<p><strong>Tre doti che la rendono “forte” dal punto di vista lavorativo? Ne bastano anche due, se non si vuole sbilanciare&#8230;<br /></strong>Non è mai facile parlare di se e dei propri punti di forza. La mia personalità mi spinge verso un approccio molto razionale alla realtà e al prossimo. Sono guidato da un senso di serietà e di lealtà nei confronti degli altri. Cerco anche di essere molto preciso, ricavando un senso di benessere da ogni lavoro ben fatto. D’altro canto ho viaggiato molto e sono entrato in contatto con persone anche molto diverse tra loro, per natura e cultura. Mi sento mosso da una curiosità innata, per la scienza, la tecnica, per le manifestazioni dell’ingegno e considero l’innovazione un elemento imprescindibile di sviluppo personale e collettivo. Infine direi che mi piace molto raggiungere sempre nuovi obiettivi, traendo grande soddisfazione nell’affrontare sia le fasi teoriche che pratiche necessarie: dalla preparazione all’implementazione, fino al risultato.</p>
<p><strong>Ci sono delle scelte fatte in passato che oggi non ripeterebbe?<br /></strong>È molto difficile dirlo, la storia non è fatta né di se né di ma. Sicuramente posso dire che mi sarebbe piaciuto trarre un beneficio ancora maggiore dagli anni trascorsi al Liceo. Un momento di crescita personale e culturale irripetibile, sia per la varietà delle discipline alle quali si viene esposti, sia per la particolare ricettività che è peculiare agli anni della formazione. Si potesse, varrebbe la pena di frequentarla due volte la scuola dell’obbligo! <br />In secondo luogo, credo che non si dovrebbe mai rinunciare a priori ad alcuna opportunità o sfida: ogni esperienza vale sempre la pena di essere vissuta e se affrontata con il giusto spirito, saprà ripagarci del necessario sacrificio. Infine, non aspetterei più così tanto prima di dedicarmi ad una passione. Sono entrato da poco in possesso di una piccola barca a vela, un desiderio che coltivavo fin da bambino. Un paio d’ore passate nel fine settimana sul mio “Sei Nodi” rappresentano adesso un appuntamento imprescindibile per bilanciare gli impegni lavorativi con la vita familiare e recuperare un sano equilibrio psicofisico.</p>
<p><strong>Come abbiamo visto, prima di occupare la sua posizione attuale ha fatto delle esperienze professionali molto diverse tra di loro. Consiglierebbe un percorso simile a chi è interessato a lavorare nella comunicazione?<br /></strong>Sicuramente sì, credo sia un reale vantaggio poter vivere esperienze lavorative diversificate. Questo permette di saper cogliere appieno gli obiettivi e le finalità ultime della comunicazione che, in azienda, non è mai fine a se stessa. Noto che talvolta i giovani esperti di comunicazione hanno la tendenza a restare un po’ intrappolati nella loro materia e non riescono a liberarne il pieno potenziale. L’esperienza acquisita nelle varie discipline economiche permette da un lato di saper cogliere tutti i segnali, anche quelli deboli, provenienti dal mercato e dagli interlocutori, e dall’altro di puntare verso una comunicazione incisiva, mai banale, ma sempre comunque orientata al massimo risultato.</p>

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		<title>Responsabile Marketing &#124; Matteo Cantieri</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 06:55:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[MARKETING COMUNICAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[RUOLI AZIENDALI]]></category>

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		<description><![CDATA[Vivere l&#8217;azienda sulla pelle, perché «fare marketing in maniera asettica, sforzandosi, riesce male». Una regola tanto semplice quanto basilare per Matteo Cantieri, Responsabile Marketing di Polar (www.polaritalia.it), azienda leader nello sviluppo di cardiofrequenzimetri e dispositivi tecnologici a servizio degli appassionati di sport. 33 anni, una laurea in Scienze Politiche e un Master in Comunicazione e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/cantieri_matteo_post.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-left alignleft" src="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/cantieri_matteo_post.jpg" alt="cantieri_matteo_post" width="243" height="344" /></a>Vivere l&#8217;azienda sulla pelle, perché «fare marketing in maniera asettica, sforzandosi, riesce male». Una regola tanto semplice quanto basilare per <strong>Matteo Cantieri</strong>, <strong>Responsabile Marketing</strong> di <strong>Polar</strong> (<a href="http://www.polaritalia.it" target="_blank">www.polaritalia.it</a>), azienda leader nello sviluppo di cardiofrequenzimetri e dispositivi tecnologici a servizio degli appassionati di sport. 