giovedì 11 marzo, 2010

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piretti_marina_post.gifDi donne manager, che ricoprono ruoli di rilievo nelle aziende italiane, non ce ne sono poi tante. La responsabilità di questo fatto, non è da imputare necessariamente al “maschilismo” di cui soffrono certi ambienti, ma anche al desiderio della donna manager di diventare madre. Una veste, quella di madre, spesso difficilmente coniugabile con i ritmi incalzanti, frenetici e stressanti del “sistema azienda”. E allora molte donne sono costrette alla scelta: rinunciano alla carriera per essere madri, o alla famiglia per ricoprire ruoli significativi in azienda.
Eppure ci sono donne che, lottando ogni giorno alla ricerca di un “giusto compromesso” fra azienda e vita privata, sembrano avere trovato un proprio equilibrio. Una di queste è Marina Piretti, Responsabile dell’organizzazione e dei sistemi informativi in Tenacta Group. Nonché madre di due bimbi di 7 e 5 anni.

Ingegner Piretti ci può spiegare di cosa si occupa in Tenacta Group, nota grazie al marchio registrato Imetec?
Il mio ruolo in azienda ha l’obiettivo di gestire in chiave strategica ed operativa l’evoluzione della struttura aziendale attraverso un efficace presidio dei processi e di assicurare un adeguato e coerente sviluppo dei sistemi informativi.
Con il mio team, formato da 7 persone, garantiamo la manutenzione conservativa ed evolutiva dei sistemi informativi e della strumentazione tecnologica dell’azienda. Individuiamo e implementiamo nuovi progetti e soluzioni informatiche a supporto delle strategie aziendali, valutando l’impatto che queste soluzioni hanno sull’organizzazione, sui processi e sulle competenza aziendali. Lavoro in Tenacta Group da poco più di 5 anni, precisamente dalla fine del 2003. E sono in entrata in azienda con questo ruolo, dal momento che avevo già maturato precedenti esperienze analoghe

Con che formazione culturale è arrivata a ricoprire questo ruolo?
Nel 94 mi sono laureata in ingegneria gestionale al Politecnico di Milano. Sono nata a Bergamo, città dove risiedo tutt’ora. Per cui, per studiare a Milano, facevo la pendolare. Questa situazione contingente mi ha stimolato a escogitare soluzioni per sfruttare al meglio il tempo che avevo a disposizione, evitando gli sprechi di energie. E mi ha consentito di sviluppare grande determinazione e tenacia. Competenze strategiche in azienda.

Dopo la laurea ha frequentato qualche master per strutturare e implementare le sue conoscenze? Ha maturato esperienze di stage?
Subito dopo il conseguimento del diploma di laurea, sono stata assunta in Accenture come consulente, dove sono rimasta fino al 2001. E’ stata per me una grande opportunità di apprendimento. I piani di formazione per i consulenti in Accenture sono intensi e specializzanti e, quindi non ho sentito la necessità di frequentare master o corsi di formazione.

Precisamente di cosa si è occupata in Accenture?
Mi occupavo dei progetti informatici delle aziende clienti, perlopiù realtà industriali di beni di largo consumo. Lavoravamo in team, ma riuscivamo a ideare e strutturare progetti informatici molto complessi. Questo periodo mi ha richiesto un impegno lavorativo molto intenso, ma mi ha al contempo assicurato una crescita rapida in termini di competenze e professionalità. Mi ha permesso inoltre di sviluppare una certa versatilità. E ho veramente imparato a lavorare in team, instaurando con i colleghi rapporti trasparenti e armonici, che fruttavano risultati efficaci in termini strategici.

Le è capitato di lavorare anche all’estero? Se sì, è un’esperienza che consiglierebbe?
Ho lavorato parecchio a Londra, Bruxelles e a Lugano. Avere a che fare con realtà aziendali internazionali mi ha dato la possibilità di imparare a relazionarmi con persone e culture differenti. Quella all’estero è una esperienza totalizzante. Assorbe completamente tutto il tuo tempo e le energie, senza lasciarti spazio per la vita privata. E’ una esperienza che – a mio avviso – va fatta, meglio se tra i 25 e i 30 anni, quando una persona non si è ancora costruita una famiglia. Io venivo dalla provincia, non dalla grande metropoli. E devo dire che l’esperienza all’estero mi ha resa più forte, anche a livello fisico. Maturi infatti una resistenza allo stress e impari a lavorare sotto pressione, in situazioni avverse e in contesti difficili. Certo serve molta disciplina e sono altresì indispensabili il rispetto delle regole, l’impegno orientato al risultato e la capacità di lavorare in squadra.

