mercoledì 25 novembre, 2009

casadei_loris_porsche_italia_post.gifLa Porsche Automobile Holding ha conseguito valori record nell’esercizio 2007/08 (al 31 luglio), nonostante la generale situazione di stallo dei mercati. Le cifre indicano che le vendite Porsche sono aumentate dell’1,2% con 98.652 vetture vendute. Il fatturato è cresciuto dell’1,3% raggiungendo 7,46 miliardi di euro. Per capire i motivi di questo successo, nonostante l’andamento del mercato e la recente crisi economica, abbiamo intervistato il direttore generale di Porsche Italia, Loris Casadei.

Potrebbe fornirci qualche dato sull’azienda? E illustrarci il motivo del successo di Porsche?
La molla principale della crescita di Porsche è stata la serie Cayenne. Con un aumento del 34% (45.478 auto), le vendite della vettura sportiva all-terrain hanno toccato nuovi record. La nuova Cayenne GTS, dal carattere particolarmente sportivo, lanciata sul mercato mondiale nel febbraio 2008, ha ottenuto una risposta nettamente positiva, contribuendo a questo successo con 6.942 vetture vendute. La serie 911, con 31.423 auto vendute, registra il 16% al di sotto delle cifre dello scorso anno. Tuttavia, considerando il restyling della 911 Carrera nella seconda metà dell’esercizio 2007/08, queste cifre di vendita rappresentano un considerevole successo. La serie Boxster, che comprende anche la Cayman, ha raggiunto 21.747 unità vendute, vale a dire il 16,8% in meno rispetto al precedente anno fiscale. Si sono registrate anche variazioni regionali nell’aumento delle vendite tra i mercati: il trend di crescita continua stabilmente in Cina e Medio Oriente. Sempre secondo le cifre preliminari, Porsche è riuscita ad aumentare le vendite del 6% (52.595 vetture vendute) al di fuori dei tradizionali mercati di Germania e Nord America. In Nord America lo sviluppo è stato molto soddisfacente e si prevede di raggiungere la vendita di 32.533 vetture, vale a dire solo una diminuzione del 3,1%. Porsche si è preparata con molto anticipo ad affrontare una possibile crisi economica negli Usa, operando una sostanziale riduzione dello stock conservato nel Paese. Sul mercato tedesco, Porsche ha avuto una leggera flessione del 5,5% (13.524 vetture vendute).

Questo successo ha permesso di creare nuovi posti di lavoro?
Il numero di dipendenti del gruppo è salito del 5,4% (12.202). Nuove opportunità sono nate principalmente nei settori di ricerca e sviluppo e delle vendite, sia nella fabbrica di Lipsia sia nelle due controllate Porsche Consulting e nella società di gestione e consulenza informatica Mieschke Hofmann und Partner (MHP).

Lei è direttore generale di Porsche Italia dal ’97. La crisi economica degli ultimi mesi, ereditata dall’America, ha influito sul mercato italiano?
La crisi ha toccato anche i nostri clienti, che sono i piccoli e medi imprenditori. La 911, essendo un prodotto di passione, sta andando molto bene. Ma le altre linee (tutte vetture che costano tra i 40 e i 60 mila euro) registrano un crollo delle vendite. In realtà tutte le case automobilistiche registrano un calo di oltre il 50% sulle vendite!

Quale è la filosofia aziendale di Porsche Italia?
La nostra mission è produrre vetture sportive che offrano un forte piacere di guida. Vogliamo realizzare uno strumento utile al trasporto e di qualità elevata. Un prodotto che risulti essere un acquisto razionale, mantenendo il proprio valore nel tempo.

porsche1_post.gifCome siete riusciti a coniugare, in Porsche, auto sportiva e rispetto dell’ambiente?
Siamo stati i primi a introdurre misure legate all’eco-compatibilità ambientale e alla sicurezza. Su tutte le auto abbiamo inserito la marmitta catalitica e registriamo un tasso costante di decrescita delle emissioni di CO2 per cavallo. Per primi, abbiamo introdotto elementi riciclabili e leggeri sulla carrozzeria: fibre di carbonio su numerose vetture per la riduzione del peso; pinze e freni in ceramica pressoché eterni. Nel prossimo futuro prevediamo un’ulteriore significativa riduzione delle emissioni di CO2. Il nostro obiettivo è arrivare al 2012 a registrare su tutti i modelli Porsche il -20% sulle emissioni di CO2. Inoltre stiamo introducendo sul mercato motori con trazione ibrida, con emissioni di CO2 pari a zero. Porsche ha sempre avuto rispetto per l’ambiente! In Europa il primo test sui gas di scarico, autorizzato ufficialmente, è stato fatto nel 1966 su un modello Porsche. Nell’86 siamo stati i primi a introdurre la tecnologia di verniciatura eco-compatibile. E già nell’87, l’85% delle nostre vetture era dotato di catalizzatore. Questa attenzione per l’ambiente coniugata alla leggerezza delle auto sportive, consente di non perdere il divertimento di guida.