33 anni, una laurea in Scienze Politiche e un Master in Comunicazione e Marketing della Burston-Marsteller come bagaglio scolastico, Cantieri affronta ogni giornata di lavoro con la curiosità del vero appassionato: «È una dote che non può mancare a chi si occupa di marketing – spiega – Per esempio, io faccio triathlon e questo mi permette di capire meglio il nostro prodotto, di coglierne l&#8217;utilità, ma anche di vivere i “bisogni” dei nostri consumatori». Un vantaggio strategico non indifferente, soprattutto per chi fa marketing in un&#8217;azienda di medio-piccole dimensioni: «Le grandi società &#8211; conclude Cantieri &#8211; si prodigano soprattutto per carpire le informazioni “nascoste” che riguardano il consumatore, le sue abitudini, i suoi vizi. Si preoccupano troppo del cliente e troppo poco del prodotto che vendono. Credo, invece, che oggi sia sempre più importante l&#8217;attenzione per il dettaglio, conoscere bene il prodotto che si vende è un&#8217;arma assolutamente vincente».</p>
<p><strong>Dottor Cantieri, può tracciare un suo profilo per i nostri lettori?<br /></strong>Oggi ho 33 anni . Per quanto riguarda il mio curriculum scolastico, ho fatto Ragioneria alle Superiori, poi mi sono laureato in Scienze Politiche a Bologna e, infine, ho fatto un Master in Comunicazione e Marketing della Burston-Marsteller a Milano. Contestualmente ho iniziato a lavorare per un&#8217;agenzia di comunicazione e pubbliche relazioni: sono stato fortunato perché ho potuto fare teoria e pratica insieme. Dopo un periodo lavorativo a Milano, sono tornato a Bologna, dove sono entrato come Project Manager in un&#8217;azienda di servizi finanziari, legata in particolare ad un servizio di fidelizzazione per la vendita al piccolo dettaglio nei centri storici. In sostanza, mi sono occupato di marketing del territorio in città come Bologna, Cremona e Monza. Ho lavorato lì per tre anni, poi sono entrato in Polar.</p>
<p><strong>L&#8217;approdo in Polar come è avvenuto? Quali sono le sue mansioni come Responsabile Marketing?<br /></strong>Cinque anni fa ho letto un annuncio su un giornale, questo tipo di ruolo mi era sempre interessato e così – dopo tre colloqui – sono stato assunto come Responsabile Marketing, anche grazie all&#8217;empatia che si è creata immediatamente con l&#8217;Amministratore Delegato di Polar. Le mie mansioni toccano tutte le leve del <em>marketing mix</em>, ho una competenza a 360 gradi, perché la nostra è un&#8217;azienda di medio-piccole dimensioni. Mi occupo, quindi, della comunicazione sul punto vendita, delle pubbliche relazioni, anche dei rapporti con i giornalisti, che spesso curo direttamente visto che il nostro è un prodotto molto tecnico. Oltre a questo, c&#8217;è tutta la parte di sponsorizzazione di atleti e team legati a sport di <em>endurance</em>, gli eventi e le fiere di settore. Negli ultimi anni, abbiamo sviluppato anche il canale promozionale B2B, un settore molto importante per noi. Inoltre, abbiamo lavorato parecchio sul nostro sito internet, che è una fonte di informazioni preziosa per i nostri clienti: chi compra prodotti tecnologici solitamente è <em>internet oriented</em>, nel senso che confronta i prodotti tra di loro, vuole sapere tutte le specifiche degli oggetti che compra, etc.</p>
<p><strong><a href="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/cantieri_matteo_post1.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-left alignleft" src="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/cantieri_matteo_post1.jpg" alt="cantieri_matteo_post1" width="216" height="317" /></a>Ci dice tre cose che le piacciono del suo lavoro?</strong><br />La trasversalità, nel senso che non è mai un lavoro monotono. Poi ho a che fare con moltissime persone, il mio è un ruolo di contatto e questo è un altro aspetto che mi piace molto. Infine, apprezzo il fatto che questo lavoro ti “costringe” a tenerti informato un po&#8217; su tutto, sullo sport, sul wellness, sugli eventi, sul mondo della televisione e così via.</p>
<p><strong>La sfida più difficile che ha dovuto affrontare in questi anni? <br /></strong>La nascita di un competitor. Quando sono entrato in Polar, eravamo dei monopolisti: affrontare un concorrente che ha investito tanto è stata una sfida difficile ma allo stesso tempo coinvolgente. Abbiamo reagito dando spazio alla fantasia, alla ricerca di nuove strade per promuovere il nostro marchio, su internet come nei punti vendita. Insomma, la concorrenza ci ha reso più interattivi.</p>
<p><strong>Lei in che cosa si sente “forte” dal punto di vista lavorativo? Qual è la sua dote migliore?<br /></strong>Forse sono due&#8230; Innanzitutto, la precisione. Spesso si immagina che il marketing sia tutto <em>brainstorming</em> e fantasia al potere, ma in realtà è importante lavorare con metodo, senza lasciare nulla al caso. E poi sono curioso e mi “immedesimo” molto nel nostro prodotto: è una dote che non può mancare a chi si occupa di marketing. Per esempio, io faccio triathlon e questo mi permette di capire meglio il nostro prodotto, di coglierne l&#8217;utilità, ma anche di vivere i “bisogni” dei nostri consumatori.</p>