Nel 2001 però lei decide di concludere la sua esperienza di lavoro in Accenture. Cosa l’ha portata a questa scelta?
Ero soddisfatta della mia vita in Accenture. Agli inizi del 2000 mi avevano promossa raggiungendo il ruolo di manager. Ma nel 2001 una delle società clienti di Accenture, Adecco, mi propose di entrare in azienda come Responsabile dei Sistemi Informativi. La proposta arrivò in concomitanza con la maternità e la nascita del mio primo figlio. Nel frattempo, avevo maturato la convinzione di essere una donna d’azienda. Perché ogni volta che prestavo la mia opera di consulente, riuscivo a instaurare rapporti personali in azienda, che si rivelavano poi utili anche a livello professionale. Dover continuamente cambiare cliente mi portava a interrompere questi rapporti, e la cosa mi dispiaceva. E quindi alla fine del 2001, al rientro dal periodo di maternità, iniziai a lavorare in Adecco a Milano.

Come si è trovata in Adecco? Cosa le ha dato questa esperienza?
Avevo già lavorato un anno e mezzo come consulente Accenture in Adecco, ma con un bambino la vita in azienda era senz’altro più difficile. Adecco era una realtà complessa e nel 2001 le Agenzie per il Lavoro erano in pieno boom. Il mio team era composto da 30 persone, mentre prima ne contava meno di dieci. Nel periodo di lavoro in Adecco ho cercato di trovare un compromesso fra la vita lavorativa e quella privata, fra l’azienda e la famiglia, alla ricerca di un equilibrio. Una ricerca che – devo dire – non è ancora terminata. A Milano sono rimasta un anno e mezzo. Poi sono nuovamente rimasta incinta e sono uscita da Adecco per entrare in Tenacta Group, dove lavoro attualmente.

La nascita di entrambi i suoi figli è coincisa con suoi cambiamenti lavorativi. E’ un caso?
Effettivamente è così. E la cosa strana è che io non ho mai cercato nuove opportunità lavorative. I cambiamenti, nel mio caso, sono stati determinati dalla fortuna supportata dalla mia capacità di intessere buoni rapporti personali.

Il salto da Adecco a Imetec, è dipeso dalla nascita del suo secondo figlio?
Solo in parte. A metà del 2003 Tenacta Group mi ha offerto la possibilità di tornare a lavorare in una realtà industriale. In una azienda di servizi come Adecco, soffrivo un po’ la mancanza del rapporto con il prodotto, la catena produttiva.. Tenacta Group fin dai primi incontri mi è sembrata subito una azienda stimolante, veloce, snella, flessibile e pronta a cambiare. Rileggeva infatti il cambiamento come la chiave del successo. E la sede di lavoro di Tenacta Group era a Bergamo, non a Milano. Questo mi consentiva di essere più vicina ai miei figli e alle loro esigenze, senza dover rinunciare al mio ruolo. Sono riuscita a raggiungere un mio equilibrio quotidiano. Sono presente nella vita dei miei due figli, senza sacrificare il mio desiderio di rivestire un ruolo in azienda.

Come riesce a far quadrare il cerchio?
In Tenacta Group lavoro full-time, ma a casa ho il supporto completo dei nonni. Riesco a ritagliarmi un pomeriggio alla settimana per dedicarmi ai miei figli. Certo, così facendo, ci si scontra con i problemi quotidiani e bisogna per forza finire per accettare i propri limiti. Non sono una mamma sempre presente, così come non riesco a svolgere come vorrei tutte le mie mansioni in azienda. Ma sono serena perché sono convinta di portare il mio personale contributo all’azienda. E quando alla sera torno a casa dai miei figli sono soddisfatta e realizzata. I miei bambini sono sereni e, pur avendo sotto gli occhi altri modelli di mamme frequentando i compagni di scuola, finora non mi hanno mai chiesto di trascorrere più tempo con loro. Né tantomeno di rinunciare al mio lavoro. Sono contenti quando vado a prenderli a scuola e altrettanto felici quando, al cancello ad aspettarli, trovano i nonni.

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