In Porsche Italia avete prospettive di assunzione? Se sì, come attraete i talenti? Che sviluppi ci possono essere nella vostra azienda?
Assumeremo probabilmente in estate. Premetto che in Porsche Italia non c’è la produzione, siamo solo una azienda commerciale. Nella filiale di Milano stiamo comunque cercando un marketing manager e un sales area manager. Fra i motivi che invogliano una persona a venire a lavorare da noi, senz’altro c’è il fascino del prodotto Porsche, della vettura sportiva. E anche lo charme della Casa automobilistica, che ha una storia di un secolo alle spalle. Aggiungo che Porsche è un’azienda piuttosto strutturata, dove si può imparare molto.

Quanto investite nella formazione del personale? Ci sono corsi che attivate in azienda?
Nella sede di Padova abbiamo una scuola interna sempre attiva che predispone una miriade di corsi, che si svolgono nell’arco dell’anno. Sono presenti due formatori di ambito tecnico e un terzo per le materie commerciali. I corsi offrono competenze diverse: insegnano a leggere i dati di conto economico dei bilanci; offrono strategie per interagire meglio con il pubblico; forniscono un bagaglio di conoscenze sulla meccanica e l’elettronica; conferiscono un’infarinatura generale sulle tecniche di vendita e sui ricambi. Un corso medio dura un paio di giorni; ogni lavoratore si sottopone ad almeno 5 giornate di formazione all’anno. Per il resto delle competenze (corsi di lingue – eccetto inglese e tedesco che li organizziamo internamente – corsi per imparare a utilizzare package applicativi) ci affidiamo a docenti esterni.

Cosa fate per sviluppare la leadership?
Organizziamo incontri con i coach e i consulenti esterni. Cerchiamo di coinvolgere le persone nell’individuazione delle criticità e le stimoliamo ad usare la loro creatività per superarle. Il “PVP” è il processo di miglioramento della qualità in Porsche; lo abbiamo introdotto nella metà degli anni Novanta. Con questa strategia riusciamo a ottenere, più o meno, un migliaio di idee al giorno per migliorare il processo produttivo! In Germania infatti si contano ben 10.000 persone impegnate nella realizzazione del prodotto.

Organizzate attività di team-building?
Sì, in Porsche esistono due livelli di attività finalizzate al team-building: la socializzazione, e il vero e proprio team-building esercitato su top & middle management. Rientrano nella socializzazione le attività organizzate per i dipendenti, cui si uniscono i dirigenti di reparto. Il venerdì mattina si discute sulle problematiche riscontrate in azienda. Gli open-space servono proprio a mettere in comunicazione le persone fra loro. E i colleghi del reparto vendite si ritrovano per l’happy hour. L’azienda mette infatti a loro disposizione un ambiente informale dove poter bere uno spritz o un aperitivo con i colleghi. I dirigenti di divisione e i capi reparto invece seguono un percorso di team-building più strutturato, affidato a consulenti esterni. Nella prima fase uno psicologo-coach conduce interviste individuali ai manager. In un secondo momento guiderà una discussione di gruppo, dalla quale ciascun partecipante potrà ricavare spunti di riflessione finalizzati all’ottimizzazione dei risultati aziendali. Si tratta di un percorso che abbiamo da poco intrapreso, quindi non so ancora bene come verrà portato avanti dai consulenti esterni.

Quanto punta Porsche sulla comunicazione?
Per quel che concerne la comunicazione interna c’è il Porsche Portal Network(PPN) costantemente aggiornato su tutte le attività dell’azienda. L’informazione passa, ma non abbiamo in realtà un feed-back di come essa venga percepita. Se in modo corretto o errato. In questo campo credo ci sia ancora margine di miglioramento. Infine per quel che concerne la comunicazione esterna, il nostro ufficio stampa e PR si adopera per far conoscere a tutti i valori di Porsche.