<p><strong>Ci sono libri o film che considera delle pietre miliari per la sua professione e per se stesso?<br /></strong>Probabilmente sono molto scontato&#8230; Quanto ai libri, direi sicuramente <em>“Il piccolo principe”</em>, perché è un&#8217;esplorazione continua, un testo molto istruttivo, che ti fa capire quanto sia importante la conoscenza per capire come va il mondo. Come film, invece, scelgo <em>“L&#8217;attimo fuggente”</em>. <em>Carpe diem</em> è un messaggio molto significativo, un monito a fare le cose al momento giusto, credendo in quello che fai. Non necessariamente per arrivare al top, ma per vivere sempre come fosse l&#8217;ultimo giorno.</p>
<p><strong>Secondo lei, oggi chi lavora nel Marketing a quale aspetto deve prestare sempre più attenzione? Insomma, in che direzione si sta evolvendo questa funzione aziendale?<br /></strong>È sempre più importante l&#8217;attenzione per il dettaglio, conoscere il proprio prodotto a fondo. Oggi le grandi aziende si prodigano soprattutto per carpire le informazioni “nascoste” che riguardano il consumatore, le sue abitudini, i suoi vizi. Insomma, si preoccupano troppo del cliente e troppo poco del prodotto che vendono, l&#8217;offerta è troppo variegata e troppo poco spiegata. Anche se è un discorso che vale soprattutto per le aziende medio-piccole, credo che in questo momento conoscere bene il prodotto che si vende sia un&#8217;arma assolutamente vincente.</p>
<p><strong>Un consiglio per chi volesse intraprendere un percorso professionale simile al suo?<br /></strong>A parte il classico “credere in se stessi” e le varie filosofie <em>american style</em> – che comunque hanno un loro valore – penso sia fondamentale avere passione: ti deve piacere il tuo lavoro. Fare marketing in maniera asettica, sforzandosi, riesce male. Io stesso non potrei lavorare in questa funzione in un&#8217;altra azienda. Anche perché se sei appassionato si vede, traspare in tutto quello che fai.</p>

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		<title>YOOX &#124; Federico Marchetti</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 15:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con un fatturato 2009 di 152,2 milioni di euro (più 50% rispetto all&#8217;anno precedente) e una partnership ormai consolidata con brand del calibro di Emporio Armani, Diesel, Marni e Dolce&#38;Gabbana, YOOX è riuscita a raggiungere l&#8217;obiettivo che il suo fondatore (e Amministratore Delegato) Federico Marchetti si era posto dieci anni fa: costruire un ponte, una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/aziende/yoox_marchetti_federico_post.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-left alignleft" src="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/aziende/yoox_marchetti_federico_post.jpg" alt="yoox_marchetti_federico_post" width="239" height="320" /></a>Con un fatturato 2009 di 152,2 milioni di euro (più 50% rispetto all&#8217;anno precedente) e una partnership ormai consolidata con brand del calibro di Emporio Armani, Diesel, Marni e Dolce&amp;Gabbana, <strong>YOOX</strong> è riuscita a raggiungere l&#8217;obiettivo che il suo fondatore (e Amministratore Delegato) <strong>Federico Marchetti</strong> si era posto dieci anni fa: costruire un ponte, una “convergenza” tra il mondo della moda e quello di internet. Oggi, infatti, il marchio YOOX non rappresenta più “solo” una boutique virtuale multi-marca, ma un gruppo con radici solide e un mercato florido, capace di espandersi fino agli Stati Uniti e al Giappone – passando ovviamente per l&#8217;Europa – per un totale di 67 paesi “conquistati” e oltre 300 dipendenti. I numeri, però, non possono raccontare tutto della realtà di YOOX: «Il segreto del nostro successo sono le persone – spiega Marchetti – Fin dal giorno zero abbiamo fatto una scelta in antitesi con la filosofia di molte altre aziende: abbiamo scommesso sui giovani. Ci è costata anche fatica questa scelta, ma il nostro era un progetto a lungo termine, innovativo. E l&#8217;innovazione richiede persone che non hanno schemi pre-costituiti».</p>
<p><strong>Dottor Marchetti, ci racconta la genesi di YOOX? Com&#8217;è nata l&#8217;idea di fondare questa società? Quali difficoltà avete incontrato all&#8217;inizio?<br /></strong>Ho sempre voluto fare l&#8217;imprenditore, fin da piccolo. Una volta al mese venivo fuori con una nuova idea, è qualcosa che faccio ancora oggi nel mio lavoro. Comunque, l&#8217;idea di YOOX è arrivata proprio nel momento giusto, l&#8217;autunno del 1999. È stato il primo progetto a cui mi sono dedicato con tutto me stesso: il mio obiettivo era di creare un ponte tra il mondo della moda e quello di Internet, due realtà abbastanza distanti tra di loro che, però, potevano convergere. Immaginavo che la moda avrebbe fatto faville sul web, ma a quel tempo i brand ancora non lo capivano: avevano bisogno di un Caronte che li traghettasse verso il pianeta Internet. Sicuramente all&#8217;inizio abbiamo incontrato molto scetticismo e così è stato fino a 5-6 anni fa, poi sempre meno, sempre meno. E oggi possiamo dire che la convergenza tra questi due mondi è in piena realizzazione.</p>
<p><strong>Nei suoi 10 anni di vita che evoluzione ha seguito l&#8217;azienda? <br /></strong>L&#8217;idea iniziale era di sviluppare una partnership di internet retail per i principali brand della moda e del design e, nel corso degli anni, la nostra <em>vision</em> non è cambiata. Abbiamo cominciato fin dal giorno zero con un progetto globale, che nel 2003 ci ha portato – per esempio – ad entrare nel mercato americano. Lavoriamo molto sulla dimensione geografica e in futuro vogliamo conquistare altri mercati, come quello asiatico, dove siamo presenti con una sede in Giappone. Nel 2006 abbiamo dato vita ad una nuova linea di business, che ci ha portato a progettare e gestire gli online stores mono-brand di prestigiosi marchi di moda. Due anni più tardi è nato il negozio multi-marca <span style="text-decoration: underline;">thecorner.com</span>, dedicato ai brand emergenti, che però hanno già un pubblico di <em>aficionados</em>, di “dedicated followers of fashion”, per dirlo con altre parole. In sostanza, thecorner è una sorta di “incubatore” per i marchi del futuro, che ancora non hanno una distribuzione capillare. Il progetto è partito solo con la linea uomo, poi abbiamo aggiunto anche quella dedicata alle donne e devo dire che stiamo avendo un grande successo.</p>
<p><strong>Se dovesse riassumere in una parola il perché del vostro successo?</strong><br />Le persone. YOOX fin dal giorno zero ha fatto una scelta in antitesi con la filosofia di molte altre aziende: abbiamo scommesso sui giovani. Ci è costata anche fatica questa scelta, perché ovviamente in questo modo non puoi avere risultati immediati. Ma il nostro era un progetto a lungo termine, innovativo. E l&#8217;innovazione richiede persone che non hanno schemi pre-costituiti. Per questo abbiamo puntato sui giovani che possono crescere nell&#8217;organizzazione. Di esempi in azienda ce ne sono tantissimi, io stesso in fondo sono partito da zero. Chi meritava, chi aveva voglia di lavorare ha avuto percorsi di carriera rapidi e molto brillanti in YOOX. Noi premiamo le persone brave.</p>
<p><strong>Quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell&#8217;e-commerce rispetto al commercio tradizionale?<br /></strong>Non mi piace granché fare le analisi dei pro e dei conto, in generale. Comunque, e-commerce e commercio tradizionale sono due mondi completamente diversi. Soprattutto per quel che riguarda il tipo di cliente. Su internet l&#8217;acquisto, si sceglie con grande libertà. Al contrario, il commercio tradizionale è fatto anche di elementi sociologici, come uscire dal negozio con la shopping bag griffata, per esempio. Inoltre, online il cliente non si sente assolutamente in colpa se restituisce un capo. In negozio, invece, difficilmente torni indietro. Non te la senti di restituire un paio di pantaloni a una commessa che magari ci ha messo un&#8217;ora per convincerti. Ti vergogni e, in fondo, non sai neanche bene se puoi farlo. Internet è perfetto per gli indecisi.</p>
<p><strong>Scaviamo per un attimo nel suo passato. Prima di far nascere la sua “creatura” che esperienze scolastiche e professionali aveva fatto?<br /></strong>Mi sono laureato in Economia alla Bocconi di Milano, poi ho fatto un MBA alla Columbia University di New York. Una volta terminati gli studi, ho iniziato un percorso nel mondo corporate, lavorando come consulente strategico per numerosi dirigenti e designer dell’industria della moda, sia in Italia che negli States. Quegli anni sono stati un’esperienza formativa di altissimo valore, ma – come detto – ho sempre sentito il bisogno di creare qualcosa di mio per realizzare il mio principale obiettivo professionale: diventare imprenditore.</p>
<p><strong>La dote più importante nel suo lavoro quotidiano?<br /></strong>Stare vicino alle persone che lavorano con te. Se vuoi che i tuoi collaboratori crescano, devi metterli nelle condizioni di farlo. Ovviamente l&#8217;azienda ha le sue logiche e le sue leggi, non tutti possono arrivare in alto, ma il mio obiettivo è di coltivare le piante più rigogliose come un bravo giardiniere.</p>
<p><strong>Sappiamo che in YOOX ci sono diverse posizioni aperte in questo momento. Precisamente che profili ricercate? Quali sono le qualità che prediligete in un candidato?<br /></strong>L’ambiente lavorativo è dinamico, giovanile, ricco di confronto e aperto alle diversità culturali, per favorire la creatività e l’espressione di soluzioni innovative. Cerchiamo quindi persone che siano curiose e intraprendenti, capaci di pensare <em>out-of-the-box</em> e di adattarsi con flessibilità ai cambiamenti di un contesto in continua evoluzione. Le figure professionali legate all’e-commerce sono però scarsamente presenti nella realtà italiana poiché non esistono percorsi di formazione <em>ad hoc</em> e questo è uno dei motivi che ci ha spinti, lo scorso anno, a dare vita al primo master in E-Fashion. Ci sono posizioni aperte in tutte le aree del Gruppo, dal commerciale alla comunicazione, dalla tecnologia al marketing e molte altre ancora. L’elenco completo è disponibile sul sito <span style="text-decoration: underline;">yooxgroup.com</span> nella sezione <em>Careers</em> attraverso la quale ci si può mettere in contatto direttamente con l’azienda o all’indirizzo recruiting@yoox.com.</p>
<p><strong>Si immagini per un attimo con la palla di cristallo in mano: cosa vede nel futuro di YOOX?<br /></strong>Vedo una grande continuità nel progetto che abbiamo impostato, nessuna rivoluzione. Abbiamo di deciso di lavorare a livello globale e di costruire delle partnership di lungo termine. Non vedo scossoni nel nostro futuro, anche perché il nostro progetto è a metà del guado, per come è stato definito. Serviranno altri dieci anni per chiudere i vari cerchi.</p>

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		<title>Anna Gervasoni</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 15:20:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[DIREZIONE GENERALE]]></category>
		<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;impegno costante nel proprio lavoro e&#8230; il sorriso sulle labbra quando si va in ufficio al mattino: sono i “credo” su cui poggia la vita professionale di Anna Gervasoni, Direttore Generale dell&#8217;AIFI (l&#8217;Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital) e docente universitaria alla Cattaneo di Castellanza. Considerata una delle donne più “influenti” del panorama [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/people/gervasoni_anna_post.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-left alignleft" src="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/people/gervasoni_anna_post.jpg" alt="gervasoni_anna_post" width="252" height="357" /></a>L&#8217;impegno costante nel proprio lavoro e&#8230; il sorriso sulle labbra quando si va in ufficio al mattino: sono i “credo” su cui poggia la vita professionale di <strong>Anna Gervasoni</strong>, <strong>Direttore Generale dell&#8217;AIFI</strong> (l&#8217;Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital) e docente universitaria alla Cattaneo di Castellanza. Considerata una delle donne più “influenti” del panorama economico-finanziario italiano, la Gervasoni non ha avuto particolari difficoltà ad imporsi in un mondo che parla soprattutto al maschile: «Sinceramente non mi sono mai posta il problema dell&#8217;essere donna – spiega – Ho sempre lavorato con gli uomini in maniera naturale, senza preoccuparmi della differenza di genere e credo che questo approccio abbia spinto anche gli altri a non percepire il problema».</p>
<p><strong>Professoressa Gervasoni, cominciamo dalle “origini”. Cosa ci può raccontare dei suoi inizi?</strong><br />Mi sono laureata in Economia e Commercio alla Bocconi di Milano nel 1984 – punteggio 110 e lode – e sono rimasta in università come collaboratrice del corso in Economia e gestione delle imprese. Poi ho fatto l&#8217;esame da commercialista, facendo attività professionale presso alcuni studi. Dopo un paio d&#8217;anni, però, mi è stato proposto di partecipare allo start up di AIFI: l&#8217;idea mi piaceva molto, così ho deciso di imbarcarmi in quest&#8217;avventura. Ma ho sempre continuato la mia carriera accademica, prima in Bocconi e poi alla Cattaneo di Castellanza, università che ho contribuito a fondare nei primi anni &#8217;90. In parallelo, ho seguito anche l&#8217;azienda di mio zio, la I.DE.A di Torino, specializzata nella progettazione e design di automobili. Qui sono stata consigliere d&#8217;amministrazione fino al 2000, quando ho dovuto lasciare l&#8217;incarico perché nel frattempo AIFI era cresciuta moltissimo, avevo due figli e volevo continuare il mio lavoro in ateneo, visto che all’Università Cattaneo avevamo da poco fondato un Centro di ricerca sui trasporti e le infrastrutture, di cui mi era stata affidata la direzione.</p>
<p><strong>Come detto, oltre che docente universitaria, lei è Direttore Generale dell&#8217;AIFI (Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital). Quali responsabilità le competono in questo ruolo?<br /></strong>AIFI è un&#8217;associazione di categoria, che dunque ha un ruolo istituzionale. Le attività di cui ci occupiamo sono molto varie e il mio ruolo è di coordinamento generale. Principalmente seguo l&#8217;attività di lobbying, quindi il confronto con le istituzioni che si occupano dei mercati finanziari e i rapporti con le altre associazioni di categoria, tra cui Confindustria e ABI. All&#8217;interno dell&#8217;associazione poi ci sono altre funzioni che hanno un proprio staff ma su cui ho comunque responsabilità di indirizzo: esse sono centrate su studi e ricerche da un lato ed eventi e organizzazione di missioni dall&#8217;altro. Infine, mi occupo anche dell&#8217;attività di interfaccia con il Consiglio Direttivo dell&#8217;associazione, composto da 15 persone.</p>
<p><strong>Se dovesse riassumere in una parola il suo “credo professionale”?<br /></strong>Sicuramente l&#8217;impegno. Credo sia molto importante mettere impegno costante in quello che fai, sia nelle cose grandi che in quelle piccole. Mi considero una persona tenace, che non molla facilmente e questo mi ha permesso di affrontare e superare tutte le difficoltà che ho incontrato. Insomma, è un atteggiamento che mi ha aiutato a fare carriera. E non intendo solo ad avere un ruolo, una posizione di rilievo, ma anche ad avere soddisfazione nel lavoro che faccio.</p>
<p><strong><a href="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/people/gervasoni_anna_post1.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-right alignright" src="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/people/gervasoni_anna_post1.jpg" alt="gervasoni_anna_post1" width="298" height="198" /></a>Come donna, quali difficoltà ha incontrato ad imporsi nel mondo economico italiano? Quanta fatica ha dovuto fare per diventare “qualcuno”?<br /></strong>Nel mio percorso professionale ci sono state grandi soddisfazioni e grandi delusioni, come spesso accade nella vita. Sinceramente, però, non mi sono mai posta il problema dell&#8217;essere donna. Ho sempre lavorato con gli uomini in maniera naturale, senza preoccuparmi della differenza di genere e credo che questo approccio abbia spinto anche gli altri a non percepire il problema. Detto questo, non è mai stato uno sforzo per me fare il mio lavoro, non mi pesa in alcun modo. Probabilmente, avessi fatto un altro mestiere, sarebbe stata molto più dura e avrei pure lavorato peggio. Un po&#8217; mi è andata bene, ma ho costruito il mio percorso anche rifiutando alcune proposte a me non congeniali. Penso che il segreto del successo sia fare qualcosa che ti piace. È importante arrivare in ufficio la mattina con il sorriso sulle labbra.</p>
<p><strong>Ci sono nel suo passato delle scelte che oggi non rifarebbe?</strong><br />A livello generale, sulle macro scelte, come quella di andare alla Cattaneo abbandonando la Bocconi o di abbandonare l’attività libero professionale per andare in AIFI, non ho rimpianti. A livello micro&#8230; Beh, devo dire che ogni mattina si fanno cose che magari rifaresti in modo diverso…</p>
<p><strong>Un libro o un film che ha segnato indelebilmente il suo cammino professionale?<br /></strong>Non ce ne sono, perché sono una persona curiosa, quindi leggo tanto e vedo molte cose. Non sono appassionata di un filone in particolare, ma piuttosto faccio miei diversi flash che poi provo a mettere insieme. In questo senso sono poco verticale e molto orizzontale, perché pesco dappertutto. Piuttosto, però, direi che ci sono delle persone che hanno segnato la mia carriera. Tra queste, sicuramente Marco Vitale, primo presidente di AIFI, che mi ha coinvolto anche nella fondazione dell&#8217;Università Cattaneo. Abbiamo lavorato 16 anni insieme e da lui ho imparato l&#8217;approccio al lavoro, nonché a reggere certi ritmi. Nella vita è molto importante trovare un capo, un superiore che ti dia l&#8217;esempio. Lo dico sempre ai miei ragazzi: andate a lavorare dove c&#8217;è un capo bravo.</p>
<p><strong>Carriera o vita privata: cosa mette al primo posto? Non ci dica che sono a pari merito&#8230;<br /></strong>Sicuramente la vita privata. In particolare, i miei figli, Luigi e Maria, sono davanti a tutto, anche se i due aspetti non confliggono. D&#8217;altronde, essere una persona felice nel privato ti permette di non arrivare al lavoro sempre arrabbiato. Per questo credo sia importante avere il sorriso sulle labbra non solo quando si va in ufficio, ma anche quando si torna a casa.</p>
<p><strong>Le è rimasto un sogno nel cassetto?</strong><br />Tantissimi, alcuni non li dico per scaramanzia&#8230; Comunque, mi piacerebbe partecipare ad un altro start up e magari fare qualcosa di nuovo all’interno della mia Università…</p>

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		<title>Direttore Amministrazione Finanza e Controllo &#124; Enrico Franzina</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 19:45:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[AMMINISTRAZIONE FINANZA CONTROLLO]]></category>
		<category><![CDATA[RUOLI AZIENDALI]]></category>

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		<description><![CDATA[Non i compiti, ma le priorità. Secondo Enrico Franzina, Direttore Amministrazione Finanza e Controllo di Chimento Gioiellieri, la recessione non ha cambiato le mansioni che competono a chi ricopre questo ruolo aziendale, ma ne ha mutato sensibilmente gli obiettivi primari. «L&#8217;attuale fase congiunturale ha ridotto ogni attività di previsione, è diventato molto difficile stabilire strategie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/franzina_enrico_post1.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-left alignleft" src="http://www.profumodicarriera.it/wp-content/gallery/ruoli-aziendali/franzina_enrico_post1.jpg" alt="franzina_enrico_post1" width="223" height="361" /></a>Non i compiti, ma le priorità. Secondo <strong>Enrico Franzina</strong>, <strong>Direttore Amministrazione Finanza e Controllo</strong> di <strong>Chimento Gioiellieri</strong>, la recessione non ha cambiato le mansioni che competono a chi ricopre questo ruolo aziendale, ma ne ha mutato sensibilmente gli obiettivi primari. «L&#8217;attuale fase congiunturale ha ridotto ogni attività di previsione, è diventato molto difficile stabilire strategie di medio-lungo periodo – spiega Franzina – Oggi il mantenimento dell&#8217;equilibrio finanziario è addirittura più importante del risultato economico. In questo momento ogni impresa guarda al proprio interno cercando di ripensare l&#8217;organizzazione e le strategie aziendali di breve periodo per “attaccare” il mercato ad ogni minimo cenno di ripresa». Ma se lo scenario è cambiato, lo stesso non si può dire delle competenze e doti necessarie per un DAFC: capacità di gestire il proprio tempo e quello degli altri, nonché di motivare il team dei collaboratori, capacità di analisi, ordine, metodo e ancora umiltà, curiosità, flessibilità. Anche essere pronti ad operare in settori diversi può essere utile, perché «la conoscenza va costruita un mattoncino dopo l&#8217;altro, come le case di Lego».</p>
<p><strong>Dottor Franzina, può raccontarci le tappe principali del suo percorso di studi e di carriera?<br /> </strong>Mi sono laureato in Economia e Commercio all&#8217;Università Ca&#8217; Foscari di Venezia nel luglio del 1992. Miravo a diventare Dottore Commercialista, così sono entrato in uno studio in cui ho fatto la pratica e collaborato fino al &#8217;96, dopo aver superato l&#8217;esame di stato due anni prima. Giunto a quel punto, ero interessato a fare un&#8217;esperienza in azienda e sono entrato come Financial Controller in Swish Italiana, branch commerciale di un gruppo inglese. L&#8217;azienda era di piccole dimensioni, ma le logiche erano quelle di una multinazionale: rigida strutturazione delle mansioni, attenzione alla misurazione e all&#8217;analisi delle performance, procedure. Nel 1999 sono entrato in Adecco Italia, dove sono rimasto per otto anni: qui sono stato Chief Financial Officer per quattro anni, dal 2002 al 2006. Successivamente ho ricoperto lo stesso ruolo <em>ad interim</em> in RGM, azienda genovese che produce alimentatori e convertitori di potenza, partecipata da un fondo di investimento, dove ho collaborato ad un progetto di riorganizzazione interna. Infine, dal settembre di quest&#8217;anno, sono Direttore Amministrazione Finanza e Controllo di Chimento Gioiellieri, maison veneta del lusso.<br /> Ritengo che mi sia stato di grande aiuto fare prima un&#8217;esperienza professionale, che mi ha permesso di vedere l&#8217;azienda dall&#8217;esterno, e poi vivere le logiche dell&#8217;impresa dall&#8217;interno, in prima persona. Indubbiamente è stato un vantaggio per me.</p>
<p><strong>Nelle sue recenti esperienze ha sempre lavorato nell&#8217;area Amministrazione Finanza e Controllo: ritiene che ci siano dei tratti caratterizzanti il contesto attuale? Com&#8217;è cambiato negli ultimi anni il suo ruolo aziendale? Si può dire che oggi è più complicato di ieri fare il suo lavoro?</strong><br /> L&#8217;attuale fase congiunturale ha ridotto ogni attività di previsione, è diventato molto difficile stabilire strategie di medio-lungo periodo. Oggi il mantenimento dell&#8217;equilibrio finanziario è addirittura più importante del risultato economico. In questo momento ogni impresa guarda al proprio interno cercando di ripensare l&#8217;organizzazione e le strategie aziendali di breve periodo per “attaccare” il mercato ad ogni minimo cenno di ripresa. D&#8217;altro canto, nel contesto attuale è necessario preservare il prezzo delle materie prime dalle fluttuazioni per mantenere stabile il costo del prodotto: è una considerazione che vale per tutti i settori produttivi. In questo scenario la squadra si rinforza, le diverse funzioni si integrano di più e sono maggiormente coinvolte nel processo decisionale. Per quanto riguarda il mio ruolo, sono cambiate le priorità, ma non i compiti del Direttore Amministrazione Finanza e Controllo. Comunque sì, direi che oggi questo ruolo è diventato più complesso.</p>
<p><strong>Come detto, oggi ricopre la posizione di DAFC di Chimento Gioiellieri. Quante persone coordina attualmente? </strong><br /> Ho un team di una decina di persone che si occupano di amministrazione, tesoreria, gestione del credito e personale. Cerco di delegare molto, senza però perdere di vista gli obiettivi della mia funzione.</p>
<p><strong>Andiamo nello specifico: per quanto riguarda la gestione finanziaria, quali sono i suoi compiti in azienda?<br /> </strong>Mantengo una previsione finanziaria aggiornata ai 6 mesi successivi, così da consentire all&#8217;azienda di definire a priori le scelte per affrontare eventuali imprevisti. In sostanza, gioco d&#8217;anticipo sui problemi. Devo garantire adeguate risorse finanziarie a fronte dei fabbisogni, cercando di ripartirle in base alle scadenze a medio e lungo termine e valutando eventuali scelte di “riscadenzamento” del debito. È fondamentale il presidio della gestione dei crediti, interagendo quotidianamente anche con la Direzione Commerciale, combinando le previsioni di incasso con le fonti di finanziamento esterne.</p>
<p><strong>E della parte di controllo cosa ci può dire?<br /> </strong>Riuscire a misurare i risultati aziendali oggi è più importante che in passato, è diventato fondamentale essere in grado di misurare la performance in tempo reale, tracciare gli obiettivi e misurare gli scostamenti. Attualmente stiamo strutturando un sistema di controllo in Chimento, uno sviluppo che sto vivendo in prima persona perché in questo momento non c&#8217;è chi se ne occupa.</p>
<p><strong>Secondo lei, quali competenze e doti personali sono necessarie per ricoprire il suo ruolo?<br /> </strong>Bisogna saper gestire il proprio tempo e quello degli altri. Come ho imparato da un Direttore Finanziario di Gruppo a cui riportavo in passato, devi dedicare una parte del tuo lavoro alla gestione ordinaria dell&#8217;azienda, al <em>day by day</em>, e una parte alla gestione straordinaria dell&#8217;impresa, agli “investimenti” che fai per migliorare te stesso e la struttura in cui operi. Credo, inoltre, che sia molto importante la gestione del team, verificare il livello di motivazione dei collaboratori e accertarsi che comprendano le istruzioni, nonché delegare in modo appropriato. Se dovessi indicare delle doti personali, direi la capacità di analisi, l&#8217;ordine, il metodo, la curiosità e la flessibilità. Completano il profilo “ideale” la capacità di autocritica e un pizzico di umiltà.</p>
<p><strong>C&#8217;è un aspetto del suo lavoro che le piace particolarmente? E qualcosa, invece, che preferirebbe non dover fare?<br /> </strong>Mi piace pianificare, perché mi consente di governare i fatti aziendali invece di subirli. È una sorta di parola d&#8217;ordine per me: posso prevedere i diversi scenari, intravedendo le difficoltà e immaginando le soluzioni per superarle. Inoltre, mi piace discutere dei problemi con i miei collaboratori e apprezzo in particolare quando propongono delle soluzioni. Li stimolo perché siano una parte attiva dell&#8217;azienda e non subiscano le decisioni degli altri. Al contrario, non simpatizzo per le attività burocratiche ripetitive.</p>
<p><strong>Qual è la sfida più difficile che ha dovuto affrontare nel corso della carriera?<br /> </strong>Qualche anno fui promosso in una nuova posizione ed ero chiamato a fornire i risultati aziendali entro una scadenza definita, pur avendo a disposizione strumenti poco attendibili e persone poco competenti. Ho lavorato per priorità, sviluppando strumenti di controllo più affidabili e verificando il profilo dei miei collaboratori in base alla loro professionalità, disponibilità e affidabilità. In questo modo, alla fine sono riuscito a costruire una squadra valida.</p>
<p><strong>Corsi di aggiornamento ne segue? Perché, secondo lei, sono importanti?</strong><br /> Ne ho frequentati parecchi e tuttora ne seguo, tempo permettendo. Ho seguito corsi tecnici (revisione contabile, controllo di gestione, internal auditing, operazioni straordinarie, fiscalità) e non tecnici (leadership, team-building, etc.). Ritengo che sia utile partecipare perché sono anche dei momenti di confronto con gli altri.</p>
<p><strong>Vuole consigliare ai nostri lettori un libro che ha trovato molto “formativo”?</strong><br /> Ho letto diversi manuali di Organizzazione aziendale e Finanza d&#8217;impresa e sono stati tutti molto utili. Non mi sento di indicare un titolo in particolare.</p>
<p><strong>Che consiglio si sentirebbe di dare a chi volesse intraprendere la sua stessa carriera?</strong><br /> Di avere ambizione, spirito di sacrificio e disponibilità a muoversi. Spesso le esperienze più interessanti non sono proprio a due passi da casa&#8230; Inoltre, è importante essere pronti ad operare in diversi settori, come testimoniano le mie precedenti esperienze. Credo si possa imparare qualcosa di nuovo da qualsiasi lavoro. La conoscenza va costruita un mattoncino dopo l&#8217;altro, come le case di Lego.</p>

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